Libro dei giusti
(Salmi, inni e cantici spirituali)
Indice:
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Capitolo 10
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13
- Capitolo 14
- Capitolo 15
- Capitolo 16
- Capitolo 17
- Capitolo 18
- Capitolo 19
- Capitolo 20
- Capitolo 21
- Capitolo 22
- Capitolo 23
- Capitolo 24
- Capitolo 25
- Capitolo 26
- Capitolo 27
- Capitolo 28
- Capitolo 29
- Capitolo 30
- Capitolo 31
- Capitolo 32
- Capitolo 33
- Capitolo 34
- Capitolo 35
- Capitolo 36
- Capitolo 37
- Capitolo 38
- Capitolo 39
- Capitolo 40
- Capitolo 41
- Capitolo 42
- Capitolo 43
- Capitolo 44
- Capitolo 45
- Capitolo 46
- Capitolo 47
- Capitolo 48
- Capitolo 49
- Capitolo 50
- Capitolo 51
- Capitolo 52
- Capitolo 53
- Capitolo 54
- Capitolo 55
- Capitolo 56
- Capitolo 57
- Capitolo 58
- Capitolo 59
- Capitolo 60
- Capitolo 61
Libro delle preghiere –
Capitolo 1
Preghiera per la consacrazione ai Sacri Cuori
Padre mio Onnipotente
e Madre mia sempre Vergine,
fate che io possa unirmi,
nella mia condizione umana,
ai Sacri Cuori Vostri
tutti i giorni della mia esistenza
fino all’ultimo respiro concessomi
affinché, esalatolo,
possa raggiungervi nella Dimora Celeste,
dove risiedete Beati,
per sentirmi sazio/a e consacrato/a
ai Vostri Cuori,
Santi e Immacolati,
per l’Eternità.
Amen.
Libro delle preghiere –
Capitolo 2
Salmo invitatorio all’elevazione spirituale
Di che t’affanni, o uomo?
L’agitazione è il male dei sensi.
La quiete vera è l’elevazione spirituale.
Anela, dunque, a tutto ciò che è puro
e non disdegnare le avversità.
Esistono in funzione del tuo futuro riscatto.
Amale, con ogni sorta di benedizione.
L’agitazione a nulla ti giova.
Tu che sei sorgente della sorgente
cerca le braccia di Dio,
poiché tutto è pace arcana in Lui.
Spera e prega.
Non tarderà la Sua Misericordia nel manifestarsi.
Di che t’affanni, o uomo?
I tuoi padri,
figli dei tuoi padri,
diverranno figli dei tuoi figli.
Prega e spera.
Lo Spirito di Verità
ti mostrerà la Conoscenza per intera
nell’abbraccio dell’amata Bellezza.
Terribile?
Medita su queste parole.
Il piacevole principia nel tremendo
il quale sconfina nello stupore
prima di finire nella suprema pace,
dove ad ampliata aria v’è il tempo immoto.
È lì che si annienta ogni specie di male.
Voci che guardate su,
dove nessun occhio può guardare.
Orecchie che udite queste voci,
che qualunque cuore vorrebbe ascoltare.
Colui che ha posto il Suo Amore nel tuo,
ha altresì confidato nel tuo Amore nel Suo.
Perché abiti la Luce, come Luce fu. E così sia.
Libro delle preghiere –
Capitolo 3
Salmo di ringraziamento al Padre
Quale felice giorno,
quanta speranza vittoriosa
quando ascoltai, fervido,
la tua parola farsi vicina,
il tuo amore aprirsi nel mio petto,
il tuo volto splendere su di me
senz’alcun disprezzo, alcun rancore,
poiché la tua bontà è infinita
come la tua divina misericordia
che provvede al solo perdono.
Hai stretto un’alleanza con me
ed io sarò tuo testimone nel timore,
nella carità e della tua vittoria.
Come l’arcobaleno i miei anni,
come la folgore il tuo sguardo.
Lascia che esso brilli sempre su di me
poiché senza mi sentirei perso
e cadrei come un frutto marcio
su di una terra infertile e nemica.
Sì, il mio Signore mi ha parlato
ed io gli sarò fedele nel sempre,
poiché ha risollevato il suo servo,
scampandolo da una fossa già pronta.
Se il dardo della notte mi colpisse
nulla temerei, nemmeno la morte,
poiché la destra di mio Padre è con me
e nella sua tenda abiterò per sempre,
giacché da misero che ero oggi sono il suo riscattato.
Libro delle preghiere –
Capitolo 4
Il cantico di Gerusalemme
Ancora un po’
e sarà giorno, appena.
Un Sole di giustizia
verrà dall’alto per visitarci,
per imprimere speranza
nei nostri cuori,
effondere alle anime
la supremazia della carità
e alla fede misericordia.
Luce per illuminare
le genti,
dal suo castissimo seno
stillerà acqua viva, limpida,
come promesso
ai nostri padri
e tra cielo e terra
si spalancherà per l’uomo
la sua nuova Dimora.
Vi vivranno i giusti,
verità, gioia e letizia
saranno le messaggere
dello stesso Agnello
che preparerà le sue nozze
con l’amata sua, la dilettissima sposa.
Nel cantico degli amanti
si adorneranno le tue mura,
o Gerusalemme, domenica di pace,
e la Vita albeggerà nei loro nomi.
Libro delle preghiere –
Capitolo 5
Canto del Servo del Signore
L’ho chiamato
ed egli mi ha risposto.
Ho alzato per lui
la mia destra,
il mio braccio ho disteso
in suo favore
ed egli mi ha amato
con benedizioni spirituali.
Gli ho allora detto:
è poco,
è davvero troppo poco
che tu sia solo mio servo.
Io farò di te la mia grande Nazione
e andrai dinanzi ai potenti
senz’aver bisogno di alzare la voce
poiché ho reso la tua lingua
spada affilata, a doppio taglio,
ed essi saranno come pula che il vento disperde.
Proclamerai ovunque
la mia parola, saziando
i poveri, ridando la libertà agli oppressi,
restituendo la vista e l’udito ai ciechi e ai sordi.
Per me farai risuscitare i morti,
i popoli si convertiranno e
torneranno a me, poiché
in te si incarnerà la buona novella.
Anche se una madre
si dimenticasse dei propri figli,
tu non sarai dimenticato.
Allora le altre nazioni
porteranno in braccio i tuoi figli dispersi,
i loro capi faranno ad essi da tutori
e le donne da nutrici.
Ogni popolo, in quel giorno,
mi loderà, canterà inni al Signore,
mi renderà onore glorificando il mio nome.
Non una canna spezzerai per me,
non ti opporrai allo scherno e alla violenza
affinché le scritture si compiano.
Uomo che ben conosce la sofferenza,
dopo un tormento interiore
tu stesso redimerai, per me, dal peccato gli uomini.
Annoverato dapprima
come un malfattore tra i malfattori,
dopo che la sorte umana scioglierà la tua nudità
e il tuo drappo sventolerà a vessillo celeste,
sarai l’anelito della mia Alleanza
stipulata con Abramo, Isacco e Giacobbe, miei servi.
Sarai innalzato oltre ogni cielo
e siederai alla mia destra,
Con la tua giustizia giudicherai i vivi e i morti.
Ecco. Io affido a te il mio Regno
che non avrà mai fine.
Perché fin dal seno Materno ti ho generato
e prima di ogni principio eri con me, tu, Luce che io sono.
La terra sarà lo sgabello dei tuoi piedi
e tutti gli uomini s’inchineranno al suo Re,
Colui che è, che era e che sarà,
la Via, la Verità, e la Vita.
Perché il Signore oggi ha parlato, e non si pente.
Libro delle preghiere –
Capitolo 6
Poiché il mandorlo sarà trascurato tra i suoi rami
Pioveranno giorni, tra noi,
poiché il mandorlo sarà trascurato tra i suoi rami
quando la locusta ed il miele brilleranno
nella pentola bollita verso il fare del settentrione.
Pioveranno obbrobri, tra noi,
poiché le madri si svuoteranno delle loro vedovanze
quando i figli ed i figli dei loro figli
s’imbastardiranno voltando viso e spalle al cielo.
Pioveranno lacrime, tra noi,
poiché la superbia monterà ogni tentacolo del potere
quando le nazioni dimentiche delle proprie origini
infieriranno sino alla morte dei diritti dell’uomo.
Quando questo accadrà
il vostro cuore non sia toccato da alcun turbamento;
occorre, infatti, che tutti questi avvenimenti si compiano
affinché il sangue si lavi, fino in fondo, della stessa scrittura.
Levate il vostro sguardo in alto, dunque,
asciugate il corpo, in prestito, da ogni pesantezza insana,
amate l’anima che vi dimora con ogni riguardo paterno
e senza più fermarvi correte verso il traguardo promesso.
Ecco i giorni, gli obbrobri, le lacrime.
Io vi dico che piovono già da sempre!
Libro delle preghiere –
Capitolo 7
L’amore del Signore consacra
Il Signore mi ha spalancato il cuore
all’iniziativa del nuovo giorno,
ha educato i miei passi
affinché siano istruiti nella calura,
ha reso agili e forti le mie braccia
pronte alla difesa e al combattimento.
Ecco. Ho chiesto aiuto
ed Egli mi ha subito ascoltato,
nonostante io sia immerso nella colpa
dalla freccia che vibra mi ha protetto,
ero quasi caduto nella fossa
quando già nel suo sorriso riposavo.
Osserva i miei anni uno dopo l’altro
liberandomi dai limiti dei loro occhi,
mi lascia vacillare nella prova
perché ama amarmi nella correzione,
col nome che mi culla Egli mi chiama
poiché nel seno della Madre sono nato.
Abbiate timore nel Signore
e non affliggetevi né di notte né di giorno,
la vostra forza sia nel suo amore
e la speranza riponete nella sua misericordia,
il vostro coraggio non venga mai meno
ricordandovi della sua santa alleanza.
Poiché da miseri che eravamo
ci ha elevati al mistero del Figlio,
dalla polvere ci ha plasmati
per renderci uomini liberi,
e non si dimenticherà dei nostri nomi
perché scritti nel libro della Vita.
Libro delle preghiere –
Capitolo 8
Sorgerai come un mandorlo nel deserto
Sorgerai, nuova aurora,
poiché tu detesti il male,
anche se l’uomo che ti prega
è un nulla, uno schiavo del peccato.
Non dimentichi dell’orfano il pianto,
i soprusi, le nefandezze dei potenti,
e l’oppressione sui tuoi figli
ti sta da sempre innanzi.
Sorgerai, sì sorgerai
come un leone per sbranare la sua preda,
come l’aquila che mira dal suo nido il cielo
e mai smette di nutrire la sua prole amata.
Fino a quando, fino a quando
vedrò l’empio andare a nozze col malvagio,
tendere insidie al giusto, tuo consacrato,
con lacci di fuoco pur di offenderlo con infamia?
Ma tu, tu sei al di sopra
e non ti penti dell’opera delle tue mani.
I popoli che hanno gettato la rete con sguaiate risa
cadranno nella fossa da loro stessi preparata.
Sono certo, io sono certo
che sorgerai come un mandorlo nel deserto
e tutte le nazioni si prostreranno ai tuoi piedi,
poiché Signore degli Eserciti è il tuo nome.
Libro delle preghiere –
Capitolo 9
Mi hai conservato come pupilla dell’aurora
Io, in quanto uomo,
non posso elevarmi dei tuoi cieli
al rituale ampio,
i miei canti voltare alla terra
lasciando che in petto a questa voce
v’accada il concerto della passione mia
con quella dei tuoi angeli.
Liberarmi vorrai
da corpo caduco e misero
che l’anima vela
in questo osseo, carneo sepolcro?
Sono a chiedere, forse,
ciò che a me non spetta,
quel che mai vedranno
questi miei provati occhi,
poiché l’impurità m’assale
e vagabondo nei miei peccati
senza conoscerne sosta?
Oh quanto mi pesa
questa loro lercia forza,
una mestizia, una peste
che divora le mie ossa
poiché, ecco, ad ogni risveglio
già si consuma il mio spirito.
Ma tu, tu che manifesti compassione
per i tuoi figli, scrutando il mio cuore
mi hai conservato come pupilla dell’aurora
e so che la tua luce, Padre mio, per sempre
scalderà il mio nome nel Libro della Vita.
Libro delle preghiere –
Capitolo 10
Beato l’uomo
Estraniato dall’accadimento quotidiano,
dal sentiero insonne che non io,
non io ho scavato,
disteso nei letti dei fiumi di miele e di aloè
ristoro trovo ed un riparo
lontano dall’antico frastuono del mondo
e dal riso e dal pianto di chi mi ha generato.
I miei giorni fioriscono,
crescono i miei anni e l’età mi è compagna,
così come mia confidente e amica è la tua parola,
luce ai miei passi che ti cercano miti
percorrendo, attraverso le pulsazioni dei cuori,
le tue vette innamorate, le più ardue.
Sì. Mia sposa è la verità,
incarnazione di quel bacio che ho da sempre amato
e che in suo principio mi ha concepito
prim’ancora che incontrassi vita
nel seno acerbo di mia madre.
Così, come una tenera cerva
che danza senza tracce, lasciandosi sedurre
nel giogo puro dei battesimi dell’acqua,
mi abbandono al tuo volere, alla tua presenza,
consapevole che se la mia bocca
proclamerà il nostro amore, se le mie mani
apprenderanno l’arte di poetarti con cembali ed arpe,
ancor di più mi custodirai nelle tue stanze regali.
Vergine, io, partoriente della rinnovata parola,
eleggerò lo Spirito del Figlio all’eterno banchetto del Padre.
Libro delle preghiere –
Capitolo 11
Gioia. Quale e quanta quando avanzasti nell’anima mia
Gioia.
Quale e quanta
quando avanzasti nell’anima mia,
finanche nella mia carne,
senza crear scompenso invano.
Già, io che da tempo
ero annoverato tra i dimenticati,
tra chi non è più,
tra chi nemmeno tra i morti
avrebbe potuto trovare giusta requie;
io, insulto per i miei vicini,
per i miei parenti,
per i miei amici,
passato tra i trapassati,
vivente per dare un monito ai giusti,
ai retti di cuore, ai poveri in spirito.
Ma tu che hai a cuore il misero
e non disdegni il povero,
tu che non lasci inascoltata
la preghiera di chi con animo sincero ti invoca
ti sei ricordato, nella tua misericordia,
del tuo servo, del figlio della tua ancella,
e mi hai risollevato dalla terra,
quella terra che non polvere sul mio capo adagiava
ma l’insulto della tenebra,
l’avvelenata cenere dello scherno,
l’umiliante sputo delle genti.
O solenne e vasta pace,
ho dato luce, suono, ascolto,
passo, speranza e parola,
in te ho rinnovato gli uomini,
annunziando loro la tua gloria.
Ecco. Beato chi intenderà il mio sacrificio
e lo metterà in pratica.
Beato colui che pur non vedendomi
crederà donando la propria vita.
Beati quelli che nel mio nome
si spoglieranno di loro stessi
facendosi ultimi nel mondo
e primi per il prossimo.
Beati tutti quelli che saranno giudicati,
oppressi, perseguitati, ammazzati,
a causa della loro fede, della mia parola.
Oh Padre, che metti alla prova gli uomini
affinché anche in loro la tua gloria sia piena
nell’uguaglianza e nel mistero della pace,
fa che io possa fare ritorno primo e ultimo lì, dov’ero,
prima che il mondo fosse, nel tuo amato bacio.
Libro delle preghiere –
Capitolo 12
Alleluia
Lodate il Signore perché è buono,
in ogni tempo alzate inni al suo Regno;
lo glorifichino tutte le creature della terra
poiché non ha dimenticato la sua santa alleanza.
Lodate il Signore perché è giusto,
la sua ira si misura nell’adunata dell’alba;
ritornino a lui tutti i suoi figli e tutte le genti
poiché la sua misericordia supera i secoli.
Lodate il Signore perché è grande,
si eterna nella sua dimora onnipotente;
gli sorridano i carri aleggianti sulla vetta di Sion
poiché il suo terribile nome è Signore degli Eserciti.
Lodate il Signore perché egli stesso è lode,
dalla bocca di chi lo ama fuoriesce la sua parola;
gli battano le mani i fiumi ed i monti
poiché la natura è solo un frutto delle sue opere.
Lodate il Signore perché è amore,
il suo banchetto di nozze non prevede fine;
lo onorino le nazioni, i governatori e i popoli tutti
poiché potenza, sapienza, gloria e vittoria gli appartengono.
Lodate il Signore perché è il Signore,
beato chi può gioire nella sua benedizione;
lo dicano in coro gli angeli del cielo: chi è come Dio?
poiché tra i suoi disegni incomprensibili è folgore la sua via.
Libro delle preghiere –
Capitolo 13
Viene. Lo precede la nostra voce
Non abbiamo veduto
in alcun luogo da noi amato
la genealogia del male.
I nostri canti, i nostri poemi,
si sono trasformati in vittorie
sulle corde ridenti dell’arpa.
Chi avrebbe potuto tacere
per la brezza dei giorni stroncati
adesso danza sui rivoli della memoria.
Trasfigurata nei nostri cuori
la manifestazione della giustizia
ha sposato l’avvenire di ogni infanzia.
Sì. Gli occhi della verità
hanno germogliato amore
e i cieli hanno partorito salvezza.
Nulla turberà la conquistata pace
e gli antichi campi splenderanno
per la luce effusa dal manto della sapienza.
Viene. Lo precede la nostra voce
e col braccio possente della vita
pascerà, eterno, tutta la terra.
Libro delle preghiere –
Capitolo 14
Come la neve quando il sole bacia
Siamo davvero l’esultanza della polvere
e invano ci dedichiamo alle opere che definiamo nostre.
