Come due corsi d’acqua che s’incontrano
ci siamo versati, sorgenti nella sorgente.
Non saprei a quale mia età farne riferimento,
né a quali dei tuoi generosi giorni,
per loro natura, più di una solenne primavera.
L’uno immutato nell’ennesima trasfigurazione dell’altro,
sulle vette dell’ascolto più febbrile,
severamente audace.
E se in sguardi di sguardi nutrirsi,
di puri aneliti verso le fonti della vita,
è giunta in noi la coniugazione con l’immenso,
quest’aria silenziosa
che mai smette di meravigliare il creato e di stupirci.
Discorrevamo di noi. Sì.
Soli ed indivisi.
Perché nascenti sul doppio bacio dei nostri nomi
e unti nello spirito.
Alle tue spalle
mieto cieli docili che vado scoprendo
e mi disseto coi tuoi vergini respiri.
E soltanto nel risveglio della brezza mattutina
vado accorgendomi
che di quei cieli sono io la calda coperta,
quasi del tutto accecato dalla luce,
dalla più fertile luce
proveniente da ogni tuo sorriso
non più celato alla mia via,
a questi passi che, rapidi,
vogliono dirigermi sulle sponde più alte,
dove l’uno è immutato
nell’ennesima trasfigurazione dell’altro,
tra i nostri seni acerbi di timore,
sempre più consapevoli
che in essi vi è racchiuso il mistero innato dell’umanità
ove si rafforza,
senza riposo alcuno, e senza passato da ricordare,
la solenne stagione dell’aurora.
Come la mia età, germogliata per amore,
nei tuoi giorni generosi.
Indivisi e soli, sorgenti nella sorgente, ci siamo versati.
Ed oggi mi chiami, tra i rinnovati fasti eclatanti del tutto,
con lo stesso nome che da sempre ti appartiene,
uniti sul doppio bacio ineffabile della parola,
liberi di alimentare vita in spirito di spirito.
(17/03/2025)


