Oggi, ventiseiesimo giorno del sesto mese, nell’anno venticinquesimo della duemillesima età, la mano del Signore è scesa su di me. Verace è la parola. Chi è saggio si reputi stolto, adesso, e chi è stolto non si faccia da parte. Il Signore Dio, oracolo del Signore, il tre volte Santo, sia Egli benedetto nel Sacratissimo Cuore del Signore, così parla:
Ho una parola che corre. Che corre. Che corre.
Avete mangiato,
ma senza saziarvi.
E pur non bevendo
avete agito da ubriachi.
Ecco.
Io do il vostro nome,
le vostre case,
i vostri più preziosi beni,
ad un popolo che,
oggi,
non conoscete.
Tracannerete sangue,
l’uno quello dell’altro,
come fosse il miglior vino
che avete mai saggiato
nella vostra indegna esistenza.
Lo berrete
con i fianchi cinti
da un panno
imbevuto della vostra stessa feccia.
Il calice lo farò passare
io stesso tra di voi,
e nessuno potrà voltare
il suo viso altrove,
o serrare le labbra
sì da non bere.
Faccia a faccia mi vedrete,
e comprenderete
che la giustizia ha un suo corso
come il vino ha i suoi effetti.
La differenza è che la giustizia,
la mia giustizia,
è pesata, misurata, e ordinata,
in egual modo
per ogni essere vivente.
Il vino,
invece,
il vino può provocare
diverse reazioni,
secondo la possenza sanguigna
e la presunzione vitale
presente negli uomini.
Oracolo del Signore.
In quel giorno,
io dichiarerò guerra alle nazioni.
Con esse voi vi sazierete,
pur senza mangiare,
e col sangue avverso di chi,
oggi,
vi è fedele,
berrete con il terrore di ubriacarvi,
e trangugerete il male,
assieme a tutto l’odio delle nazioni
che avete prodotto
con i vostri ostili affari
e con il vostro losco,
pervertito interesse.
Io conosco i vostri pensieri,
tutti:
da quelli che andate facendo adesso
a quelli che farete in quel giorno.
E so bene che parlo
a una genia di ribelli e di superbi e,
soprattutto,
ad una razza di vipere e di demoni
che per un po’ di fama, di potere, di denaro,
commettono le più inique bassezze,
e i peggiori crimini di guerra:
voi,
che non fate altro che delinquere
con vera vigliaccheria,
in concorso con quelle leggi,
che in concerto con i vostri simili ideate,
pur di commettere,
da impuniti,
i peggiori reati,
ebbene,
voi,
stolti,
sappiate che non siete soli.
Infatti,
pur professando al mondo credo e fedi,
di quelle che andate osannando
come religioni,
e religioni diverse,
fate a gara,
tra di voi,
a chi porge l’offesa più grande
all’umanità stessa,
al mondo quindi.
Dunque a me.
Con mani imbrattate
di sangue innocente
avete il coraggio di giurare,
di giurare sul mio Nome,
bestemmiando, così,
lo Spirito Santo, il quale,
tutto,
dà la vita,
nell’unità superna della mia volontà.
Non sapete che il mio nome è Geloso,
che il mio nome è Terribile tra le nazioni?
Oracolo del Signore.
È stato detto:
non giurare,
né per il cielo né per la terra.
Voi, invece,
andando infangando,
senza alcuna sosta,
e cielo e terra.
Ecco.
Ho visto e ho udito
il pianto degli indifesi,
degli inermi,
e le mie viscere sanguinano,
gocciano il sangue
della loro innocenza.
Sì.
Tra i tanti orrori
e tra le peggiori scelleratezze,
avete aggiunto ancora questo.
C’è,
tra di voi,
chi ha deciso di appostarsi nelle piazze,
tra i crocicchi delle strade,
lì dove il cibo è vita
e la medicina è salvezza.
Neanche una prole,
nemmeno una discendenza
definibile bastarda
potrebbe arrivare a commettere
tali opere nefande,
tali azioni terroristiche,
tali operazioni sì vigliacche.
Ammazzate bambini,
donne,
anziani.
Come fossero carne da macello.
Come fossero una cena da buttare.
I rifiuti da immondizia,
ai vostri occhi,
meritano migliore sorte.
Senza badare all’orfano,
agendo con perversione
verso la vedova,
denigrando l’anzianità
fino al sopruso estremo.
Entrate,
padre e figlio,
nella carne di una stessa bambina,
giovane,
donna,
anziana,
perché siete ebbri di male.
E folli,
folli di quei morbi congiunti
che vanno intesi
con un unico termine
e maggioritario significato:
odio.
Il male e l’odio,
dunque.
Figli del male,
con lo scopo primo e ultimo
di dissacrarvi dalla verità,
dalla vita
e dalla via:
difatti,
voi siete, di questo buissimo secolo,
gli untori dell’odio.
Oracolo del Signore.
Avete mangiato,
ma senza saziarvi.
E, pur non bevendo,
avete agito da ubriachi.
Ecco.
Io do il vostro nome,
le vostre case,
i vostri più preziosi beni,
ad un popolo che,
oggi,
voi non conoscete.
Tracannerete sangue,
l’uno quello dell’altro,
come fosse il miglior vino
che avete mai saggiato
nella vostra indegna esistenza.
Lo berrete
con i fianchi cinti
da un panno imbevuto
della vostra stessa feccia.
Il calice lo farò passare
io stesso tra di voi,
e nessuno potrà voltare
il suo viso altrove,
o serrare le labbra
sì da non bere.
Faccia a faccia mi vedrete,
e comprenderete
che la giustizia ha un suo corso,
esattamente
come il male avrà voi in pasto.
Male che corre,
che corre,
che corre,
perché sa
che i tempi stanno divenendo tempi e,
ultimo,
il male troverà in voi,
generazione blasfema e vigliacca,
il suo indesiderato boccone finale:
la sua definitiva condanna.
Oracolo di Dio, mio Signore.
(26/06/2025)