In realtà, esse, non ci appartengono
e basta un po’ di vento, un po’ di pioggia,
per rimanere impotenti dinanzi alla loro distruzione,
occasione implicita dei nostri cuori
che troppo spesso volgono alla superbia, al male.
Perché tendiamo i nostri archi
lasciando dividere per qualche istante l’aria
da queste frecce acuminate e infuse di veleno?
La nostra sorte è segnata
eppure non cessiamo di compiere nefandezze,
di spargere i nostri spiccioli rubati
come carrube ai porci, come briciole ai cani.
Beato, beato l’uomo che,
nonostante la sua malvagia condotta
perpetrata nel suo estremo esistere,
s’immerge nelle acque del pentimento
contristando il suo animo e,
nel ripudiare ogni suo atto indegno
trova l’inaspettato rinnovo dello spirito
e un sicuro riparo all’ombra della pace.
L’Altissimo dimenticherà ogni sua colpa
e cancellerà tutti i suoi peccati, anche i più gravi.
Il Signore gli mostrerà la sua misericordia.
Lavandolo con issopo il suo volto brillerà
e l’abito della sua vita ritornerà bianco
come la neve quando il sole bacia.
Libro delle preghiere –
Capitolo 15
Sia per te il mio respiro un inno di lode
Signore, nel mio lamento
ho dimenticato la mia colpa,
nel dolore inatteso
ho reso vana la speranza.
Eppure tu, Signore,
scrutando le mie opere
mi hai concesso misericordia
non badando al mio peccato.
Ecco. Sceso nel torpore
ho lasciato il mio corpo nel fango,
quel corpo che non più sete aveva, no,
e non più fame.
Nel giaciglio del silenzio
il mio pianto si è macchiato di buio
e nella solitudine del cuore
vi ho cercato una ragione, un vanto.
È così che l’uomo, forse,
nel suo orgoglio si riscopre nudo,
nudo da quella dignità
che in te soltanto trova un’origine?
Nella polvere dei miei anni
ho disteso la mia felicità
credendo finita l’esistenza,
abbandonato a quale fossa, a quale fossa.
Signore, cos’è l’uomo,
benché larva di terra,
sopra una terra di larve,
che osa alzare gli occhi, cos’è?
Tu, però, tu non te ne dimentichi
e, anzi, dopo averlo provato duramente,
vagliato e consolidato nella fede,
gli rendi nuova linfa nelle ossa.
Così hai mandato il tuo angelo a consolarmi,
lo spirito a rinnovare la tua alleanza
e i miei occhi si sono rialzati, sì,
ma per mirare nuovi cieli, adorandoti.
Concedimi la sapienza, Signore,
tu che mi hai preso sulle tue spalle
nel cammino impervio delle mie ferite
chiamandomi per nome, o Padre.
Sia per te il mio respiro un inno di lode,
un canto alla tua misericordia,
e sia per me l’amore tuo il mio respiro,
il mio canto perenne di lode e benedizione.
Libro delle preghiere –
Capitolo 16
Sulle vette della tua visione gloriosa, Gerusalemme
Lungo i deserti dai larghi anni
non abbiamo atteso invano, no,
anche quando il fiore umano dell’innocenza
sembrava consumarsi, svanire,
come un tempo che si vuota della sua giovinezza
e ogni promessa sembra disattesa, persa.
Una rosa,
una rosa ha parlato alle più stanche mani
e le sue spine sono divenute il nostro improvviso gaudio,
l’esistenza si è mutata in indomita esultanza
e il canto ha conosciuto nel suo vergine sapore
la corona fertile dalle dodici stelle.
E abbiamo contemplato il tuo giardino
lungo i sentieri dalle primavere più ampie e
da quei burroni rialzati e riempiti dalla dignità,
sopra i colli svergognati dall’eco dell’umiliazione,
ecco la gioia, imbevuta di gioia,
attraversata dal nettare della soave abbondanza.
Luce, si, luce per inverdire i nostri passi,
acqua per irrigare le nostre mani ancora fiacche
e felicemente punte da tanto amore,
lo stesso amore che ha consolidato pace e letizia
nell’abbraccio di un solo attimo
sulle vette della tua visione gloriosa, Gerusalemme.
Libro delle preghiere –
Capitolo 17
Come una cerva, figlia del tuono
Come una cerva, figlia del tuono,
io sono tua preda, acqua che mi precedi
e vita che in me ti scuoti.
Quanto è amabile, quanto è desiderabile
la tua stabile dimora, sedotta io
nelle stanze di un albore incorruttibile.
Sono nata tra gli acini meno acerbi
di un vitigno ereditato da mio padre
ed oggi bevo il frutto degli amanti.
Diretta verso le mura della mia città,
ai crocicchi delle popolose piazze
ho perso le sue preziose chiavi.
No. Non condannatemi per ciò,
vago in cerca del mio abito
come un’anima persa nel suo corpo.
Dov’è, ditemi, dov’è il mio franto cuore
se non in balìa delle sue tracce,
da un ricordo posseduto dall’emozione?
Libera ora, libera tra le sue labbra
vorrei essere una farfalla ai suoi occhi
che impazienti attendono i miei.
Una voce. Tremo e fremo
mentre improvviso un canto
esclama lieve, dolce, il mio nome.
Ai tuoi baci, ai tuoi baci che lottano,
più di un prode terribile in battaglia,
volgo il mio grembo al futuro nostro.
E come una cerva, figlia del tuono,
preda del nostro insaziabile amore
oggi partorirò la sua vittoria.
Libro delle preghiere –
Capitolo 18
Come l’aurora
Signore, ascolta la mia supplica,
i malvagi attentano alla mia vita
tramando insidie contro di me
e tendendo lacci alle mie giunture.
Dio, Padre di ogni misericordia,
da me non restare lontano.
Sono tanti coloro che mi perseguitano
provando la mia fede in te
certi che verrà meno il tuo consiglio,
che mi verrà meno la tua parola.
Ma tu, Signore, non tarderai
poiché mai mi hai abbandonato.
Violentato dai miei oppressori
nel corpo e nello spirito,
forestiero ovunque io abiti
sono per loro causa di vergogna.
Io, invece, come un agnello mansueto
riposo anche di notte sul tuo santo petto.
I potenti mi chiedono di tacere
e come un reietto vago tra le loro bestemmie
certo delle loro iniquità
e dell’empia condotta che li riproduce.
Ecco, io contemplo il tuo volto, Padre,
la tua bontà mi è compagna.
La mia salvezza è nella tua giustizia
che i miei silenzi muta come ruscelli celesti
poiché tu esaudisci la preghiera sincera
di chi con cuore integro t’invoca.
Canterò la tua gloria e la tua potenza
poiché la mia voce è la tua, è la tua.
Sì, non tarderà il tuo giudizio
e i popoli tutti sapranno che tu sei il Signore
quando manifesterai con la tua destra
l’Onnipotenza che solo a te appartiene.
Apro la mia bocca, Dio mio,
la tua parola è come miele al mio palato.
Cercate Dio uomini tutti, cercate Dio,
un cuore contrito Egli non disdegnerà
e nella sua benevolenza vi accoglierà
come un pastore accudisce il suo gregge.
Un solo istante nella tua casa, o Padre,
è più di un’eternità altrove.
Lodate il Signore perché è buono,
uomini fate frutti di vera conversione
digiunando dalla doppiezza del cuore,
pentiti per il male finora commesso.
Le mani mie sono tra i tuoi palmi
mentre saggio la conoscenza nel tuo timore.
La mia vita ti è preziosa, Signore mio,
ma io sarò beato nel disprezzarla
per amore del tuo nome,
poiché tutto di me t’appartiene.
I miei occhi sono pieni di meraviglia
per la meraviglia che scorgo dai tuoi, Padre.
Il mio canto è il tuo canto, o Altissimo,
sono uniti come il tralcio alla sua vite
e innamorati sorgono come l’aurora,
domani come ieri, oggi come allora.
Non ti eri allontanato da me Dio, Dio mio,
dalle tue spalle guardavo il mondo.
Questo mondo, privo di pace,
che per amore non ci farà mai tacere.
Libro delle preghiere –
Capitolo 19
E un’aurora si squarcia nel mio cuore
Perché mi hai abbandonato?
Ho camminato sui tuoi sentieri
lasciando alle mie tracce le tue,
parlando con la mia di voce
ma amando con il tuo cuore
e sempre raccolto nello spirito,
quello stesso spirito che mi hai donato
prima che il mondo fosse.
Ho consolato il debole,
il misero ha trovato in me conforto;
i ciechi hanno veduto la tua gloria,
i muti hanno elevato canti di lode,
i sordi hanno udito il vangelo della salvezza.
Lo storpio ha saltellato per la gioia
e il paralitico è tornato dietro al suo lettuccio
per renderti grazia e onore.
Il lebbroso è guarito presentandosi a te
con vesti candide, rinnovate,
l’indemoniato ha riconosciuto
la tua unica ed infinita potenza;
la prostituta è divenuta più fedele dei sacerdoti
e i morti, i morti, sono davvero risorti nel tuo nome.
Eccomi, Padre. Eccomi.
Dove sei nell’ora buia della mia agonia?
Ho bevuto il calice più amaro
mangiando il castigo che mi hai inferto
assediato e offeso da un gruppo numeroso di leoni
e morso senza sosta da un branco di cani.
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
Le mie piaghe sono putride e fetide,
slogate tutte le mie ossa.
Ormai sono lo scherno dei tuoi nemici,
si fanno beffe di me e sono diventato,
nelle loro urla deliranti,
la più triste canzone del popolo.
Non ho diritto di esistere
poiché ho manifestato il tuo amore.
Il mio pudore è stato messo in croce con me,
nudo, io, come un agnello già pronto per la tosatura.
Ricordo, nella fatica ultima del mio respiro,
le promesse esaudite ai padri,
le vittorie concesse ai tuoi consacrati.
Ma io sono verme, non uomo.
Mi abbandono al calice che mi hai donato
e al pane che sono divenuto.
E un’aurora, un’aurora si squarcia nel mio cuore.
Io ti lodo, Padre. Sì.
Voglio lodarti per le tue grandi opere
e perché mi hai reso, fin sul legno dell’infamia,
un prodigio, rendendo quello stesso legno
fulcro della speranza per chi in te ha fede
e magnete di carne per l’umana salvezza.
I potenti vedranno un fatto mai avvenuto,
i popoli si batteranno il petto
nel riconoscere nel Verbo di Dio
la via della resurrezione,
la verità, scandalo per ogni stolto,
e la vita che, grazie a te Padre mio,
ho potere di darla e di toglierla.
Annuncerò ogni tua opera
con la gloria che mi hai concesso dapprincipio
e alla generazione che non passerà,
entro le nuove mura in cui andrà ad abitare,
le farò conoscere la luce dell’eterna gioia
come una madre osa fare soltanto per un figlio
e come un figlio ama fare soltanto per un padre,
in questo bacio del tuo bacio
che del nostro amore immenso
ne è cielo e terra, principio e fine.
Libro delle preghiere –
Capitolo 20
Salmo della salvezza
Beati gli uomini della terra
ai quali il Signore ha rivelato le sue vie
e che hanno veduto le sue opere
prim’ancora che Egli le manifestasse.
Popolo mio che vaghi nelle tenebre,
che ti assopisci vinto all’ombra della morte,
una luce lascerò splendere per i giusti
e tutte le genti benediranno il Dio vivente.
L’angoscia e l’affanno conosceranno il mio giorno
nel petto di coloro che fuggono per l’oppressione
quando trasfigurerò i loro volti in vesti di gloria
affinché sia ristabilito il mio diritto tra tutte le nazioni.
Siate saggi, ritornate a me con timore
e vi renderò raggianti più di qualsiasi stella;
il firmamento arrossirà per la vostra bellezza
quando la luna s’inchinerà sette volte.
Stolto colui che confida nei potenti,
come erba matura che dissecca verso mezzogiorno
essi finiranno tra le mani del contadino
che stritolerà tutto il marciume tra i covoni e la semente.
Narrate ai vostri figli, narrategli del mio amore,
dice l’Altissimo, l’unico Santo, il terribile,
poiché, ecco: per loro io compirò la mia vendetta
e beato sarà colui che non se ne meraviglierà.
Libro delle preghiere –
Capitolo 21
Cantico ultimo delle ascensioni
I miei occhi su quelli che mi temono,
splende il mio volto su chi mi ama.
Preparai una lampada per i giusti
affinché la loro strada fosse illuminata dalla vita.
La verità scese tra noi,
la sua sostanza si è fatta come noi.
Umiltà che riempirà ogni disegno umano
prescindendo la fonte, la specie, la direzione.
La mia parola sulle labbra di chi mi teme,
il mio bacio santo sulla fronte di chi mi ama.
Lasciai ardere un fuoco per i loro passi,
scaldandone il cammino.
Quando fra gli uomini comparve la luce vera,
vita che scalda ogni creatura,
la verità abbracciò la giustizia
e a dissipate tenebre fu subito mattina.
La mia presenza veglia nei cuori puri,
il mio spirito è esistenza per chi mi trova.
Costruii una tenda per me stesso, mio consacrato,
vetta della mia stella.
Mi affretterò a salire sul tuo sacro monte
accompagnato dalla meravigliosa carezza dell’aurora e,
tabernacolo dell’alleanza,
avverrò nei compiuti cieli del tuo regno.
Libro delle preghiere –
Capitolo 22
Nel grembo argenteo della parola
Beato l’uomo destinato alla prova.
Non ceda l’anima con tutto il suo albore
alle fiacchezze del mondo
e con le doglie della sua realtà
esprima una sublime esperienza di benedizione.
Riservi nel suo cuore, in quel tempo,
la consapevolezza di essere stato fatto
della medesima sostanza
di chi sta a cospetto del Signore,
servendolo giorno e notte
nelle spirituali vette dei cieli,
e vedrà la luce del Santo
splendere dai propri occhi.
Ecco.
Chi cerca potenza e chi cerca gloria.
Non così, non così tu.
Ti è stato dato il respiro,
vita ti è stata donata.
Non è toccata in sorte l’esistenza,
non è un frutto di alberi gratuiti
seminati da una pesca abbondante
operata nelle casualità di un mare
ora quieto e poco dopo in tempesta.
Sei la progenie paterna
di una moltitudine di predizioni
avveranti verità
collocate nel grembo argenteo della parola,
bacio di un principio
che in te non conosce fine.
Guardo gli uomini e non vedo
chi sia il migliore per la pace,
così come non trovo
chi sia il peggiore per la guerra.
E mentre l’odio devasta i popoli,
frutto di un atto d’amore e di compassione,
emerge dall’espressione delle tue labbra vincenti
la mia ultima covata di stelle.
Libro delle preghiere –
Capitolo 23
Vivo nel tuo nome
Ho una pena che non mi appartiene,
un’angoscia che riesce a vivere sola, nel suo affanno,
e che di notte in giorno,
come aquila che mai trova riposo dal suo volo,
si rafforza e si rinnova.
Molte volte sono stato daccanto alla mia morte
e troppe volte sono stato io a consolare lei
secondo la bontà che dall’alto mi è stata riservata;
ho imparato a comprenderla come fosse una sorella,
una compagna.
Quanto distano le vie del bene su questa terra
sempre più piagata dalla lebbra della noncuranza,
dall’assenza di sete, sì, dalla mancanza di amore
per colui che agli occhi nostri si è rivelato padre
dando la sua vita in riscatto per noi.
Sin da giovanissimo ho dovuto coltivare un dolore,
un dolore tradito dallo stesso terrore,
sui campi bruciati a tradimento dalla vile persecuzione,
dall’odio che in tanti mi hanno dimostrato
in qualsiasi circostanza e in ogni modo.
Ma il mio cuore è restato saldo,
come sospeso dall’umano patire,
cullato tra le braccia di colui che mi ha generato
ben prima che i miei occhi conoscessero la luce,
voce raggiante nell’amato petto della rugiada.
Ho conservato nella fedeltà il mio cammino,
i miei passi hanno attraversato ogni sua parola
e nell’attimo dello smarrimento non ho deviato
perché stretto al suo respiro,
sostenuto dal suo braccio e dal suo amore.
Per te ho disprezzato la vita,
straniero di un mondo che non mi ha mai amato
perché non ha voluto riconoscerti e oggi la luce
persevera nei miei occhi bagnandoli di materne carezze
che generano amplessi di sangue.
Amato mio
canterò per sempre le tue vittorie
e le tue meraviglie saranno leggi per me,
le più adorate, assieme ai tuoi decreti
da donare ai distanti e ai prossimi.
Sì perché quale gioia più grande sei per me
non posso contenerla tutta in me,
e più del bimbo al seno della madre
io anelo alla tua volontà, padre mio:
compiacerti è la mia beatitudine.
Io che ho una pena che non mi appartiene,
un’angoscia che riesce a vivere sola nel suo affanno
e che di notte in giorno si rafforza e si rinnova,
dolore per la terra e i suoi abitanti, Signore:
vieni, non tardare.
Vivo nel tuo nome.
Libro delle preghiere –
Capitolo 24
Le tue aurore brilleranno come le ali della colomba
Sul mio respiro veglia il Signore,
di che angustiarsi anima, di chi temere speranza,
se il capo in terra volge ogni uomo
e la notte, la notte arride già al suo tramonto?
No. Non ti colga l’affanno dei vivi e dei potenti,
tu che hai posto nel tuo Dio
il fondamento della tua abitazione interiore.
Dimorando alla sua ombra
tutti i tuoi giorni siano riparati dal suo soffio vitale
e la sua destra allontani da te ogni tuo nemico.
Abbandona il tuo sdegno
dalla faccia di questo mondo in esilio
e il tuo sguardo si alimenti di luce e di stupore
nel firmamento delle rinnovate promesse.
