Approssimati alla fugacità del sogno,
che va svezzando
la nostra inalterata quiete,
e propiziatori di quella illuminazione
che nudo ce lo rivela,
ci attardiamo
tra gli emisferi della pausa e del ricominciamento
per eguagliarci all’insostenibile soglia
dell’immutabilità del tempo.
Eppure i nostri occhi
sembrerebbero nutrirsi
alla sorgente della materia,
lì dove sgorga un solo rivolo di paesaggio
il cui peso domina il vuoto.
Sappiamo,
noi sappiamo
che proprio nel dilagare del suo nulla
si avvicendano le realtà multiple,
le dimensioni parallele,
i mondi prossimi.
Immediati al nativo distacco
dell’esordiente pensiero,
l’un l’altro protesi
nell’univocità del sentire e del vedere,
siamo noi a nutrire lo sguardo
di quel colante paesaggio,
sorgenti di un sentimento ineffabile
dal quale, in origine ad ogni origine,
si manifesta,
attraverso l’inguardabile viso
dai due impronunciabili volti,
la bella facce dell’amore.
Dinanzi a questa unica verità,
d’eterno sopravvestita,
noi diveniamo,
in quella novità
gravida di letizia e di giovamento,
in un vuoto non più greve,
non più dominato,
non più materia.
È la parola.
Riflessa nel riflesso del non riflesso,
eco del nostro vedere
e prisma del nostro sentire,
avveniente nidifica l’estate,
che tutto culla e accarezza,
con il suo essere dapprima sorella,
poi compagna,
e infine madre.
Oh, tramutamento identitario!
Effusione intima della vita
in seno allo spirito che dà spirito.
Ecco.
Io esisto perché tu esisti.
E tu, tu mi dai vita
perché ancora io ti esista.
Principio e fine.
Per non concepirci
con l’estraneità dei nomi.
E prima che l’aurora,
destandosi nelle espressioni più feconde
delle gocciate azzurrità,
ci versi in costellati di suprema purezza,
approvata dal nostro amplesso monadologico.
E noi,
presenza di una presenza che ci presenzia,
trascendiamo in ciò che – trascendibile – ci trascende.
Oltrepassati alla sincronia del genere,
nella sua immortale formula,
siamo il bacio del suo bacio,
adesso,
in quell’indomito risveglio
che sorregge le realtà multiple,
le dimensioni parallele,
i mondi prossimi.
E che non conosce resistenze.
(12/06/2025)


