Sala comandi, riscontrato andamento anomalo della memoria umana e del suo spettro visivo attuale. Nembi di maniacali turbe si rovesciano sui corpi interrotti dalle proprie capacità decisionali, per opera dei morbi invasivi proiettati da coloro i quali diramano direttive inidonee, dai loro sottoinsiemi para-sistematici, atte a contaminare, con il loro protagonismo antropico, i rapporti già mutilati dello stato naturale delle scienze tutte. La causa chiama se stessa in giudizio per il suo principio fallace: mentre si desecreta l’annientabile si rendono immuni sempre loro, i toponi che ruotano sul retro-punto della valvola nostalgica, cavie superprotette con quelle zampacce sempre pronte a pestare il pulsante di scorta, e con quel movimento inusuale di denti rabbiosi che suscita il quotidiano raschiare tutti i fili dell’alta speranza, programmati per dare luce alla vita e vita alle ombre. Confermiamo di avere un’anomalia acclarata tra fotoni e bosoni, particelle e onde, e neurotrasmettitori e DNA programmati per sola razza ariana, sala comandi, mentre i quanti continuano, imperterriti, a riconcepirsi nei loro viaggi a ritroso nello spazio. Perduti, sempre più perduti in quel tempo, nell’anaffettivo linguaggio biologico che ogni geografia etica dovrebbe bocciare, appellandosi alle più imparziali valutazioni di sconfinata massa nel lungo circuito. Lo ammettiamo. Il problema che ci dà caccia è il tormento algoritmico che abbiamo voluto generare per prolungare la morte planetaria, il rischio più evoluto della finanza multi-sensuale. Affermativo, sala comandi: le cellule ambientali a cui abbiamo prestato i nostri nomi con randomizzata frequenza non dimostrano alcun segno di noi. Noi, coloro i quali si credevano interdipendenze stellari nei cieli geometrici e affini e che, tra orbite di scie cadaveriche, oggi, vanno facendosi beffe l’un l’altro come tanti satelliti spia.
(16/11/2025)