Se l’ingiustizia sembra dare la sua voce al male
ricorda che la prima trae la sua origine
dal terrore di se medesima
mentre il secondo trarrà dalla sua fine
un inesausto silenzio di dolore.
Come sangue a te dato in pegno
versa i tuoi anni nel cuore dell’Altissimo
che li rinnoverà anche nel tuo sonno più profondo
poiché Egli non si allontana dai suoi figli
nemmeno per un solo istante.
Fuggi l’empio, sii semplice,
l’umiltà coroni il tuo sguardo di misericordia
e le tue opere fiaccolino d’amore
nella grande assemblea della carità:
come soave profumo gradito all’Altissimo
vedrai le tue primizie innanzi al suo trono.
Quando più a te d’intorno
si aggireranno le tenebre degli uomini
tanto più lo spirito di Dio sarà su di te,
lasciando brillare le tue aurore
come le ali della colomba,
poiché il Signore è il tuo sposo
e tu sarai la sua Gerusalemme, o figlio.
Libro delle preghiere –
Capitolo 25
I tuoni cantano a cospetto di Dio
Tramano il male
quanti si scuotono la giustizia dalle loro sicurezze
lasciando inciampare, zoppicare, fino a cadere,
i giusti, nelle fosse da loro preparate,
credendo che non ci sia nessuno che se ne importi
o che abbia cura di queste creature.
Ma il Signore osserva,
egli guarda, dall’alto della sua onnipotenza,
e salva i suoi figli da ogni fine malvagia,
da ogni perpetrata violenza.
Non lascia impunito il perverso per la sua condotta
né consente ai potenti di violentare il suo nome.
Perché il nome del Signore
è segnato sulla fronte di ogni suo figlio,
perché la giustizia di Dio farà inciampare, zoppicare,
farà cadere i malvagi nelle fosse da loro preparate.
Eppure la malvagità avanza e regredisce la terra,
sottomessa.
Il Signore dall’alto osserva tutto e nulla gli sfugge,
neanche il più piccolo pensiero.
L’idea sta per nascere nell’uomo
ed ecco. Egli già la conosce,
poiché in lui è manifesta ogni singola volontà dei viventi
e ogni vivente deve al Signore la sua vita.
Chi si unisce al fuoco, chi si vanta del male.
L’Altissimo non se ne arride di questo,
poiché la superbia, la malignità, la stoltezza
attizzano la sua ira incontrastabile.
Farà piovere tanto fuoco
quanto più il male devasta ogni singola creatura.
Adesso il saggio comprenda
ogni parola che esce dalla bocca del Signore
e lo faccia ogni uomo, a partire dal sovrano:
a fondamenta fratturate ogni abitazione crolla
e l’uomo nulla può opporre
alla brutale esecuzione della natura elementare.
Guardino e riflettano,
cambiando la loro condotta ignobile,
coloro che seguitano, con le loro opere scellerate,
ad offendere il Signore in ogni sua creatura.
Egli abbasserà molti e renderà impotenti
coloro che si credono potenti davanti agli uomini.
Sì. Le parole del Signore sono come latte e miele,
una carezza sulla ferita della carne spezzata,
dell’anima violata, sono la giustizia irremovibile
che scuote l’uomo dal torpore ignobile per la sua empietà.
Il Signore è grande. Lo dica ogni vivente. Il Signore è grande.
I tuoni cantano a cospetto di Dio.
Libro delle preghiere –
Capitolo 26
Sarà la tua nuova creazione a cantarti per Gerusalemme
Padre mio, ti rendo grazie e canto il tuo nome,
perché hai voluto liberarmi dal pericolo.
Come seduto su quattro cavalli, senza riposo,
io vedo la tua gloria con la voce che t’appartiene.
Deploro chi ai tuoi occhi è perverso, malvagio,
poiché è uno stolto che confida solamente nell’uomo.
Da quando l’età generava in me sorrisi e stupore,
potenti e furibondi, in tanti mi hanno perseguitato.
Non temo il dardo che l’aria taglia nelle tenebre,
perché mi sostieni a difesa, mio baluardo e scudo, tu.
Precedo il giorno e la notte, il tramonto e l’aurora,
pur di elevare a te la mia supplica e la mia preghiera.
Sei l’unica luce che mi consente di divenire fiamma,
sei l’amore, unico e trino, che mi rende figlio dell’uomo.
Quando l’angoscia vuole predare il mio respiro
è il tuo petto a diventare il suo più antico cacciatore.
Il mio cuore si accorda su pulsazioni estranee da me,
eppure vita hai concesso all’ultimo dei tuoi servi.
Ho visto crescere uomini con l’uso della violenza,
so che per loro hai preparato umiliazione e severa condanna.
Sono diventato nemico di chi ti è nemico
e considero empio chi si lascia possedere dal male.
I miei fratelli sono i tuoi precetti, uno dopo l’altro,
e nutro per la tua casa zelo e amore come a un figlio conviene.
Se avessi considerato i miei peccati, Signore mio,
tu, invece, li contavi solo per rasserenarmi nella notte lenta.
I passi dei miei passi tu conosci prima che io muova piede,
dalle tue possenti labbra vedo incarnarsi la tua parola.
Come stoppia che brucia e il vento disperde,
tale è la sorte di tutti coloro che disprezzano il tuo nome.
Concepito nel frastuono di due atmosfere immobili,
hai disegnato per me la traiettoria che vibra oltre ogni stella.
Il tuo nome è una benedizione per ogni generazione,
la tua parola è il banchetto di nozze tra verità e salvezza.
Oggi ho udito il tuono piangere, tra spirito e vita,
con i tuoi occhi ho veduto poi il lampo che l’ha partorito.
Io cerco quello che la mia esistenza da sempre acclama,
mostrami, Dio mio, il frutto immacolato di tanto amore.
L’uomo è un fiore di campo, soggetto alle sue stagioni,
eppure tu, Signore, lo hai voluto al di sopra di esse.
Le nazioni sono pulviscolo fluviale tra le onde sferiche,
chi potrà governare la corrente che le sovrasta se non tu?
Verrai, Padre mio, con il tuo spirito nel mio,
e sarà la tua nuova creazione a cantarti per Gerusalemme.
Libro delle preghiere –
Capitolo 27
Trasfiguraci d’eterno
A noi la vergogna in viso per asfissiarlo
e a te, Dio Padre, l’onore e la gloria.
Sì. Perché siamo stati incoerenti nella fede,
vacui nella misericordia, mancanti nella carità.
Una schiera di nemici è insorta contro di noi:
siamo stati sommersi
dalla moltitudine dei nostri stessi peccati.
È vero. Il nostro male più grande
lo generiamo nel declino di ogni pensiero sfiorito
con l’ausilio della concupiscenza
dalla quale proviene ogni genere di male,
dalla perversione all’idolatria
fino alla corruzione del cuore
la quale produce avidità, superbia e omicidio.
La nostra lingua,
sì piagata dalle ulcere della menzogna
e del mormorio più infame,
dovrebbe prestarsi
ad un atto di vera sottomissione alla tua parola.
I nostri occhi,
sì dilaniati dalla peste della fornicazione
e dell’adulterio più immondo,
dovrebbero lagrimare sangue ed acqua
penetrati dalla lancia viva del tuo infinito amore.
Tu non ci colpisci per le colpe dei nostri padri
ma ci percuoti giacché, senza sosta,
le esaltiamo facendone scuola, memoria.
Abbiamo attirato su di noi l’ira tua
mettendoti alla prova,
come un tempo avvenne per le traviate generazioni,
fino a tentarti nella tua stessa bontà,
tu l’unico Santo e Giusto.
Noi, Padre Altissimo,
non siamo degni di rivolgerti
nemmeno il più luminoso dei nostri pensieri
perché non sappiamo più elevare
la nostra mente alla tua parola.
Siamo meritevoli, oggi come ieri,
soltanto di ricevere il castigo.
Magari fosse una paterna correzione.
Magari tu ancora lo volessi.
Ecco.
Il tuo popolo,
quello che tu hai santificato un tempo
facendolo uscire dalla terra di schiavitù
per farlo entrare in un’altra
dove scorrevano latte e miele,
non riesce a coprirsi il capo di cenere
e a prostrarsi nella polvere.
Cieco nei tuoi segni più che agli eventi
e sordo al tuo richiamo,
preso soprattutto da un’empietà
che lo costringe a schiavizzare se medesimo
e a devastare le tue meravigliose opere,
apre le sue labbra più per bestemmiare e maledire
che per proclamare con la bocca la tua lode.
Eppure io non dimentico la tua misericordia,
io non dimentico che sei un Padre
che si commuove per i propri piccoli,
io non dimentico che sei lento all’ira
e grande nell’amore.
Invoco la tua comprensione,
in questo tempo di scellerati abomini,
poiché in ogni colpa nella quale ci siamo immersi
abbiamo operato, semplicemente,
da ignoranti verso il bene.
Non sappiamo quello che commettiamo.
Invoco il tuo cuore,
piangendoci sopra
con le stesse spine che hanno trafitto il capo
del tuo dilettissimo Figlio e nostro Signore,
affinché tu abbia ancora una volta compassione di noi
e voglia pentirti del male che ci siamo attirati contro
con le nostre perfide azioni.
A noi la vergogna in viso per rianimarlo
e a te, Dio Padre, l’onore e la gloria.
Sul Golgota del XXI° secolo
siamo stremati per le tante croci
e abbattuti per l’immenso dolore:
poni nel cuore di chi è stato scelto
a governare la tua terra
e nella mente dei potenti di questo mondo
che la opprimono
un tralcio di vita benedetto
e trabocchi da esso, nuova, la nostra fede.
Si ravvivi, allora, la nostra speranza,
si accenda e si rinnovi la nostra carità
così da apparire, ai tuoi adorabilissimi occhi,
bisognosi del tuo aiuto
affinché non ci siano più lacrime
ad affrancarsi
sui tanti legni spezzati di questa generazione
ma una sola carezza materna, la più immacolata,
ad aiutarci a chiederti perdono.
Non farci piangere ancora sulle nostre tante Gerusalemme.
Facci rinascere in spirito e verità
e saremo noi la nuova tua creatura adoranti te,
o Padre Altissimo,
amore della nostra nuova condizione di comunione
con il mistero Trinitario.
Trasfiguraci d’eterno.
Libro delle preghiere –
Capitolo 28
Veramente un Dio pietoso sei
Veramente un Dio pietoso sei,
degno di lode e di onore da sempre
ti magnifica l’anima dei tuoi servi.
Trema la terra, si scuotono i cieli,
ma saldo resta il mio cuore
sulle fondamenta della tua parola.
Di tante conoscenze ho saggiato il limite
poiché tu che sei tutto in tutto
dal niente hai eletto in loro la misura.
Ho considerato dell’uomo l’esistenza
e grazie al tuo paterno sostegno
il timore di te ovunque mi ha protetto.
Avanza come un prode la tua giustizia,
i suoi decreti come spada a doppio taglio
per colpire due volte la malvagità dei potenti.
Presso i tuoi figli veglia la tua alleanza
mentre hai riservato per gli empi
una fine ignobile e sicura.
Per questo le schiere ti acclamano,
i lattanti per primi ti lodano
e dal tempio santo terribile s’ode la tua voce.
Non taceranno le pietre a tuo cospetto
e i venti strariperanno come fiumi
quando la terra ti conoscerà un’ultima volta.
Un tempo parlasti di tutto questo ai tuoi servi,
del momento della loro ricompensa:
possano vedere l’oggi tuo incarnarsi a fiore, Dio.
Libro delle preghiere –
Capitolo 29
Annuncio al mondo la tua inesprimibile Gloria
Dio, mio Dio, donami una lingua da discepolo
perché possa annunciare il tuo amore ai popoli tutti,
il tuo Regno alle nazioni.
Geme come una colomba l’anima mia.
Poi, per la meraviglia delle tue opere,
mi elevo con la povertà del mio spirito
verso le vette insuperabili della tua Santa Dimora
e lì trovo grazia e beatitudine,
toccato dal tuo dito creatore sulle labbra del mio respiro
che diviene sorgente di vita nuova.
E stare tra le tue braccia in silenzio al silenzio,
e ancora.
Dio, mio Dio, donami il coraggio
della testimonianza apostolica
affinché nulla e nessuno possa frenarmi
dal fare la tua volontà
alla quale tu mi hai chiamato
prima che io conoscessi il seno di mia madre
e prima che di luce si bagnassero i miei occhi.
Dammi quel giudizio che mi spetta
perché le nazioni sappiano
da chi proviene il potere, il governo, la salvezza.
Padre Altissimo, campione di ogni mia rinascita,
geme come una colomba l’anima mia per ciò che vede.
E mentre gli uomini combattono la giustizia dei giusti
io annuncio al mondo la tua inesprimibile Gloria.
Libro delle preghiere –
Capitolo 30
La vittoria si trasfigurerà in una lode dal volto umano
Chi si insuperbisce e chi si esalta:
non siate come gli empi, non agite come i malvagi.
Il loro corpo si deturpa per l’abbondare delle proprie avarizie
e i loro occhi si chiudono dinanzi ai delitti più efferati.
Essi pensano che la corruzione sarà premiata,
credono di essere immuni da ogni giudizio di condanna.
Il Signore del cielo e della terra che tutto osserva
non lascerà impunita una sola inosservanza della legge.
No. Non agite da malvagi e non siate come gli empi
poiché il cuore loro è abituato a strisciare nella polvere:
più avanzano con le loro malefatte e con i loro inganni
più distendono i loro giorni sulla fossa per loro già pronta.
Un calice colmo di veleno, un calice di aceto drogato
ha preparato il Signore degli eserciti per tutti costoro.
Essi berranno alla coppa della sua ira sino in fondo
e come ubriachi fradici non comprenderanno.
Vedremo inaridire come erba il vigore dei superbi
quando il nostro Dio emetterà i suoi giusti decreti.
Quel giorno lo saluteremo con le palme tra le mani
poiché la vittoria si trasfigurerà in una lode dal volto umano.
Libro delle preghiere –
Capitolo 31
Salem. Esulti con coraggio la terra
Pace. Su tutto e su tutti regna il Signore,
esulti con coraggio la terra.
Spirano i venti, si alzano i mari,
viene meno il respiro dei monti ma tu, o Dio,
hai reso stabile la terra per le sue fondamenta.
Esulti, esulti con coraggio il figlio dell’uomo
che nel tuo nome ha posto la sua dimora
e si è cinto di vigore come un prode,
poiché mai resterà confuso.
I potenti di questo tempo e di questo mondo
si batteranno il petto davanti al Re della giustizia
e prostrati tutti ai suoi piedi
nunzieranno nella polvere la loro stessa disfatta
mentre la tua mercede lo precederà.
Non siate stolti come gli empi,
il vostro timore sia nel nome dell’Altissimo
che i cieli e i mari ha fatto,
i monti, i venti e tutte le creature.
Anche il più bel giorno ha la sua breve durata,
così come la più buia notte.
Ecco, davanti al Signore che regna e che viene
esulti, esulti con coraggio la terra,
quella dei nostri anni e la terra di pace che sarà.
Libro delle preghiere –
Capitolo 32
Lamento e invocazione
Abbiamo udito
ciò che non andava detto.
Abbiamo visto
ciò che non andava fatto.
Adesso i nostri orecchi
nessuno potrà turarli
né alcuno
potrà guarire i nostri occhi.
Eppure il male ha un suo seggio
così come i suoi eletti
la propria dimensione.
La paura è diventata
il nostro cibo quotidiano
e la morte è un vestito
sempre più corto e scucito
che si indossa da sé.
Le barbarie con le quali
gruppi di popolazioni
si trucidano l’un l’altro
sono divenute materia prima
della nostra storia.
Forse il Signore
si è dimenticato di noi?
Ci starà ricompensando
per le nostre malvagità
e per quelle dei nostri padri?
Signore,
tu ci hai rigettato
nella valle degli sciacalli
e i nostri corpi
sono preda degli avvoltoi
nemmeno fossimo carogne.
Ti sei adirato con noi
e noi abbiamo finto di non udire,
di non vedere.
Ma adesso che la vergogna
ci ricopre il volto
e la morte è diventata
la nostra preferita stagione
ci sentiamo lontani da te
e lontani perfino da noi, tra noi.
Quale castigo abbiamo meritato
solamente tu lo sai.
E chi potrà contestarti?
Chi oserà alzare il dito
contro il cielo e contro di te?
Ecco. Noi siamo qui,
nella nostra colpa
e nel nostro marciume,
a supplicarti,
come polvere che ha avuto
il dono immenso della vita,
di non ridurci a noi stessi,
di non lasciarci annientare
dal nostro orgoglio,
dai nostri perversi appetiti,
dai nostri personali interessi,
dalle nostre leggi.
Abbiamo divorato
il diritto del prossimo
dimenticandoci
che è un nostro fratello,
e ancor più dimenticandoci,
così, che stavamo divorando
anche il nostro.
Ci siamo smarriti, Signore.
In questa catastrofica valle
satura di violenze, lutti,
massacri, carneficine,
ci sentiamo
a noi stessi abbandonati.
Mandaci una consolazione,
presto.
Giunga a noi la tua salvezza.
Signore siamo più che turbati,
l’angoscia preme in petto
il rantolo della sconfitta della vita
poiché tu sei distante ormai
e ci hai nascosto il tuo Volto.
È vero che avrai compassione
almeno per i nostri bambini?
Ecco, i seni sono estenuati
e le lingue loro
giacciono come smorte,
attaccate ai palati.
Beati, noi guardiamo a coloro
che muoiono di guerra
e li riteniamo beati
perché più terribile
è morire per fame, per sete,
Signore.
