Una voce mi sveglia nella notte e con i tuoi occhi nei miei ti penso. Quanto esistere ha trascorso di noi? Una brevità che vorrebbe estenuarsi di ombre, di tenebre, perché non ha mai conosciuto l’abbraccio delle stelle, il bacio dell’aurora, lo stupente lucore dell’alba. Povera di solitudini, la notte non altro fa che dibattersi nei suoi sfregiati silenzi, per sotterrare la sua colpa tra rinnovati tormenti. Eppure, io, al pari di te, la considero una sorella. Una sorella da consolare, da liberare dalle sue inquietudini e dai suoi innumerevoli tradimenti. Le sue ore sono segnate da cicatrici e offese, tale è la sua ferita. La tenerezza e l’intima innocenza che ci donano grazia, in essa si tramutano in pietre di inciampo e in motivi di scandalo. È così che al mondo muore il falso giorno e subito se ne crea un altro. Perché l’uomo corre verso una fossa da egli stesso scavata, precipitandosi, quasi sempre nullificato in ciò per il quale è stato concepito, verso un baratro ben più profondo. Ma non così. Non è così che la salvezza potrà giungere al riscatto di quei cuori. Non così la giustizia vorrà donare riscatto e salvezza a tutti quelli che si fingono amanti della vita e dentro, invece, sono colmi di cattiveria e di putredine. Costoro sono e saranno dispersi, come polvere che a nulla occorre, dalle stagioni provvidenziali di tutti i venti. Amano lussureggiare, presiedono le onorifiche assemblee, siedono ai primi posti, parlano all’apertura e alla conclusione di qualsiasi discorso. Ipocriti del loro stesso dire, fare e pensare, non danno tregua nemmeno al loro stesso dire, fare e pensare. Il loro atteggiamento è ripugnante, ovunque. Eppure, i fautori delle tenebre, che costringono al tracollo i paesi e fanno inginocchiare i popoli, danno i loro nomi alla terra. Disonore, paura e, avanti a tutto, l’idolatria, principio di ogni fornicazione: questa la tristissima merce di scambio che compete loro e che infliggono, con violenza e terrore, ai deboli, ai vili, agli stolti. La ghettizzazione dei valori, la prostituzione dei doveri, la soppressione dei diritti: un fenomenizzarsi dei piaceri, ove le dipendenze sregolate, il tutto e subito, sono il motore di spegnimento progressivo che sta narcotizzando il mondo. L’inversione dei sessi, la contumacia delle norme, di quelle norme create per la salvaguardia dell’individuo e dello stesso mondo, la famiglia sgretolata nel luogo del suo stesso essere, del suo comandamento primo, la follìa di chi dominare vuole sull’altrui vita, dunque sull’altrui sangue, una scienza sempre più omicida, invaghita non più dal progresso ma dal potente fattore multiplo denominato denaro, autocrazia che il sorriso spegne negli occhi non più liberi delle donne, dittatura, dittatura, dittatura. E la notte, la notte perde il suo primo fascio di luce per corrompersi tra i regali dei perduti astri, di coloro che con insolenti menzogne accusano, accusano coloro che, nella maggior parte dei casi, risultano essere inermi, estranei ad ogni male, innocenti. Cadranno, nella loro smisurata vergogna, per l’orgoglio e la superbia; tutti costoro cadranno come tante foglie avvizzite, come inutili frutti marci. La steppa sarà il loro letto in disavanzo. Il deserto sarà il loro fiume di letame. Vanno commettendo il peggiore dei mali e, ancora e ancora, l’uno con l’altro, si immunizzano come tante pecore grasse. Greggi fuggiasche, queste saranno, destinate al macello, proprio per tutte quelle terrifiche ore, per quella notte che urla, che urla di spavento, dinanzi ai ladri, ai mercenari, ai cani. Eppure, io, al pari di te, considero la notte una sorella. Una sorella da consolare, da liberare dalle sue inquietudini e dai suoi innumerevoli tradimenti. Un pianto. Un pianto mi sveglia nella notte. E con i tuoi occhi nei miei ti penso. E mentre la parola tua va battezzando l’inverno, l’inverno dei travestimenti, delle denutrizioni e delle guerre, io consolo il buio, l’ombra che non vuol dileguarsi, e le stelle che vanno spegnendosi. Ma guai. Chi si nasconde al buio, e che tutto opera in esso, ha il terrore della luce. Ecco l’uomo solo, nel secolo che va morendo. La fine prima e ultima di chi si compiace di se stesso e delle tenebre.
(25/06/2025)


