Nascere.
Quale sorgente più illimitata
per ogni nostra congiunzione,
per ogni anticipatoria volontà
che ci ottenne assieme.
Eppure
se di una vittoria vorremmo vantarci,
certamente questa risiede ben altrove.
Oltre il principio che incarna
l’origine della parola stessa.
Dunque, della creazione.
È contemporanea del nostro sentire,
del nostro appieno viverci nel durante,
compenetrati dai noialtri,
i noi medesimi.
Sì. Io sono colui che attesta
la paternità su sé stesso,
su di noi,
su chi lo succederà e,
prim’ ancora,
su chi lo ha concepito.
Quale più elevato mistero,
questo integrale reintegro
alla increata creazione creante
la quale suppone
la totale incarnazione reincarnante.
È lo spirito. Colui che dà la vita.
Oh, perdersi al noi!
Sì, ovunque.
Per non vincersi al tu.
Questa la vanità, allora,
verso la quale
noi non ci sottometteremo,
nonostante essa brilli come fiaccola
tra le mille e mille facoltà
che ci resero figli,
prima che corpi,
e amanti,
prima che uomini.
E ti guardo
con quella luce che ci dona
l’esistere proprio che ci esiste,
mentre ti bacio
con quelle labbra che mi abitano
per il vivere che mi vive.
Quale più profonda ragione mi resta,
sostanziato in quella perfezione
che mi trasfigura
e corpo e anima,
se non quella di divenire
ciò che divenendo saprei di te,
ossia che la verità
è la bandiera del nostro canto vivente,
la lampada sorgiva
di ogni nostro ultimo e primo viaggio,
la partoriente attesa
che si sveste e si riveste,
tra i concepimenti
che andiamo generando,
pur di dare un tempo al tempo,
quando noi siamo eternità
che non si muove e che mai,
aldilà del sangue,
della carne,
e dello spazio,
proverà mai consumazione?
Perché ogni generazione,
che in noi si è generata,
va generando
ciò che in cuore ai nostri cuori
è già stato,
in quanto già vi sarà.
E tu mi parli,
col morso più illibato a queste labbra,
mentre io ti ascolto,
con il bacio alla tua voce
che i nostri nomi brilla
in seno all’esistere.
E ancora.
Perché siamo l’assieme
che va contemplandosi d’altrove,
come l’uno è in tutto al tutto
quando al tutto il tutto è in uno.
E non vi è buio.
E non vi è timore.
Soltanto eterno,
potente più della creazione stessa,
colui nel quale
noi siamo potenti
più della creazione stessa,
in un amore
che ruota sempre su se stesso,
all’infinito,
senza girarsi mai, mai.
Ecco.
Noi sappiamo.
Sappiamo che ormai è vicino.
Perché siamo come le sue pupille,
conservate tra le mani dell’aurora.
Effusi,
come a effondersi è la rugiada.
La rugiada dello spirito.
È la fine.
È la fine della fine.
Oh, nascere!
Quale sorgente illimitata
per ogni nostra congiunzione.
Se altrove noi destituiamo
il pur legittimo vanto,
è in noi, è in noi,
che risiede
ogni forma di gioia e di vittoria.
È ad essa noi ci consacriamo
perché ci ottenne assieme,
per ogni anticipatoria volontà,
nel definitivamente uniti,
come quando l’amore
venne tra di noi a dimorare,
eterno,
quale autore della vita.
Oltre il principio che incarna
l’origine della parola stessa,
l’origine di tutta la creazione.
(04/12/2025)