Note ti sono le nostre nudità:
i capi delle nazioni!
Per le loro condotte
siamo stati crudelmente invasi,
trucidati e per i loro misfatti
hai consentito che il tuo popolo
fosse calpestato,
come fosse arida terra
della più infeconda steppa.
Messi a morte.
Forse la tua ira si spegnerà,
vorrà forse il nostro Signore
accendere in noi
la fiaccola della speranza
e ridonarci terra e vita,
amore e pace?
Certo, le nostre colpe
fino in fondo le sconteremo.
Ma noi torneremo
a vedere il tuo Volto
e in quel giorno
non gioiremo per la salvezza, no,
bensì perché saremo a te ritornati.
Chi deve morire morirà,
chi deve vivere vivrà:
a morte la morte e a vita la vita.
Sia benedetto il nome del Signore Dio,
il Santo, il Terribile tra le nazioni.
Lo invochino tutti i popoli
e tutte le nazioni
che sono sulla sua terra
affinché si stabilisca
tra tutti noi la pace
ed il suo eterno Regno.
Libro delle preghiere –
Capitolo 33
Il tuo castigo è davvero grande
Il mio respiro è divenuto maceria pesante,
tumulato vivo,
e quanto più mi sforzo di essere,
per un’attitudine naturale alla vita,
tanto più avverto la desolazione,
che attorno tutto pervade,
farsi sostanza in me,
quasi come non bastasse
il sangue che circola in queste mie vene,
sempre più consunte dal dolore
e da ciò che sono costretto a deglutire
attraverso il mio sguardo che arde insieme a te,
e che è rimasto privo di consolazione,
mutilato orribilmente della propria lacrima.
Io guardo, dunque, e spezzo il sangue,
un sangue che scotta.
E verso pane,
un pane che è stato avvelenato
dal furore della notte più oscura,
ove una mano ha trapassato il futuro
per occultarsi nell’ora più acerba.
E quella mano non è tra le mie mani.
E quella notte è il presente
che mi prende a schiaffi sul viso.
Oh, le mie viscere!
Ininterrottamente piove su di esse.
Io mi dimeno innanzi all’orrore
che si consuma su di un popolo inerme,
su di una terra massacrata dall’odio
e dai neri fasti del terrore.
Ed esalo sangue,
come fosse l’ultimo dei miei sforzi d’essere:
ma non basta, non basta.
Condannato al respiro più pesante
vado addimorandomi nel dolore immane
adesso di una madre,
che ha visto morire il frutto del suo grembo
tra le sue fragili, infiacchite braccia,
ora tra il grido ultimo dell’uomo,
che chiede pietà per la sua mancata pietà,
per l’assenza di una compassione salvifica,
per una consolazione mai nata
perché abortita in seno all’infamia.
Oh, Nazioni! Popoli! Eroi!
Quale atroce cecità
ha colpito il cuore di molti
che potevano sollevarli i tuoi piccoli,
salvarli da tanto abominio.
E invece le tue spoglie giacciono con le loro,
innocenti e candide,
poiché sei stata trafitta dalle tue stesse iniquità
e la tua piaga è diventata sì vasta
da risultare incurabile.
E mentre il mio lutto
sembra non prevedere risposta,
io invoco il favore dell’Onnipotente su di te
poiché il tuo castigo è davvero grande.
Su. Non smettere di addolorarti.
Grida.
Urla.
Emetti il tuo lamento, senza fermarti.
Spera nel Signore che ha formato la terra
e ha dispiegato i cieli.
Che Egli voglia mostrarti,
attraverso la sua divina misericordia,
il suo volto di salvezza,
cosicché tu possa trovare consolazione,
pietà e finalmente pace.
Quella pace che oggi sembra migrare
in altre forme di esistenza,
lontano, ben lontano da quelle umane.
E che io possa trovare riparo per il mio respiro,
che io possa ritrovare lacrime per i miei occhi,
che io possa tornare a spezzare pane
e a versare amore,
così come il Signore ha fatto con noi,
lasciandoci un memoriale di comunione
e di salvezza.
Nell’attesa di quell’alba senza tramonto
e per quella speranza in quella fede
che non terminerà mai, mai.
Libro delle preghiere –
Capitolo 34
Esultate uomini, giubila Gerusalemme
Esultate uomini,
lasciate esordire il vostro canto di gioia.
Il Signore che vi ha plasmati
regna su tutta la terra.
Lodatelo ed esaltatelo
al suono dell’arpa e della cetra,
annunciate a tutti i popoli le sue meraviglie
e dite alle nazioni della sua grandezza.
Egli manifesta la sua magnificenza
con l’andare delle stagioni,
poiché è il fautore dei tempi.
Manda la pioggia
a purificare i suoi campi,
li irriga e li sostiene,
così come schiude i cieli
ovunque lo desidera
per il solenne bacio della neve.
Come il mezzogiorno
è il suo giardino di luce
ove splende la fiaccola del calore,
allo stesso modo la notte distende
i colori del firmamento sulla terra
che diviene così la sua grande tenda,
una tenda tessuta tutta d’un pezzo
in mezzo a te, Gerusalemme.
E mentre anche le bestie
si assopiscono
come per una grande cerimonia
di silenzio e sogno,
veglia e ancora silenzio,
splende tra cielo e terra
la stella del mattino
tra le carezze inesprimibili dell’aurora.
Allora il mondo si desta,
come un bimbo appena svezzato
tra le braccia di sua madre,
e la gloria di Dio completa l’opera
tra lo stupore della natura.
Sì. Il Signore è grande.
Esaltatelo quanto più potete.
Dite alle nazioni della sua grandezza
e annunciate ai popoli le sue meraviglie.
Lasciate esordire in ogni momento
il vostro canto di lode
per Colui che vi ha plasmati con amore,
per l’Onnipotente, che ovunque regna.
Giubila Gerusalemme,
città dalle dodici fondamenta.
E tu, anima mia,
bagnati nel beatifico canto
di tutto il creato
e immersa nelle infinitudini
che costellano la beltà del supremo Essere
glorifica l’Autore della vita
esistendo con la tua parola nella sua.
Amen. Alleluia.
Libro delle preghiere –
Capitolo 35
Le mie labbra cercano la tua lode
Desidero i tuoi altari, Signore,
ove poterti servire in modo umile e degno,
offrendo tutto me stesso sulla mensa dell’amore
come sacrificio a te gradito.
Introducimi negli atri benedetti della tua santa casa,
o Padre giusto e buono,
sì che io possa trasfigurarmi alla tua presenza
ed esultare per la tua infinita grandezza.
Sì, mio Dio e mio re, il mio cuore pulserà della tua vita
traboccando in inni solenni e di ringraziamento
perché mi hai corretto nella prova
e mi hai salvato dalla umana perfidia.
Tu, o Altissimo, sei il Creatore di tutte le cose,
e tutte le creature devono prostrarsi
dinanzi alla tua onnipotenza
poiché ti sei fatto dono per esse.
Abitare presso la tua beata dimora:
quale sorte magnifica spetta all’uomo
che pone la sua volontà nella tua
e che libero si abbandona nella tua Misericordia.
Ecco. Sono stato concepito nella vecchiaia del peccato
che ogni uomo indossa come logoro vestito
per poi essere generato a vita nuova
nella giovinezza di ogni tua grazia che abbonda dai cieli.
Con te scavalcherò montagne,
tutte le brutture degli uomini disonesti,
e avanzerò da prode sui progetti empi dei malvagi
che calpesterai come fossero bruciata terra.
Il mio diritto è presso di te, non potrò vacillare.
Anche se il mio piede dovesse prestare il suo passo
alla violenza delle acque in tempesta
col mio spirito riposerei sereno in te.
Sei la mia giustizia: mi hai riscattato dalla mano iniqua,
dalla lingua ingannatrice e dal cuore infedele.
Concedimi di cantarti davanti ai tuoi nemici
e di narrare le tue gesta nella grande assemblea.
Padre mio, le mie labbra cercano la tua lode.
Che io possa mirare il tuo Volto nell’ora della salvezza
per ritornare ad essere luce di luce
in quell’eterno bacio che la Gloria celeste scatena.
Libro delle preghiere –
Capitolo 36
Invocazione alla misericordia di Dio
Per i popoli che verranno. Per farne memoria.
Signore, la tua misericordia io invoco,
mio Dio abbi pietà del tuo servo.
Salvami dall’impeto dei fiumi,
dalla piena delle acque traimi in salvo.
Il dardo delle tenebre non mi colpisca,
scampami dalle grinfie del nemico.
Non abbiano a vantarsi su di me
coloro che non ti cercano.
Ricada sui miei nemici la tua condanna,
come fango li attanagli un’onta perenne.
Tu compi prodigi per il tuo servo,
per questo, o Dio, riflettano le genti.
Anche i lattanti ti devono lode,
chi non ti conosce saprà che tu sei.
Del tutto immersa nelle grandi acque
l’anima mia si è abbeverata solo di te.
Cantate inni al nostro Salvatore,
alzi il suo capo chi cerca il Signore.
Coloro che attentano alla vita dei tuoi servi
restino attoniti e li sorprenda la notte.
Ma chi spera nella tua salvezza
non sia mai più confuso.
Un popolo che non ti conosce ti cerca,
oggi e sempre il tuo nome sia innalzato.
Il Signore è grande, i popoli tutti ti acclamino,
tu ci scampi dalla furiosa tempesta.
La fossa che gli empi mi hanno scavata
diventi la culla per tanta generazione perversa.
Nel guardare il tuo servo, Dio, mio Dio,
siano svergognati gli occhi dei malvagi.
Il dardo delle tenebre è più acceso che mai,
è diretto verso il nemico che lo ha lanciato.
Io, alla tua presenza, vivo di piena letizia
e contemplando il tuo volto vedo il mio.
Il tuo nome, o Dio, è un nome eterno
e chi ti invoca con fede non resterà deluso.
Abbiatene timore, voi, popoli tutti e nazioni,
perché il Signore rigetta i potenti della terra.
Sollevi il suo sguardo chi teme il Salvatore,
egli solo decide vittorie per i suoi servi.
La tua benedizione, o Padre Altissimo,
ci conservi nel tuo nome per la vita eterna.
La tua grazia non abbia mai a mancare,
ungine il capo dei tuoi consacrati.
La tua misericordia, Signore, io invoco,
mio Dio ricordati del tuo servo.
Libro delle preghiere –
Capitolo 37
Cantico dei ritorni
Per i popoli che verranno. Per farne memoria.
Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
tu sei da sempre Dio di misericordia
ma lontano, lontano dalla nostra terra
oggi più che mai è ogni tua salvezza.
Trasgredendo i tuoi precetti
abbiamo attirato su di noi la tua collera
e, non soddisfatti dei mali commessi,
sul tuo santo monte ti abbiamo messo alla prova.
Noi non saremo computati nel giorno,
tantomeno potremo patteggiare con la notte,
quando domani si ritrarranno i cieli
e l’oscurità calpesterà i nostri vinti passi.
C’è tra di noi chi ha udito la tua voce,
la tua terribile voce non possiamo eluderla,
e attaccati al seno della tua parola ci disperiamo
per la paura del tuo giudizio che ci chiama per nome.
E come noi abbiamo istigato la tua ira,
oltraggiandoti comandamento dopo comandamento,
così ora tu semini su quello stesso tuo monte santo
in ogni nostro respiro terrore e sterminio.
Dio di misericordia, Padre dei nostri padri,
lontano da noi e dalla nostra terra è la tua salvezza
e oggi più che mai ti chiediamo pietà, pietà di noi,
adesso che stiamo alla tua presenza, o Signore.
Un tempo ci hai liberato dai nostri nemici
ricordandoti nella tua benevolenza della tua alleanza,
degnati adesso di liberarci dal male che commettiamo
poiché non comprendiamo il male che facciamo.
Come davanti ai tuoi ti sei trasfigurato,
per annullare la distanza tra terra e cielo,
trasfigura anche noi davanti a te, o Onnipotente,
affinché l’abisso non si cibi dell’abisso.
Come terre di nessuno per te diverremo,
confini di confini senza tramonti e albe,
e ritorneremo a te, come tanti rivi prosciugati,
pronti a farci purificare dalla tua misericordia.
Mentre la neve sarà immersa di rugiada sulle tue alture
noi splenderemo come il tuono tra le tue labbra,
e l’inquietudine lascerà spazio a quello stupore antico
quando t’invocheremo uniti, o Signore, Dio di ogni salvezza.
Libro delle preghiere –
Capitolo 38
La sorgente e i suoi sigilli
Rallegrati, figlia di Sion,
Colui che ha creato la vita,
distribuendola tra i cieli e la terra,
ti ha voluta come sua stabile dimora.
In Lui, al quale appartengono ogni creatura e cosa,
anche noi siamo stati generati,
per essere segno tra tutte le nazioni
e motivo di contraddizione per i popoli.
Ecco. Il Signore che abbassa i potenti
ha fatto di te la sua vetta gloriosa.
Coloro che vorranno andare a Dio
dovranno attraversare la tua separata porta:
salendo, si prostreranno ai tuoi piedi
presentando i loro doni all’Altissimo.
Il nostro cuore esulterà di gioia
quando giungerà alla sua sorgente,
perché è lì che ha fondato noi, suoi sigilli,
e con la tua luce si aprirà il libro della vita.
Libro delle preghiere –
Capitolo 39
È un’ora buia
Per questo popolo. In memoria e per fare memoria.
Spente le lampade. Allentati gli ormeggi.
Davvero questa che sta scendendo sull’umanità
è un’ora buia.
Una tra le ore più buie di sempre.
Dirigemmo i nostri passi sulla tua Parola,
o Signore.
Ma il nostro sguardo, oggi, sembra, d’un tratto,
preda delle più spietate ombre.
Eppure col nostro cuore
noi non smettiamo di cercare te,
o Dio di ogni pace,
poiché nel tuo amabilissimo Volto
si reggono i destini di ogni uomo,
vi è il principio della verità,
i confini della giustizia si baciano
e le correnti della misericordia pacificano,
con la tua incarnata Parola,
i cieli e i mondi.
Ma questa è l’ora delle tenebre.
Non c’è lamento in noi,
perché il respiro
rientra nel suo alveo primordiale,
lì dove, a ultimata memoria,
sembra che anche il silenzio,
il quale dovrebbe restituire
all’anima e alla mente
un po’ di requie,
sia distante, quasi da noi separato.
Come lontano avvertiamo il pianto.
Mai così disgiunta dagli occhi nostri
noi palpammo l’assenza,
l’assenza delle lacrime.
Quale clamorosa sciagura per noi,
per la figlia del tuo popolo.
La sua ferita è sì incurabile, oramai.
Noi, nulla possiamo.
Preda delle ombre,
delle ombre della morte,
ad allentati ormeggi
perfino le lampade si sono spente.
Sì. Perché ci è stato negato, oggi,
anche l’olio della consolazione.
E ce ne andiamo, così,
deportati e oppressi dal nemico, empio,
che nulla comprende fuorché l’odio.
Davvero, Signore,
davvero ti sei dimenticato
della figlia del tuo popolo?
Lascerai dirigere ancora i nostri passi
sulla via della tua Parola,
Dio di ogni pace,
o, perduti e agonizzanti,
vagheremo tra le valli ultime
della desolazione più totalitaria,
umiliati e vinti,
a scontare una pena che, in fondo,
mai meritammo?
Alzati, Signore.
Destati, come da un profondo sonno,
o nostro Prode.
Sii per noi baluardo di speranza,
rupe di salvezza e voce di vittoria.
Rinnovella i nostri giorni
come il fiore delle tue labbra.
Il nostro aiuto proviene soltanto da te,
Signore.
Tu che le nostre bocche apri
e col tuo santo bacio
nel tuo spirito c’immergi.
Degnati, deh, di donarci ancor questo:
lasciaci alzare gli occhi
presso la fonte della vita.
E noi, tuo gregge e frutto del tuo pascolo,
cantando inni al tuo nome,
ti loderemo per sempre.
Perché la tua fedeltà
vale più di qualsiasi umano sacrificio
e la tua misericordia, o Dio,
pacifica, con la tua incarnata Parola,
i cieli e i mondi.
Sì.
Tu muterai la nostra angoscia in letizia
e il nostro tormento diverrà giubilo
perché, col nostro cuore,
sapremo delle tue stupende meraviglie
quando lascerai sposare i nostri occhi
con la luce del tuo Volto.
Noi torneremo a esaltarti, o Altissimo,
a celebrarti, in mezzo alle Nazioni,
per la tua infinita misericordia e grandezza,
Principe della pace.
E ciò che tu oserai fare per noi,
Padre di ogni verità e giustizia,
sarà ricordato da tutti i viventi.
In eterno.
Libro delle preghiere –
Capitolo 40
Come colomba discesa dal cielo
Beato l’uomo che scruta i decreti del Signore,
che non si discosta dai suoi precetti,
ed esegue i suoi comandamenti
quando entra e quando esce l’aurora,
quando esce e quando entra la tenebra,
dalle sette notti ai sette giorni,
e quando è stabilito il riposo
per i giorni e per le notti,
per l’aurora e per la tenebra;
davanti all’Altissimo cresce come suo virgulto,
asperso dalla Vita e dalla sua conoscenza.
Per amore, Dio, nella sua infinita misericordia,
cancellerà ogni sua colpa
e lo custodirà dal male con il suo santo braccio
quando farà della sua Via, infine,
una sola uscita in verità e spirito
per il beato ingresso nella gloria del Padre Onnipotente.
Figlio, ascolta le parole che ho da dirti.
Aprirò gli occhi e li eleverò ai monti,
lì, dove il Signore mi procurerà per te ogni bene,
in cielo e in terra.
Siine affamato come non lo è nemmeno il lupo,
tu che, mansueto più di un agnello,
stillando cieli dall’alto germoglierai,
come mandorlo in fiore, tra i rovi e le pietre.
Agli empi non prestare l’occhio,
per i malvagi non nutrire mai invidia.
Si inorgogliscono perfino per il pane
che hanno rubato al povero, all’ammalato.
Non desiderare di essere come uno di loro,
neanche se costretto
dalle circostanze estreme dell’esistenza.
Se il loro ventre è pasciuto e sano è il loro corpo,
non lasciarti ingannare.
Infatti, l’apparenza ha condotto
molti uomini, che si ritenevano giusti,
sui precipizi della rovina.
Potranno anche saziarsi dei beni di questa terra,
tutti costoro,
ma chiamano delizia perfino le cose più immonde.
E potranno anche finire questa esistenza terrena
nella vecchiaia,
ma negli inferi chi si ricorderà del loro nome?
Il Signore prova i suoi figli
come si purifica l’argento col crogiuolo:
dopo averli saggiati,
Egli li ritiene più degni di mille sacrifici.
Ecco. Gli empi che oggi vedi sorridere,
i malvagi che non cessano di opprimere,
di esercitare dominio e male,
avidi di potere, di denaro,
e che fanno della loro esistenza
un elogio alla prostituzione,
un testamento alla persistente perversione,
ergendosi sopra agli altri uomini
fino a idolatrare se stessi,
sino a sentirsi degli dei,
dei della globale putrefazione di ogni valore umano,
ebbene costoro sono ciò che vivono: delirio e oblio.
Come erba secca presto, presto appassiscono.
Oggi lì osservi, domani più non ci sono
e nemmeno la notte profonda,
con le sue più oscure tenebre, va chiedendosi il perché.
Vanno sfidando l’Altissimo con la loro presunzione e,
accecati dall’orgoglio, prede del loro stesso male,
credono addirittura di sostituirsi a Dio.
Veramente un grande male
il Signore ha riversato su tali uomini.
Veramente sono degni delle peggiori condanne divine.
Figlio, non dispiacerti,
non invidiare il loro ventre pasciuto e il loro corpo sano.
Dentro sono pieni di adulterio e rapina,
di omicidio e di vendetta,
e di tanti altre colpe sono macchiate le loro membra,
i loro pensieri, le loro menti.
Se seggono in alto,
se uno domina sull’altro,
se vanno opprimendo i popoli
uccidendo chi gli è di fastidio:
tu non temere,
avvizziranno presto come l’erba.
La storia insegna che costoro
sogliono farsi chiamare storia.
Eppure il Signore permette che questi uomini
abbiano talvolta vita lunga, giorni anche felici;
li fa sedere come capi delle nazioni,
loro che amano farsi chiamare, dalle genti,
principi e re, dominatori.
Chi può comprendere il pensiero di Dio?
Chi può penetrare i suoi misteri?
E chi può scendere a contesa con l’Altissimo?
Può un vaso dire a chi l’ha plasmato:
io non sono un vaso?
Tu, figlio, taci e osserva i precetti che ti darò,
i quali non sono statuti
bensì norme di vita per l’uomo che percorre la Via.
Spendi la tua causa per l’innocente,
per il debole, per l’indifeso,
sii come un muro di cinta per essi
e un riparo per la vedova, per il prigioniero.
Offri ai poveri la tua giustizia:
i tuoi occhi ai ciechi, la tua voce ai muti,
le tue orecchie ai sordi,
le tue gambe e le tue mani ai paralitici,
il tuo respiro agli agonizzanti, il tuo sorriso agli offesi;
consola chi è nel dolore, abbraccia i ripudiati,
e la libertà tua donala agli oppressi e ai prigionieri.
Il tuo cuore sia unto soltanto dalla purezza
e la misericordia sia il mantello
che porrai tra pensiero e corpo.
Aiuta i perseguitati, i rifugiati,
gli esuli e i migranti:
sii per essi ambasciatore di giustizia e di pace.
L’Altissimo tutto conosce.
Egli scruta ogni segreto
e nessun sentiero gli è nascosto,
poiché il Signore stesso è la Via,
la Via che riconduce alla Vita e, cioè, al Padre,
Colui che è verità e amore, l’Onnipotente.
Egli ha già pronta la mercede
per gli empi e per i malvagi,
i quali hanno mandato giù il boccone del Maligno,
come in tanti hanno fatto prima di loro:
tutti figli della perdizione.
Tu non aspettarti ricompense.
Sappi che l’hai già ricevuta, in origine al tuo tempo.
Sei figlio di Dio.
Loda il Signore quando entri e quando esci,
nel consesso dei luminari
e per le dominazioni del nuovo giorno.
Dal benedire l’Onnipotente
non trattenere le tue labbra, quando esci e quando entri,
dal muro di polvere che non vince le tue pupille
e tra le potestà invalicabili dei sette suoni,
le quali prevengono tutte le veglie incontaminate
nel riposo prestabilito dalla folgore.
Di nuda cenere, ricordati, che sazierai la terra.
Una terra fertile, vergine.
Glorifica il Signore quando vi entrerai
e il suo Nome sarà sulle tue labbra quando ne uscirai:
tu sei stato generato per non essere pegno della polvere.
Ecco: la terra, germogliando, donerà la sua primizia.
Questa è la Via. È avanti a te.
Sei tu che devi sceglierla,
avanzando, verso il cielo, nel timore del Signore.
E ascenderai, come acclamazioni gradite dall’Altissimo,
tra i Principati e i Troni,
perché avrai costruito
la tua casa sulla roccia,
mentre la fiaccola della vita
andrà illuminando il tuo cammino,
un passo dentro l’altro, un passo dopo l’altro,
verso l’abbraccio col Vero
nel più geloso bacio dell’Eternità.
Beato l’uomo che scruta i decreti del Signore,
che non si discosta dai suoi precetti
ed esegue i suoi comandamenti
quando entra e quando esce l’aurora,
quando esce e quando entra la tenebra,
dalle sette notti ai sette giorni,
e che quando è stabilito il riposo
per i giorni e per le notti,
per l’aurora e per la tenebra,
davanti all’Altissimo cresce come suo virgulto,
asperso dalla Vita e dalla sua conoscenza.
Dio, che è amore,
ancora prima che egli imparasse a distinguere
il bene dal male,
e prima ancora che sapesse dire papà e mamma;
ancora prima che la luce formasse
un’alleanza di giustizia e di pace nei suoi occhi,
ebbene, Egli già lo aveva pensato, gradito e onorato,
col nome del suo stesso Nome.
Per questo, anzitutto per questo, beato l’uomo.
Perché le opere di Dio
sono tutte rivolte in suo favore,
secondo il suo beneplacito e i suoi immarcescibili decreti.
Prepara la via,
preparala per il Signore, nostra Giustizia.
Ecco. Io faccio delle mie labbra un’arpa a dieci corde
e della mia voce un cembalo, un cembalo squillante;
le mie mani battono come tamburelli
accompagnati dalle cetre, dai flauti e dai timpani.
Perché io, per l’Onnipotente,
diverrò l’umanità che Egli ama,
l’umanità tutta che incarnerà i suoi Inni di vittoria.
E per cantare la tua lode e la tua gloria, o Altissimo,
alle porte della tua santa Città
che per me farai spalancare con la chiave del Re,
affinché possa manifestarmi, al banchetto di Nozze,
al mio Sposo come colomba discesa dal cielo,
ritornando lì, dove entrambi siamo nati,
nello stesso spirito di verità e amore, uniti.
Libro delle preghiere –
Capitolo 41
Canto di giustizia e di pace
Accade che l’occhio dell’Altissimo
si posa sui vincitori e sui vinti. Per sconfiggerli.
Beato quel paese nel quale dimora il timore del Signore,
dove regna imperitura la scienza dell’Onnipotente,
poiché sarà chiamato Città-nostra-giustizia
dallo stesso Principe della pace,
il quale sfiderà tutti i suoi nemici
per sconfiggerli nel medesimo giorno,
un giorno già creato e non ancora visto da alcuno,
e per porli sotto il suo calcagno a sgabello dei suoi piedi,
come di quel tempo è stato già scritto.
Chi è saggio comprenda queste parole.
Ecco. Chi abita la giustizia,
se cade per mano dei malvagi, sette volte si rialza.
Ma la via degli empi va in rovina.
Accerchiata, presa nei lacci della morte,
la tortora viene liberata
affinché il tempo del canto non abbia fine.
L’inverno è su chi trama insidie verso chi abita la giustizia:
il mio occhio ha guardato,
il mio occhio è penetrato nello sguardo dei miei nemici e,
nel nome del Signore, Dio stesso li ha sconfitti.
Abbiate coraggio,
non incuta paura in voi l’uomo,
questo essere fatto di polvere,
e lodate l’Altissimo che rialza il misero,
che libera i condannati, che ridona la vista ai ciechi,
la parola ai muti e l’udito ai sordi.
Sì. Nutritevi di pace nel timore del Signore
e l’Altissimo vi renderà giustizia.
Siate amore come amore è il Padre vostro,
Colui che ha fatto cielo e terra e che, terribile,
getta il suo disprezzo sui potenti.
Siate saggi, siate giusti:
sui consacrati del Signore non vinceranno,
non avranno mai parte con essi,
le forze maligne né i malvagi, gli empi,
uomini indegni che hanno dimenticato la loro provenienza,
la quale trae origine nella terra.
Noi, invece, restiamo saldi nella verità,
saldi restiamo nella legge dell’Altissimo.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore.
Dio mandi il suo Santo Spirito su di noi
e sarà una nuova Creazione.
Giustizia e pace siano su coloro che Egli ama.
Nell’intimità del mio cuore una voce m’invita:
cercate il mio volto.
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Beato l’uomo nel quale dimora il timore del Signore
poiché, ecco. Gli occhi del Dio vivente sono su chi lo teme.
A chi cammina per la mia via, dice l’Altissimo,
a chi percorre il giusto sentiero, parola dell’Onnipotente,
mostrerò la mia misericordia e donerò la mia salvezza.
Ora lascia, Signore, che io racconti del tuo nome,
di quanto è mirabile, ovunque eccelso.
Perché il tuo amore è per sempre.
Come una sposa adorna per il suo sposo
così vedo la Città santa, tutta pronta per il suo Dio.
Sorge come l’aurora tra le braccia dell’Altissimo.
Questo è il giorno già creato dal Signore,
una meraviglia ai nostri occhi. Rallegriamoci. Esultiamo.
Perché così dice l’Onnipotente:
ho edificato i vostri nomi come roccia
scrivendoli nel libro della Vita.
Signore, ci hai conservati come tue pupille:
eterna è la tua misericordia.
L’opera delle tue stesse mani non hai dimenticato:
eterna è la tua misericordia.
Sveglierò l’arpa a sette corde, col solo mio sguardo,
per lodarti con un canto senza fine, Dio.
Giustizia e pace si baceranno,
e tu, Padre mio, che sei Verità e Amore, li terrai uniti, saldi.
Sulle tue labbra è diffusa la grazia.
Libro delle preghiere –
Capitolo 42
Alla vigilia del settimo giorno e del settimo anno
Avanzavo, tra i primi, felice tra i felici
nella più bella delle corse.
Ma tu mi hai voluto rendere ultimo tra gli ultimi,
infelice e solo,
estraneo perfino al corteo dei citaredi
e dei cembali squillanti.
Mi è rimasta un’arpa, un’arpa senza corde.
Non capivo,
confesso che stavo a tuo cospetto come una bestia,
e perfino il mio silenzio mi era celato,
del tutto nascosto.
Che forse tu hai necessità
di manifestare il tuo potente braccio
contro i tuoi eletti?
Eppure non camminavo, io:
dinanzi a te
continuavo a domandarmi della sorte dell’empio
e, ritenendomi giusto,
non facevo altro che misurare,
giorno dopo giorno,
l’alterigia del mio orgoglio.
Privo di forze, dimentico del bene,
io continuavo a stare al tuo cospetto, sì.
Però allo stesso modo delle bestie.
Alla prima e alla seconda vigilia della notte,
il raglio dell’asino accompagnava il mio lamento.
Alla terza vigilia,
il seno di una madre che allattava il figlio
mi provocava insidia nei ricordi.
E mentre l’uomo e la donna,
il marito con la propria moglie,
cominciavano il loro dolce discorso,
la prima delle loro intime conversazioni,
io negavo a me stesso il bisogno di essere figlio,
di essere uomo, di essere marito e di essere padre.
Mi hai reciso dall’ordito.
La trama della mia esistenza
l’ho dunque paragonata alla sorte delle piante,
delle erbe.
Come si seccano i prati e falciata è ogni vendemmia,
nemmeno dai miei anni luminosi
traevo più il tuo insegnamento.
Mi hai provato lungamente,
in modo severo e santo.
Perché se c’è un giusto quello ti appartiene.
E oltre te,
nessuno può considerarsi giusto o santo.
Non mi hai consegnato alle tenebre,
sebbene pure lo avrei meritato
per la mia tiepida condotta.
E oggi,
alla vigilia del settimo giorno e del settimo anno,
non la bestia ti sta davanti, no.
Non il silenzio dei morti vuole renderti lode:
difatti né può alzare inni al tuo nome né,
come conviene ai vivi, e solo ai viventi,
può degnamente onorarti.
Io ti celebro, mio Signore e mio Dio,
perché mi hai voluto consegnare luce alla luce.
Sì,
tu mi hai strappato
da chi avanzava tra i primi, felice tra i felici,
in quella che credevo la più bella delle corse:
dentro avevano soltanto fame di innocenza,
e l’oscura parola che intravedevo sulle loro labbra
era semplicemente ‘guerra’.
E quella corsa ha portato quasi tutti
alla fossa più profonda.
Mi hai punito, sì.
Perché solo i padri sanno soffrire per i loro figli,
al fine ultimo e primo di correggerli.
E tu, Padre mio,
mi hai restituito al seno di mia madre
e mi hai ridonato dignità di figlio, di uomo,
di marito e di padre.
Io sono l’uomo
che attesta la bontà del Dio vivente
ad ogni creatura che splende sotto i carri del sole
e che giace tra i lenzuoli delle tenebre:
abbiatene timore,
nutrite in voi quella speranza immarcescibile,
quella fede indivisibile,
quella carità che tutto scusa e salva.
Perché il Signore agisce con tutti
utilizzando equamente la sua giustizia
e, a chiunque glielo chiederà,
non farà mai mancare
la sua infinita misericordia.
Lodate Dio.
Lodate il Signore con cembali squillanti
e in compagnia dei citaredi.
E cantategli un canto nuovo,
con l’arpa a dieci corde a Lui inneggiate,
poiché eterno è il suo amore per noi.
Eterno è il suo nome tra le nazioni.
Eterno è nei nostri baci il suo santo bacio.
Amen. Amen.
Libro delle preghiere –
Capitolo 43
Gerusalemme. Discende la sposa
«Cingi di luce la tua luce,
adorna con larghe vesti di bisso
le tue splendenti altezze
richiamate dalle mie altezze,
e presentati a me
in favolosi ricami scolpiti dal vento.»
Dal cielo, ecco: Gerusalemme.
Discende la sposa che lo stesso cielo,
per il suo sposo, ha dovuto attendere.
Egli è qui.
Ha pronto il diadema regale,
e avanza come un guerriero mai domo, mai sazio,
dopo aver annientato i suoi nemici
che lo avevano sfidato sul suo monte santo.
Dalla sua dimora, noi tutti,
abbiamo visto i suoi meravigliosi e terribili occhi:
folgori senza numero volevamo contare
mentre con i nostri orecchi abbiamo udito
la sua immensa voce,
come il fragore di grandi cascate.
Con quale gloria
ci hai voluto manifestare il tuo amore,
tu che, da sempre,
sei rifugio e roccia per il nostro cammino,
il sole di giustizia e di pace
che illumina i nostri passi.
Sei il più bello tra gli uomini, o Dio,
in cui vai generandoti, ieri come oggi,
per confermare ogni tua potenza
e così confondere la lingua altera dei tuoi nemici.
I nostri giorni tu li misuri
e in essi vai contando i secoli, i millenni.
Sì. Perché come aquile
vai rinnovando i nostri anni
e davanti a te un solo giorno
può distare l’immenso dall’immenso,
e l’immenso può tornare ad essere un solo istante,
per te.
Quanto grande è il tuo nome.
Lo fai conoscere soltanto
a quelli che ti temono nel tuo amore,
perché sei un Dio fedele e la verità,
la verità è il bacio santo
che dimora sulle labbra
che solo tu hai conosciuto.
Il Signore dona la vista ai tuoni,
affinché il loro annuncio
si riversi come comandato
dalla stessa sua luce.
Il Signore fa udire i mari di cemento
e spalanca gli alberi della foresta
affinché nessuna sua parola, nessuna,
vada perduta.
«Ascolta. Io sono Dio. Il tuo Dio.
Non ve ne sono altri.
Non desidero offerte.
Ho in obbrobrio i sacrifici.
Miei sono i cieli
e io ho creato le terre, i mari,
con tutto ciò che contengono.
Verrei alle tue offerte, ai tuoi sacrifici,
se avessi davvero fame?
La misericordia è ciò che io voglio da te.
Con quella grazia con la quale ti ho cresciuto,
la medesima,
e con quell’amore
con il quale ti ho tratto dal fango
per darti un nome.
Io desidero che tu sia pace, in te,
e che da te tutto ridiventi pace, ovunque.
Oggi stai alla mia presenza.
Non vi sono altri dei.
Io sono Dio, e il mio nome è Geloso.
Bocca a bocca voglio ancora parlarti,
perché sulla tua bocca si posi la verità
e affinché questa costruisca
sulle tue labbra il suo nido.
Tu parlerai con la mia bocca. Adesso.
Cingi di luce la tua luce,
adorna con larghe vesti di bisso
le tue splendenti altezze
richiamate dalle mie altezze,
e presentati a me
in favolosi ricami scolpiti dal vento.»
Dal cielo, ecco: Gerusalemme.
Discende la sposa che lo stesso cielo,
per il suo sposo, ha dovuto attendere
sul suo monte santo.
Un fuoco divoratore
per chi sfida Dio, il nostro Dio,
e una fornace sempre accesa
per tutti coloro
che offendono la vita nel suo albore.
Hai messo sulle nostre labbra un canto di lode.
Desidero che tutti coloro
che ti sono stati affidati
abbiano vita e in abbondanza.
Conoscendo te,
con la verità nel cuore e la pace come spada,
abiterò nella tua casa
per i giorni che hai voluto misurare,
perché non si potranno contare
né i secoli né i millenni.
In eterno canterò la tua grandezza, o Dio.
In eterno farò di me la tua volontà.
Sì. Perché questo hai desiderato per me,
nell’amore del mio amore,
e so che porrai la giustizia a fascia dei miei lombi,
per l’infinità di quella domenica sorgiva
che hai già edificato senza tramonto.
Amate il Signore,
voi che abitate la sua casa,
e servitelo
custodendo la sua via.
Beati quelli che osservano la sua parola
e la mettono in pratica.
Ecco.
Ascende il Signore,
il Signore ascende tra le acclamazioni dei suoi figli,
dai cori angelici si eleva il suo trono.
«Beati quelli che non si scandalizzano di me,
della mia parola.
Saranno come gioia piena e dolcezza infinita,
alla mia destra.
In eterno li disseterò alla fonte dell’acqua viva,
perché berranno al calice della mia salvezza.
Io sono la via, la verità e la vita.
Voi che mi desiderate,
venite a me e vi sazierete senza fine del mio amore.
Ed io verrò a voi.»
E nel Signore saremo, in Dio,
irraggiamento di una sola sostanza.
O Padre, lascia che io ti lodi e ti magnifichi
con l’esultanza di quello spirito
che vuole essere tutto in tutti perché,
tutto in tutti,
eterno, t’appartiene.
Amen. Amen.
Libro delle preghiere –
Capitolo 44
Rugiada del tuo Spirito
(Salmo messianico)
Saggia il mio cuore, Dio, e rendilo saldo,
perché è a te che desidero elevarlo.
Tu che scruti ogni pensiero, Signore,
custodiscimi nei tuoi pensieri,
così che io compia il tuo volere.
Chi confida in te, o Altissimo,
non sia mai scandalizzato dalla mia condotta
ma, anzi, da essa ne tragga fiducia e conforto.
Come può un uomo,
il figlio dell’uomo che tu hai reso carne,
saziarsi del mondo, egli che tutto in te vuole essere,
lui che, tua dimora, è opera delle tue mani?
Non la terra, né i suoi più forti poteri
ti rendono canti di lode, di amore, Dio.
Io ti invoco con inni di grazia e di esultanza.
I monti saltellano e le colline danzano,
mentre i mari tacciono da un abisso all’altro.
Hai portato letizia e gaudio nel mio cuore,
il mio cuore del tutto posseduto dal tuo,
e alla tua presenza freme il mondo
con tutto ciò che lo abita.
E io so, so che di me ti compiaci.
Ridurrò al silenzio i perversi e i superbi,
e gli umili e i poveri tornando a te giubileranno.
Signore, dal tuo santo trono,
per i tuoi giusti decreti,
rendi stabile la tua dimora,
frutto delle viscere più immacolate.
Il Signore parla. Ascoltino i popoli tutti, le nazioni.
«Ti ho costituito come mio consacrato,
unto dal mio sacrificio, per il mio nome,
sopra tutte le nazioni,
perché tu ristabilisca il diritto e la giustizia
e affinché i popoli riscoprano la luce,
quella luce che ad essi è stata negata,
e riabbiano la libertà, e la riabbiano con abbondanza.
Ecco.
Io compio questo
perché il cieco riacquisti la vista,
il sordo l’udito e il muto la parola.
Scioglierai catene ai prigionieri
e i morti, per la tua parola ed il tuo soffio,
risorgeranno in me.
Farò sparire dalla faccia della terra l’oppressione;
ogni ingiustizia la condannerò con giusto giudizio
e sterminerò per sempre gli empi
che compiono abomini e stragi sulla terra,
tra il mio popolo.
Avverrà ciò affinché il pianto degli ultimi,
degli orfani, delle vedove,
si muti in gioia e in esultanza.
Ristabilirò la giustizia e il diritto
come ali di colomba che si abbracciano
e i popoli tutti mi renderanno un culto nuovo,
finché mi mostrerò a loro in ciò che io sono per essi:
padre dei loro padri e padre, di me stesso padre.
Dopo aver subito l’onta delle peggiori umiliazioni,
dopo aver conosciuto
la corruzione del corpo e della cenere,
quando nella polvere ricorderanno
che li ho tratti dalla stessa polvere,
io avrò di nuovo pietà per il resto che mi sono scelto,
per la mia nazione, l’eletta.
Colui che ho inviato trarrà molte pecore al mio ovile,
come un pastore ha cura del gregge che gli è stato affidato,
e attraverso di lui attirerò molti a me.
In quel giorno non vi sarà né lutto né catastrofe,
perché nel nome di mio figlio riscatterò l’esistenza tutta
e ogni popolo, ogni nazione,
verranno al mio santo monte per rendermi gloria e onore.
In quel tempo anche le bestie non taceranno il mio nome
e perfino le pietre dei mari saranno sacre al Signore».
Padre, ti rendo grazie.
Tu ascolti da sempre le preghiere dei tuoi figli,
di chi ti è fedele, di chi ti è accanto. Le esaudisci.
Hai affidato a me il giudizio e il diritto che,
senza mai scontrarsi,
come ali di colomba tra gli uomini si abbracciano.
E la giustizia è tua dimora, opera delle tue mani.
Hai reso forte il Figlio dell’uomo,
il Verbo della Vita
che ha tanto desiderato di scendere sulla terra.
Glielo hai concesso.
Un corpo mi hai preparato, ed ecco.
Io compio il tuo volere,
come nel libro della vita è scritto di me.
Una voce grida al mio cuore: cerca il suo volto.
Nel tuo nome, Padre mio,
sono tutte le creazioni a ricrearsi.
Mostra il tuo volto, Signore,
mostra il tuo volto a chi ti cerca con cuore puro.
Per il tuo nome, Dio, fa grazia a Sion:
dona giustizia alla nazione che ti sei acquistata,
al ceppo che la tua destra ha piantato e reso sacro.
E sia, così, Gerusalemme. E sia, così, la pace.
Hai saggiato il mio cuore, o Dio.
Saldo è il mio cuore, adesso.
E, in te, saldi sono tutti i miei pensieri,
perché mi hai manifestate le tue vie.
Io, tua dimora e opera delle tue mani,
canterò del tuo amore,
del tuo amore edificato in eterno,
per te, Padre mio, che fai partorire i cieli alti
dai quali sgorga, intatta, la tua primizia:
rugiada del tuo Spirito che irrora la terra
e, in te, sorgente unica di salvezza.
Libro delle preghiere –
Capitolo 45
Ti sostenga il Signore, nel suo giorno terribile
(Salmo regale)
Ti sostenga il Signore, nel suo giorno terribile,
e dalla sua santa montagna vegli su di te;
come sua pupilla ti consacri, andando nei tuoi passi,
per luminose ambasciate in schiere di pace.
Ti introduca sulla soglia del suo altare
e lì ti benedica, nel suo Nome altissimo,
per ungerti con olio di esultanza e di grazia,
affinché in te risplendano le sue meravigliose opere.
Ti mostri, clementissimo, il suo Volto nel tuo,
e la sua benevolenza sia vittoriosa nei tuoi occhi,
quando a te accorreranno popoli sconosciuti
per chiedergli un’ora di misericordia e di giustizia.
Perché del Signore sono i cieli, come tutte le creature,
e i governanti, e i re, e i potenti chineranno il capo,
sì, davanti a Dio, che Dio ti ha generato nel suo Spirito,
e che viene, sulla via da te preparata, a giudicare la terra.
Libro delle preghiere –
Capitolo 46
Iscritti nel rotolo del libro
Età da vivere.
È così che ci hai colmato,
presenza, tu, della tua presenza.
Signore, noi a te veniamo,
adorando Dio in verità e spirito,
poiché tu ci hai amato prima che fosse il tempo,
e le nostre lodi saranno conosciute come parole d’amore,
rugiada prematura che scuote i mari,
che invigorisce le foreste,
all’ingresso della luce, all’uscita dalle tenebre.
Benedette. In esse come nazioni si ascolteranno,
nazioni benedette dall’Eterno.
Attestiamo la tua incontrastata paternità,
Signore del cielo e della terra,
e, più di noi, dichiariamo beati
coloro che in te crederanno,
spereranno, ameranno,
pur non avendo visto
ciò che i nostri occhi hanno veduto,
ciò che i nostri orecchi hanno udito,
ciò che le nostre mani hanno toccato.
Dio, tu ci hai dato un nome baciato dal tuo nome,
un corpo ci hai consegnato ed il tuo sangue,
affinché realizzassimo ciò che hai stabilito per noi.
Ecco. Siamo una sola cosa in te,
iscritti nel rotolo del libro,
e, nel Signore, a te veniamo,
per compiere il tuo volere.
Sì. Le genti si stupiranno,
i popoli esulteranno quando, con noi,
danzeranno giustizia e diritto,
davanti alle nazioni,
e in noi si eleveranno tutte le sorgenti.
Hai aperto le nostre labbra,
la tua mano è scesa nel nostro cuore,
hai unto il nostro capo:
tu, o Dio, hai fatto di noi un regno,
e ciò lo hai compiuto
perché si manifestasse la gloria del Signore,
approvati in te da colui che è: sacerdote, re e profeta.
E adesso il nostro canto diviene tua dimora,
e la tua dimora
tempio di un amore che le sue porte spalanca
per un popolo che cerca il tuo volto.
Fiamma viva nel mio petto,
una voce mi chiede di cercarti, mio volto.
Cosa c’è di più bello, di più alto, mio Dio, mio Signore,
che due fratelli, come due popoli, vivano insieme?
Ecco l’incontaminata transumanza di un rinnovato gregge,
di un solo pascolo custodito dal Signore,
per l’opera eletta dallo stesso Pastore.
Età da vivere.
Le nostre lodi
saranno conosciute come parole d’amore, Dio.
È così che ci hai colmato,
presenza, tu, della tua presenza.
Perché la tua misericordia è per ogni generazione e,
cantando nel tuo nome, o Signore,
noi per primi ci custodiamo nella vita,
avendo come via la luce dei tuoi passi
e la tua benedizione. Sempre.
Sia lodato Dio,
che ci ha dato un nome baciato dal suo nome:
Signore.
E un corpo ci hai consegnato ed il suo sangue,
affinché realizzassimo ciò che hai stabilito per noi.
Libro delle preghiere –
Capitolo 47
Benedizione e lode
(Te Deum)
Noi ti lodiamo, Dio, che sei e che eri,
e che vieni a visitare la Terra.
Gli Angeli proclamano, unanimi, la tua infinita Gloria.
Le schiere Celesti ti proclamano Santo dei Santi,
o Redentore nostro, o Genitore dei cieli tutti,
Autore degli universi espansi e Figlio della sublime Aurora.
Si rinnovino i tuoi giorni, di anno in anno,
e cresca la benedizione del Signore su di te,
come un germoglio,
come acqua che traluce dai fiumi e dai mari
fino a giungere, in forma di pace su pace,
alla Nazione che ti sei acquistata,
compimento della sua vetta escatologica.
Dai tuoi occhi splenda la luce del mondo
e scaturiscano, dalle tue labbra, per i tuoi eletti,
solo parole di amore e promesse di felicità.
I tuoi piedi camminino sempre sulla via piana,
indicando ai popoli il sentiero della vita e della verità.
Sia, infine, il volto tuo,
un volto dove possa prendere dimora il giorno di Dio,
l’Altissimo e l’Onnipotente,
quando verrà alla porta delle nazioni a bussare,
non più per trattare, ma per condannare,
uno ad uno, tutti i suoi nemici.
Beato l’uomo che in te troverà, mia rupe e mio riparo,
la giustizia e la misericordia, quando ti manifesterai,
con la potenza della tua Destra, Terribile,
per il giudizio ultimo su questo e su tutti i mondi prossimi.
Libro delle preghiere –
Capitolo 48
A sollevati cieli
Dormono i re,
e i principi godono del sonno più profondo.
I capi dei popoli insorgono insieme
per fomentare i peggiori tumulti
e i potenti della terra
cospirano contro il Signore.
Come può l’uomo,
così lontano dai cieli,
questo essere dal cuore e dalle labbra impuri,
e sempre più assente dai pensieri di Dio,
credere di sovvertire le realtà superne,
di abbreviarne o di allungarne i tempi?
Egli, col suo atteggiamento,
non considera, non comprende,
giacché fatto simile alle bestie,
che, così agendo,
va ammassando carboni ardenti sul suo cranio,
in preparazione del giorno del giudizio,
sempre più ingrassato dalla moltitudine dei suoi mali,
mali senza numero,
per l’ora della cena universale,
per la strage da macello.
Se ne ride,
se ne ride chi fabbrica le altezze
e demolisce le terrene fondamenta.
Ecco.
Il Signore siede sul suo trono.
Davanti a lui sono schierati eserciti di esseri celesti,
a miriadi,
per servirlo.
I seggi del giudizio io aprirò davanti agli ultimi
affinché si spalanchino i rotoli del libro.
Chi oserà vantarsi dinanzi al Signore,
davanti a colui che innalza il povero e annienta il ricco,
di fronte a chi tutto governa
e che il suo disprezzo sta per gettare,
un’ultima volta,
sulle nazioni traviate e i potenti?
Nei fiumi di acqua viva avete sacrificato i miei figli
e come tanti tori accecati andate ad abbeverarvi, assieme,
alla medesima fonte.
All’alba io starò in mezzo a quei fiumi,
e farò salire di tanto sangue il suo fetore
fin dentro ai vostri accampamenti,
e ne proverete un enorme disgusto.
Allora alzerete la testa e,
guardandomi negli occhi,
smetterete di respirare con la bocca,
poiché questa vi servirà soltanto per stare al mio calice.
Ad un calice colmo di ira berrete,
quello che ho preparato per voi
fin dalla fondazione del mondo.
Fino alla feccia lo dovrete sorbire.
Andando per i vostri paesi sterminerò, uno ad uno,
tutti i malvagi,
affinché la terra non conosca mai più esseri come voi.
Gli uomini esulteranno di gioia
e glorificheranno il mio nome quando,
a sollevati cieli,
mi recherò presso le mie supreme altezze
per elevarli a me, per sempre.
Prima, però, guarderanno ai trafitti delle nazioni:
presso ogni altura, presso ogni piazza, presso ogni via,
presso ogni luogo, di ogni paese e città profanati,
sorgerà un immenso torrente
le cui acque saranno mescolate al sangue di coloro che,
con inaudita violenza,
hanno anticipato il mio giorno.
Ecco:
per questi ho riservato, nel luogo del giudizio,
il compito di essere annunciatori della mia decisione.
E nel loro sangue io andrò immergendo i miei piedi
e il torrente inaudito diverrà il mio catino,
lì, dove la loro eterna condanna canterà,
per l’umanità redenta,
una lode e un inno al Signore, Dio giusto e terribile.
Libro delle preghiere –
Capitolo 49
A rivelata origine
O Dio,
quanto è inarrestabile il tuo amore.
Se solo volessimo contemplarlo
più da vicino,
la nostra mente, perfino il nostro corpo,
subito sarebbero sommersi,
assieme alla nostra anima,
dagli amplessi purissimi e onnipotenti
del tuo non offendibile spirito.
Signore,
il tuo nome è il nostro scudo,
la nostra voce,
la nostra vittoria.
Chi è come te, Dio?
Tu ti desti nei nostri cuori
tra principati, troni, e dominazioni,
per stabilirci sul seno della rugiada.
Pur volendo,
non si finirebbe mai di esaltare
Colui che non ha tempo, spazio,
e che, ciononostante,
ha fatto dello spazio e del tempo
le dedicate fondamenta
per ogni creata creazione.
Io sono.
Hai ritenuto giusto
che la terra conoscesse
il tuo Verbo nel Verbo tuo,
l’autore di tutto.
Grande tu sei, o Signore.
Eppure hai generato
sostanza alla perfezione,
per il figlio dell’uomo divenuto,
in te e per te,
meno degli angeli.
Con te, anche le stelle svaniscono
per lasciar brillare gli uomini.
Ecco.
Adesso lasciaci apprendere
la vita degli anni
e non gli anni della vita
e giungeremo al cuore della sapienza
con la sapienza nel cuore.
Considereremo, così,
l’intero esistere
non più come un intervallo di più età
bensì per ciò che sostiene senza sostenere,
oltre il simbolo e la rappresentazione,
in quanto è:
ineguagliati noi,
mutevoli creazioni in seno al tuo nome,
che volgeranno i loro assiemi,
le loro consonanze,
in sintonia col tuo volere,
tra i capacitivi emisferi della persistente,
prima e ultima stagione.
Dei tuoi amati,
nati l’uno nell’altro
dentro la medesima cellula
procreata nella luce
del silenzio più immortale,
non si parlerà più per parabole,
né si potrà custodire dentro essi
un concetto coniugante
una umanità contagiata
dagli etero sistemi del pensiero.
Quando saremo,
bacio nel bacio,
un solo labbro
nel volto innamorato
dello stesso nostro nome,
tutti gli uomini,
e perfino le pietre,
diranno di noi:
ecco la Nazione.
Ecco l’opera del Signore.
In quel tempo,
ogni vivente
vedrà la gloria del tuo Unigenito
farsi pace poiché, su noi,
scenderà la gloria del Padre:
Gerusalemme,
a rivelata origine.
Amen. Amen.
Libro delle preghiere –
Capitolo 50
Presso le sorgenti dell’aurora
Signore, affidami alla fedeltà del tuo diritto,
conservami nel sigillo della tua giustizia.
Di lunghi giorni andrò saziandoti,
e la tua bocca proclamerà la mia salvezza.
Non si allontanerà da te il tuo custode:
angeli veglieranno sul tuo cammino.
Lo libererò perché in me ha confidato,
e per questo mai temerà nunzio di sciagura.
Chi canta per i mille e chi piange per i diecimila:
perfino le pietre ti saranno fedeli.
Con i tuoi occhi sfiderai dall’alto i miei nemici,
e presso le sorgenti dell’aurora conoscerai la vittoria.
Chiamandomi padre mi rivelerò per te,
e sarò in te ciò che da sempre io sono.
Non invano attenderai i tuoi figli:
faranno a te ritorno dalla più lunga notte.
Dal mio petto farò scorrere la luce,
e la terra restituirà alla luce anche le ombre.
Il cielo chiamerà i cieli con le voci della mia voce,
e ti desterò nel mio nome sulle labbra della primavera.
Libro delle preghiere –
Capitolo 51
Come il pampino e la vite
(Salmo regale)
Dio, mio Dio,
oggi mi hai generato,
facendo della mia breve attesa
la tua feconda alleanza.
E adesso ho più fame di vita
e più sete di amore,
ora in terra, ora in cielo, io,
divenuto cibo che non muore, mai.
Ho saggiato
il bacio della nostra unione
mentre, con la mia bocca,
proclamavi beato il grembo
della mia breve attesa,
creatura tutta da svezzare
come un lattante al suo seno.
Eppure la mia parola era.
Era la parola della tua voce,
quella voce che va spingendo
i tuoi illimitati pensieri
nei primi ed ultimi pensieri miei.
Mi hai confermato nella tua via,
lì, dove il mio passo si è fatto leggero,
quando ai miei piedi
ho legato i tuoi amabili ceppi
e il tuo giogo sul mio collo,
che mi ha donato libertà e fortezza.
Anelo le tue sorgenti
perché tuo è il mio volere.
Nell’intimo mi istruisci con la tua sapienza
e ciò che mi dà vita sono i tuoi precetti.
Io li eseguo in quanto amo i tuoi giudizi.
La conoscenza che mi restituisce a te
è sublime come la tua legge:
l’hai stabilita da sempre.
Mai ti allontani da me:
mi addormento e mi risveglio
perché mi sei daccanto;
se inciampo nei lacci dell’oscurità,
precedendo l’aurora
sette volte mi rialzi.
Tu mi cospargi della tua luce
affinché io possa dimorare alla tua destra,
origine di ogni mio principio.
Sorto come il nome dei tuoi nomi,
cresco come ulivo maestoso
docilmente governato dalla tua rugiada.
Quando le mie labbra
sapranno dei tuoi occhi
sarà il tempo, quello,
della misericordia totale
e, unto dalla tua benedizione,
alla presenza che mi eterna
renderò gloria e onore.
Osservo, intanto, la via dei tuoi decreti
che mi precorre come suo sentiero,
immerso, io,
e del tutto custodito,
nella tua sussurrante brezza
che cuori smuove,
come il pampino e la vite.
Sì. Perché dalla mia breve attesa
hai generato la tua feconda alleanza
e adesso, come un lattante al suo seno,
ho più fame di vita e più sete di amore,
avvolto nell’afflato terribile
del più grande, svelato mistero
che unisce alla terra il cielo,
Dio, mio Dio.
Libro delle preghiere –
Capitolo 52
Dove l’origine ha origine e tutto è inizio e fine
Mi hai generato nel seno del tuo nome,
e reso uomo sulle labbra del tuo bacio.
La tua promessa, così,
agli occhi di questa generazione
incredula e perversa,
si è espansa
come la più feconda delle discendenze,
come scintille di rugiada
fuoriuscite dall’arroventata marmitta
dei firmamenti autunnali.
Mi hai liberato dai lacci dei superbi,
quando ho appreso che il braccio vile
di coloro che consideravo miei fratelli
non era altro che l’agguato più mortale.
E di speranza e di attesa andavo nutrendomi,
comprendendo, poi,
che esse sono il pane e il vino con i quali,
quotidianamente,
tu mi consoli, mi ravvivi, e mi fortifichi,
nel tuo immenso e glorioso amore.
Così è avvenuto che,
attraverso i miei giorni, nella età delle mie età,
senza conoscere ciò che mai è avvinto dai tempi,
come sigillo sulla bocca tua, o Padre, mi hai riposto,
come ulivo verdeggiante
che s’intreccia sul mandorlo in fiore,
sul suo più timido ramo.
Io, messaggero di pace e sentinella – come l’aurora,
sul posto di guardia più elevato:
la torre del tuo transustanziante mistero.
Oh, eternità che infinita mi sfiori!
Tu mi agguanti nell’intimo e,
per volontà prive di genesi,
mi ottieni, tutto, ultimo e primo,
origine prima di ogni origine,
vivente nel vivente.
Tu mi hai rivestito di vigore,
e di coraggio mi hai cinto come un prode,
ridestandomi dal sonno più profondo:
guarderanno e sbigottiranno,
prima di chinare lo sguardo e di tacere,
i re e i potenti.
Perché accadrà che i fatti nuovi
non saranno più nascosti,
nemmeno ai loro cuori,
quando il figlio dell’uomo
scuoterà i cieli come fossero moltitudine di cedri
e la terra separerà in due, prima di richiuderla,
come fosse aria scossa dal dardo che sutura i suoni,
come fosse il ventre ingiovanito della sterile,
la quale concepirà sette doglie
per quante sono tutte le nazioni.
In quel giorno,
i sazi se ne andranno nudi per le piazze,
colmi di vergogna e di disonore,
e i nudi saranno rivestiti dall’anelito del Signore,
che tutto nutre, ravviva, consola.
In quel giorno ci sarà una strada
che sarà percorsa soltanto dal figlio dell’uomo,
e sarà chiamata via santa.
In quel giorno egli, con la sua destra,
calpesterà tutti i violenti,
gli oppressori e i re, i più potenti,
distruggendo la madre di ogni iniquità
e l’abominio della desolazione, presente ovunque,
sulla faccia della terra.
Al Signore così piacerà.
Innalzerà il suo messia e,
a squarciati cieli,
nemmeno i tuoni avranno pietà per i cieli né,
a dominate acque,
le acque avranno riguardo per la superficie terrestre.
Prima che i cieli si arrotolino
con i loro eserciti,
i venti, in quel tempo,
afferreranno un bambino,
per il braccio suo più forte,
un bambino che da sempre è stato
con la faccia rivolta
nel Dio della misericordia e della giustizia,
e sarà così consacrata, definitivamente,
la cosiddetta via santa
con lo Spirito Onnipotente.
Ecco.
Io mi rallegro
perché tu mi fai scrutare nel mio cuore il tuo amore,
e nel tuo amore io vivo col tuo cuore.
Quale gioia più grande, o Padre amatissimo,
saperti così vicino,
oltre il mare di ogni stella,
oltre il cielo di ogni cielo,
tu che mi hai posto, sulla tua bocca,
come un timido narciso,
per farmi conoscere la verità tutta intera,
tu che sei per me e padre e madre. E figlio.
Tu sei la mia famiglia.
E adesso è con la bocca mia,
posata ancora sul tuo beato petto,
che vado glorificando il tuo nome altissimo
oh, amore amato,
tu che vai distruggendo
coloro che si sono macchiati
con la colpa della colpa.
La più grave.
Ovvero,
che sono voluti diventare da figli tuoi
i tuoi nemici, i più infedeli:
i tuoi avversari.
O Padre,
mi hai generato nel seno del tuo nome,
mi hai custodito come pupilla del tuo afflato,
e mi hai reso uomo
sulle immacolate labbra del tuo purissimo bacio.
Risieda per me la tua alleanza nel tuo volto,
adesso, come per la generazione che ti cerca,
la discendenza che tu ti sei acquistato.
Prima che io ritorni,
o amore amante
e Onnipotente Signore dei signori,
con i figli dei tuoi figli tra queste braccia
e i padri che tu mi hai generato,
primo e ultimo,
autore del verbo nello stesso verbo,
luce che si eterna della via, della verità e della vita,
e che, con la mia voce, la tua vittoria canta,
nella magnifica sorgente del tuo Spirito.
Lì, in quel giardino chiuso,
fontana sigillata –
dove l’origine ha origine
con il mistero impenetrabile
del tuo ineffabile mistero,
e tutto è inizio e fine.
Libro delle preghiere –
Capitolo 53
Contro terra
È lui. Questo essere senza essere,
governato dalla presenza, dalla parola,
e bisognoso di dormire e di vegliare,
che ha appreso a vivere, a lottare,
ottenebrato, tutto, dal potere.
Primeggiando col dolore
non si accorge del suo vero male: la storia.
Quella storia di pace, di amore e di gioia,
che ha cancellato nascendo. Contro terra.
Rendigli, Signore, il doppio per la sua grave colpa
e siano i suoi figli
a testimoniare contro di lui
per le sue malvagità.
Tu non correggerlo.
Affinché vedano gli uomini,
e apprendano che nessuna giustificazione spetta
per chi disprezza la vita fin nel suo albore,
e per chi pone se stesso davanti a tutto,
dimenticando perfino il tuo santo nome, Signore.
Sì. Tu non avere pietà per costui,
né, per chi è come lui, ti muoverai a compassione.
Quando al mattino lo calpesterai come un vinto
presso la fonte del diritto,
alle acque abbondanti della giustizia
noi ci disseteremo come gregge del tuo pascolo,
ed esultando canteremo le tue lodi,
e nel tuo nome ci sazieremo delle tue misericordie,
le quali sono eterne perché tu sei l’Eterno.
Il Signore parla.
La sua parola è verace, fedele.
Egli stesso la porta a compimento.
“Porrò il mio calcagno sul cranio altero di costui,
e dalla sua mente perversa
lascerò fuoriuscire bava di codardia
che nessun essere vivente mai asciugherà.
Questo avverrà affinché la sua sorte
sia da monito e condanna per tutti coloro che,
passando lungo il mio torrente,
senza badare ai cieli,
e guardando contro terra,
solleveranno ancora la testa.”
Signore, tu ci hai beneficati con la tua grazia.
Pur non lasciandoci impuniti,
vai risanandoci dai nostri mali, dalle nostre colpe,
facendo di noi la tua preziosa eredità,
il resto che ti sei scelto e che tu hai riscattato.
Insegnaci ad amare i nostri giorni,
semi dei tuoi decreti e dei tuoi comandi,
e comprenderemo il senso di tanto esistere,
quando giungeremo, timorati,
presso la vetta della tua sacra montagna.
Da soli noi non possiamo.
Da soli noi non ce la facciamo.
Rendici degni tu, Dio nostro e Signore nostro,
di incontrarti tra le tue imperscrutabili altezze,
per unirci a te nell’amore del tuo santo Spirito,
per i secoli eterni.
Per il vincolo che a te ci unisce
nell’ineffabile mistero Trinitario,
è anzitutto per questo che noi te lo chiediamo.
Amen. Amen.
Libro delle preghiere –
Capitolo 54
Lode al Signore Dio Onnipotente
Alleluia.
Lodate il Signore per la sua misericordia,
lodatelo nel suo tempio santo,
lodatelo dal tabernacolo del vostro redento cuore.
Quando sorge l’aurora e quando declinano le tenebre,
la lode al Signore sia nella vostra mente e sulle vostre labbra,
la vostra voce parli sempre nel suo amore.
Il Signore è Dio fedele per ogni creatura,
soltanto a Lui si prostrino i popoli con tutte le nazioni,
poiché Egli crea, salva, ama, dalla sua triplice santità.
Lodate il Signore per la sua infinita grandezza,
lodatelo voi tutti abitati dal Dio delle milizie celesti,
elevate al cielo la sua lode quanto più potete.
Lodate il Signore perché è il Signore,
lodatelo come vigna feconda nell’intimo della sua casa,
e nel lodarlo sarete in Dio con la voce dei suoi angeli.
Lodate il Signore che vi chiama come pupille del suo occhio,
lodatelo perché i vostri nomi sono nel suo eterno nome,
lodate Dio che vi ha inscritti nel libro della vita.
Lodate il Signore voi tutti suoi cieli,
lo lodi la terra, su tutte le terre,
i cieli dei cieli e la terra si uniscano per lodare Dio.
Lodate il Signore per la sua misericordia,
lodatelo nel suo tempio santo,
lodatelo dal tabernacolo del vostro redento cuore.
Ogni vivente dia gloria al Signore Dio Onnipotente.
Alleluia.
Libro delle preghiere –
Capitolo 55
La mia parola che cerca la tua
Signore, eccomi.
Io, dinanzi a te, indegno come sono.
Dovrei fremere per lo spavento
e avvertire tutte le mie ossa tremare
giacché, al tuo cospetto, anche i monti si sciolgono
e si prosciugano i fiumi, i laghi, e i mari,
mio Dio.
Ho detto: scenderò nelle profondità,
e mi hai trovato.
Salirò dove le stelle non hanno confini:
ma già eri lì, ad attendermi.
Chi è come te, Dio?
Ogni mio pensiero non ti è nascosto
e prima che la parola sia tra le mie labbra
tu, Signore, già la conosci.
Mi scruti e mi previeni, perché mi ami.
Eppure eccomi, dinanzi a te.
E respiro con quel respiro che mi dà vita,
quella vita che, attraverso il tuo unigenito Figlio,
mi hai fedelmente restituito.
Tu mi hai voluto,
prima ancora di rivolgerti al mondo
io crescevo nella tua voce,
quando comandavi: ritornate, figli dell’uomo.
Per primo mi hai chiamato per nome,
e non ero nemmeno intessuto nel grembo di mia madre.
Tu mi baci con i baci della prima rugiada.
Ti ho confessato la mia colpa,
perché sono in ansia per i miei peccati.
E il mio cuore, contrito e umiliato,
tu lo hai gradito.
Più dello stesso sacrificio.
Per questo io sono qui. Vivo.
In te ogni misericordia è amore,
e ogni tuo giudizio si riveste di giustizia.
Amo più di tutto i tuoi decreti,
e li eseguo perché sei tu ad istruirmi.
Donami un cuore puro,
lontano dal desiderio dei piaceri carnali.
Ecco le mie mani, sono mani innocenti:
vorrebbero accarezzarti.
Le mie labbra non si muovono.
Resto immobile.
Nell’ora che hai preparato per gli uomini
io mi abbandono in te,
che compenetri tutto in me,
perché tu sei mio Padre.
È un bisogno, il mio, quello di cercarti e ovunque,
perché tu, o Dio, da sempre mi hai creato.
Custodiscimi nel tuo seno, Padre.
Signore, eccomi: fa di me la tua volontà.
Questo soltanto io desidero:
che in me si compia il tuo volere,
secondo il tuo volere.
Una voce di te mi dice:
cerca il suo volto. È una voce immacolata.
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Tu sei qual Sposo meraviglioso
che nelle stanze dell’esistere con me va nascondendosi
prima d’inaugurare il felice giorno delle nozze.
Mostrami il tuo volto, Padre mio.
Non teme il mio cuore, o Dio,
non teme nulla il mio cuore,
se tu sei con me.
Ecco. Io mi abbandono in te,
perché sono tutto tuo.
E questa è la mia volontà, Signore:
essere tutto tuo.
La tua parola in ogni mia parola,
questo desidero.
La mia parola che cerca la tua.
Perché bocca a bocca tu mi parli.
Possano i miei pensieri essere nei tuoi pensieri
e la mia via essere nella tua.
Io so chi sei:
Amore, eterno amore.
Lascia che io non abbia mai ad offenderti.
Desidero viverti nella tua passione.
Donami coraggio, forza, perseveranza.
In te, la pace che mi restituisci nel tuo amore,
trova ogni sua sorgente.
Lasciami fiorire, oggi,
tra i preludi dell’aurora,
come rugiada che si dona alla sua terra,
nel tuo più amato giardino.
Libro delle preghiere –
Capitolo 56
Cammineremo alla tua presenza
Signore ascolta,
la nostra preghiera desidera levarsi a te
ma non abbiamo la necessaria fede,
non ci muoviamo nella retta speranza,
non ci nutriamo gli uni con gli altri
della medesima carità.
Signore perdona le nostre colpe
e liberaci dalle nostre miserie.
I tuoi nemici li conti uno per uno, Signore.
Essi non ti riconoscono
e vanno bestemmiando, così, anche noi.
Abbreviano i giorni dei giusti
e la giustizia dai giorni
e, se potessero,
negherebbero la luce perfino alla luce,
per far nascere i loro figli
tra i porcili addomesticati dalle tenebre.
Inaugurano guerre
come fossero tanti matrimoni.
E quasi sempre lo diventano,
alimentando lotte fratricide tra paesi
pur di abbeverarsi
alle governanti paludi del vano potere,
a discapito di intere popolazioni inermi,
mentre essi, i tuoi nemici, brindano alla vittoria.
Dei morti.
Signore ascolta,
tu che scruti tutte le vie
e non ti sfugge alcun pensiero,
tu che conosci dell’uomo il respiro fugace
del suo sonno e della sua veglia,
tu che per redimerci ti sei fatto carne, uomo,
nonostante la tua natura divina,
e ti sei caricato delle nostre colpe,
dei nostri peccati:
Pietà di noi.
Essi cospirano contro i tuoi figli,
tendendogli insidie, lacci, trabocchetti.
Scavano fosse su fosse,
e tutto questo non lo nascondono nemmeno,
tanto sono corrotti e disonesti, vili e superbi.
Signore ai malvagi mostrati dalle tue altezze e,
tra miriadi di tuoni,
abbattili con la tua folgore sulla terra.
I giusti, vedendo, rinvigoriranno.
I più deboli comprenderanno
e ti glorificheranno con inni di lode.
Sì. Perché il Signore sta preparando
per la notte della vendetta e dell’orrore
il giorno della misericordia e della gioia.
Ai traditori, in quel tempo, sarà chiusa la bocca.
Per sempre.
I nemici tuoi, o Dio,
i nostri nemici, o Signore,
falliranno come un arco allentato.
Quando dalle tue altezze
si udrà il suono della tromba,
per il grande matrimonio,
i tuoi cieli baceranno la terra.
Dalla terra i tuoi figli correranno lieti,
incontro a te,
per un abbraccio eterno,
mentre gli altri fuggiranno,
perduti e perdenti fino all’ultima battaglia.
Inutilmente.
In verità, tu, Padre,
hai a cuore la nostra preghiera.
In verità, tu, Signore,
la hai già esaudita.
In verità, tu, Dio,
dimostrerai tutto questo nell’esecuzione finale dei tempi.
Cammineremo alla tua presenza,
guidati dal tuo amore,
per giungere alle nozze eterne,
già sulla terra dei viventi,
uniti come il tralcio alla vite,
come il capo al corpo,
vita nella vita, o Dio,
Padre e Signore nostro.
Amen. Amen.
Libro delle preghiere –
Capitolo 57
Consacrazione alla Beata Vergine Maria, Madre di Dio
O Beata Vergine Maria, Madre di Dio,
noi ti apparteniamo. E in egual modo tu vuoi appartenerci. La Sorgente di grazia che ci fu negata in origine a causa del peccato in te ci fu restituita per la divina giustizia, quando dal tuo beato seno donasti al mondo l’Autore della Vita che già ti aveva incoronata quale Imperatrice dell’Universo e Madre di ogni essere vivente. Dal Cielo dei cieli, lì dove il Signore dei signori ha collocato, ben prima dei seggi del giudizio, la tua augustissima dimora, tu regni quale sovrana imperitura e insigne domini ovunque come incarnato Fiore del creato. Primizia degli apostoli, dei patriarchi, dei profeti, dei martiri, dei vergini, e di tutti coloro che si dichiarano tuoi tra le braccia di Dio, ovunque stando splendi e il firmamento, con i suoi luminari, dinanzi a te è soltanto una celeste cupola di timidezza e di sottomissione. Il tuo nome è eternamente cantato dai nove Cori Angelici; dai Serafini, dai Cherubini e dai Troni, ai quali si uniscono tutte le Milizie Celesti, per dar gloria all’Amore, l’Altissimo, del quale tu sei Madre, o Vergine Sposa. Con il tuo sì hai spalancato i cieli alti e il mistero della redenzione della terra si è realizzato quando, per un atto di infinito amore, benché fossimo veramente indegni, ci ha visitato la Luce vera degli uomini. Quanta primogenitura, per la tua benevolenza, ha desiderato noi come sua eredità e benedizione: l’Unigenito Figlio di Dio, per la tua Immacolata Concezione. Oh, vittoria degli uomini! Nel Cielo dei cieli, alla destra del tuo Figlio, sei assisa sul Trono dei troni: noi ti proclamiamo Madre della intera umanità. È Gesù stesso che sul Golgota, da quel verdissimo Legno ove fu immolato per noi, ti indicò quale Madre nostra e sicuro rifugio, per sempre. Volgi, pietosa, il tuo sguardo amorevole e materno sui figli tuoi. Il male non può combatterti poiché dinanzi al tuo fulgore, alla tua superna beltà, e alla tua indicibile verità, tu che di tutto ciò ne sei anelito e virgulto, tremano i mondi assieme ai più sconosciuti elementi mentre gli spiriti cattivi fuggono, così come lasci terrorizzato colui che per primo ha rifiutato ogni bene, che è diavolo e il Satana, il quale viene calpestato costantemente dai tuoi preziosissimi e venerabilissimi piedi. In questo tempo giubilare macchiato dai più efferati orrori, spogliato delle sue più tenere fiamme d’innocenza, ferito dall’ignominia umana di chi si crede padrone del mondo, del tempo stesso e dunque della storia, o madre di giustizia, a te che sei l’Onnipotente per grazia e per maternità divina, ti chiediamo il dono più grande: la Pace che nasce proprio da quel tuo sì, da quel tuo sguardo mai silenzioso, e che si fece carne per venire ad abitare in mezzo a noi: il Verbo di Dio. Noi desideriamo che il Principe della Pace ritorni per il secondo e ultimo Avvento, a instaurare la giustizia, nel giudizio suo, il quale alberga da sempre in te. Affinché, o Madre Beatissima, tu che sei prima rugiada che stilla Verità, l’Unica e Trina, per chi ti ama, possiamo, pacificate le potenze tutte nel volere primo e ultimo del Figlio tuo, il Signore nostro, esultare nel divenire un solo spirito in comunione con Dio, attraverso il tuo Sacratissimo Cuore, o amata Imperatrice dell’Universo e di ogni essere vivente, al quale noi tutti, oggi stesso, in questo santo momento che per noi vorrai rendere immortale, definitivamente ci consacriamo.
Tuoi, in eterno, custoditi nel seno del Padre, per mezzo del quale il Figlio, che tutto opera in noi con la potenza dello Spirito Santo, ci ha già costituiti come sua eletta Sposa, la Citta salda e fortificata, incidendo con il suo invitto sangue i nostri nomi nel Libro della Vita. Libro che Egli, l’Agnello di Dio, vorrà dissigillare quando il mistero Trinitario sarà svelato ai popoli tutti, di tutte le nazioni. Proprio al pari di come Tu, o Beata Vergine Maria, Madre di Dio, ti sei degnata di sbocciare in Fiore della umana redenzione, a decoro universale, nei nostri immeritevoli cuori. Noi, dunque, ti apparteniamo. E tu ci vivi. Di quale Amore, o Madre nostra. Il più grande!
Amen.
Libro delle preghiere –
Capitolo 58
Come le ali della colomba
(Pregiera, sul tono della lamentazione)
Ai nostri occhi. Non ad altri.
Perché colui che sedeva con noi a mensa,
proprio lui si è rivelato, tra i nostri fratelli,
come il traditore più grande.
Il vicino è diventato per noi un oppressore,
nelle nostre case si è insinuato il lutto,
ed improvvisamente tutto ci è ostile.
Le nostre città sono preda degli avvoltoi,
per le vie si aggirano le volpi,
e nessuno sa fino a quando.
Non hanno rispettato
il frutto del seno delle nostre donne,
hanno profanato le nostre figlie,
dei lattanti si sono fatti
una corona di filo spinato
per porla in testa ai sacerdoti e agli anziani,
disonorando dovunque la vita
e corrompendo giudici, prefetti, politici e governanti
pur di far tacere la giustizia, il diritto, la legge,
e tutto ciò che ci rappresenta.
Nelle nostre piazze è cessata ogni festa,
nelle nostre case non si entra più né si esce,
lamentazione e gemito
sono nostro cibo quotidiano,
e i nostri luoghi di culto
sono divenuti zone di terrore
dove, per i più efferati crimini,
l’innocenza dimora in cimiteri di vigliaccheria,
di odio, di violenza.
Di certo vi è che il nostro paese
ha una storia ed un nome.
Ma questa è una storia
che porta il nome di troppi paesi.
Una storia che non allatta più i suoi piccoli
perché diventata più feroce degli struzzi nel deserto.
In verità questo è il tempo
in cui si va ammazzando, senza pietà alcuna,
la stessa verità.
È il tempo degli aguzzini, dei boia,
degli stupratori di anime.
E se gli avvoltoi predano con gli sciacalli,
chi baderà alle volpi che si aggirano per le città?
Neanche i cani, i più affamati,
escono dalle loro tane,
in questo mare di burrascose tenebre.
E nessuno, nessuno sa fino a quando.
Siamo l’eredità che si passa di mano in mano,
la casa in cui va prostituendosi lo straniero.
Su di noi comanda l’empio
e nemmeno lui può liberarci dalle sue mani.
Siamo stati puniti
per un male che non noi abbiamo commesso,
eppure l’idolatria urla, nuda, anche dalle nostre mani.
Ecco. I figli che portammo in braccio al sorriso
li ha sterminati tutti il nemico,
e se mai torneremo a prenderli tra le braccia
sarà per ricoprirli con un’ultima coperta di lacrime.
Allora non si stanchino di piagarsi,
di strizzarsi, di lacerarsi,
fino a versare acqua e sangue,
i nostri occhi.
E non ad altri.
Perché il nostro sangue ricada sul verme
e, di questo, il verme si inebri con la vipera,
la vipera mescoli al suo veleno il nostro pianto
e i nostri nemici,
coloro che hanno desiderato la sconfitta globale
di ogni valore e diritto,
non ne sopportino il dolore e lo strazio.
Non sia così per la maledizione,
che vaga con le volpi, con gli avvoltoi e con gli sciacalli,
nonostante siamo qui, da sempre,
per porgere ai nostri pari, ai nostri simili,
altri occhi,
altre guance.
Malediteci pure, malediteci.
Noi, per amore del nostro Dio,
andremo sempre benedicendo.
Lodiamo il Signore, che mai si è dimenticato di noi,
l’anima nostra lo esalti nel suo santo nome.
Certamente hai edificato le nostre pupille, Dio,
e la tua destra è un trono di vittorie che non muta,
di generazione in generazione.
Per il tuo nome, Signore, per il tuo santo nome,
mostraci ancora la tua misericordia.
Ci siamo persi, come pecore smarrite.
Cercaci, o Signore, perché temiamo i tuoi giudizi
e abbiamo a cuore i tuoi comandamenti.
Indicaci la via del ritorno e a te ritorneremo.
I nostri figli. I tuoi figli. Oh, Dio!
Se soltanto potessimo germogliare a seno
li allatteremmo con inni di lode materna.
Lasciaci fiorire, Signore. Lasciaci fiorire.
Rinnoverai, così, tutti i nostri giorni,
che splenderanno come le ali della colomba.
Libro delle preghiere –
Capitolo 59
Le tue parole accarezzate tra le mie
Introducimi nelle veglie della quiete,
per il giorno del riposo.
Sulla torre delle tue sentinelle
sono come acqua versata dal tuo costato
che scruta i sorgivi sentieri dell’aurora.
Protendo i miei ruscelli
tra quei giardini vissuti solamente dall’estate,
e il tuo sigillo è roveto e bocca per i miei occhi.
Misericordia è il canto
che preme il mio volto sul tuo petto:
cuore, io, del tuo sentire
e voce, una, del tuo volere,
esisto in funzione della pace che, tutta, incarni;
spirito e verità con i quali ti adoro
dal vagito primo della luce,
dalla natività della creazione.
Perché tu mi consisti
nell’armonia degli uguali e degli opposti,
e l’infinito è appena un turno di guardia
dei tuoi occhi nei miei.
E vibrano parole, una con l’altra, nella nuova rugiada.
Parole che si muteranno, nel calice dell’alleanza,
in una spada affilata, a doppio taglio,
prima che questa penetri la vergine terra
la quale, a stabilito tempo, ci donerà il suo germoglio.
Veglieranno su di lei per il giorno della congiunzione,
come i luminari che escono e rientrano,
che entrano e riescono,
sino al quarto turno di guardia,
lì dove l’alba si trasfigurerà nelle altezze
e tutto diverrà costato tuo,
e aurora, e sorgenti, e acqua,
per il canto che preme il mio petto sul tuo volto,
con il cuore della tua voce che misericordia e pace incarna.
A te elevo l’anima mia,
con la sua genealogia dei tuoi anni:
introducimi nelle veglie della quiete,
per il giorno del riposo.
Attenderò, nei sorgivi sentieri dell’aurora,
le tue parole accarezzate tra le mie,
quando quei tuoi giardini, vissuti solo dall’estate,
vedranno i miei passi divenire cielo e terra,
luce e creazione.
E in spirito di spirito
saremo via, verità e vita che si amano,
per l’eternità che di eterno è già sposa.
Libro delle preghiere –
Capitolo 60
Vegliano giustizia e pace su di noi
Alleluia.
Vegliano giustizia e pace su di noi.
Vegliano senza mai stancarsi, perché tu lo hai comandato.
Alleluia.
Hai detto: il mio capo si è posato sui miei consacrati,
proteggerò i loro passi oltre l’inciampo della pietra.
Forti delle tue braccia potenti,
con te noi siamo sicuri e in te restiamo sereni,
addimorati negli splendori eterni della tua parola.
Tra le tue pupille ci hai conservati,
e come germogli nei palmi delle tue mani siamo cresciuti.
Ed ecco: il cielo si è spalancato
e la terra ha accolto i tuoi virgulti.
Le isole si fondono, come i monti.
Le acque tremano e i loro flutti scuotono gli abissi.
Ci hai donato il tuo nome:
noi, costituiti per la tua vittoria.
Anche i paesi più lontani sapranno del tuo ritorno
quando tutti i tuoi nemici, domani,
ti renderanno onore e gloria.
Il Signore regna sui popoli e sulle nazioni
quale Dio dei cieli e della terra.
Alleluia.
Vegliano giustizia e pace su di noi.
Vegliano senza mai stancarsi, perché tu lo hai comandato.
Alleluia.
Libro delle preghiere –
Capitolo 61
Compassione e condanna
Dio, mio Dio,
mi hai conservato nel palmo dell’aurora
fortificandomi sul seno della rugiada:
mostra ai popoli e alle nazioni
ciò che per la terra compirai.
Dio, mio Dio,
quanto è grande il tuo nome.
Il timore di te
si riversa su tutta la terra.
Ecco. I popoli sono in subbuglio,
sono in rivolta per i misfatti
dei governanti delle nazioni.
Essi perseverano con l’operare iniquità
e tramano male su male.
Con la bocca ti lodano
e con il cuore ti maledicono.
Il tuo terribile nome bestemmiano.
Puniscili, Signore,
riducili a pulviscolo
che l’aia al vento stride e stende,
coprili di vergogna
e rendili identità da obbrobrio.
Poiché il piede dei giusti
non abbia più ad inciampare
per le loro trappole,
e la fronte dei tuoi servi al cielo si innalzi,
per glorificare te, o Dio,
che mai respingi
la supplica del misero
e la preghiera dell’innocente.
Ripagali, Dio,
suscita in loro un perpetuo tormento:
rendi le loro caviglie argillose,
tremino le loro ginocchia,
fibrillino, terrorizzati, i loro cuori
alla vista del tuo volto,
siano consunte dalla carie le loro ossa,
e i loro pensieri siano preda delle tarme,
delle cimici, e dei vermi.
Tu, che scruti abissi e altezze,
stendi la tua mano
sui popoli che ti invocano
con fedeltà e amore,
e rendi loro la ricompensa promessa
con la tua santa giustizia.
Il tuo sguardo, Dio,
sgorgante dalle sorgenti a tre fonti
delle tue immacolate pupille,
non si stanchi mai
di nutrire compassione per la terra.
Ecco. I governanti tramano iniquità
e commettono soprusi,
mentre i capi delle nazioni le opprimono,
annientando sempre più velocemente
il genere umano che tu, Dio, hai creato.
Non c’è più pace sulla terra:
per il male commesso da costoro
il mondo è in lutto
tutto il giorno, tutta la notte,
e piangono le madri, si disperano,
per la ferita mortale sofferta,
prima di tutto, dai loro figli,
dalle tue creature senza colpa.
Dio, tu non sei un Dio
che si compiace del male.
Tu non sei un Dio
sordo al dolore dei tuoi figli.
Hanno travisato come stolti.
Hanno creduto che tu hai abbandonato
la generazione del tuo amore,
che non ti importa
ciò che ad essa accade o,
peggio ancora,
si convincono e vanno convincendo
che tu non esisti.
Un abominio devastante
va compiendosi nel mondo,
che si vorrebbe ridurlo
a paludoso stagno
con la propagazione desolante
dell’idolatria.
La tua compassione, Dio.
È per la tua compassione
che la terra orbita, stabile.
Sia la tua compassione
la feroce condanna per gli empi, Dio.
Credono nei loro giorni,
nei loro inganni,
e con spergiuri e violenze
frodano il misero, l’innocente,
e il mondo piange.
I popoli sono in subbuglio:
desiderano giustizia e pace.
Manda, Dio, il tuo bacio dal cielo
e tra carezze nuove e antiche
si risvegli la terra.
Vieni, Dio, non tardare.
Il timore di te
si riversa su tutta la terra.
I mari e i fiumi non possono contenerlo,
tantomeno i cieli.
Quanto è grande il tuo amore, Dio,
lo riservi per coloro che ti temono.
Quanto è grande il tuo nome,
Signore degli eserciti.
Dio, mio Dio,
mi hai conservato nel palmo dell’aurora
fortificandomi sul seno della rugiada:
mostra ai popoli e alle nazioni
ciò che per la terra compirai.
O Padre Onnipotente,
non avere pietà per chi offende
il tuo terribile nome
notte e giorno:
getta il tuo sdegno su chi ti combatte,
su chi combatte contro l’opera delle tue mani.
Rigenera nel tuo cuore la tua intera creazione
e rinnova i cieli e la terra.


