Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.
(Mt 4, 15-16)
Il primo giorno del settimo mese, nel venticinquesimo anno della duemillesima età, la parola di Dio, mio Signore, è scesa su di me, in questi termini:
Oggi arriva una notizia e dalla notizia, ecco: domani.
Tutti, noi tutti abbiamo inteso che vi fu detto. Eppure, noi, tutti noi abbiamo constatato che avete non inteso affatto.
E allora tempo alla parola, spazio alla sua predecessora.
La luce che si leva ai confini della regione bagnata dai muti lamenti delle genti, porta in sé nutrimento e consolazione. Colui che distende il mare col suo braccio, e che plasma le terre col suo soffio creatore, ha una parola per voi, per voi tutti che da tempo non bagnate di luce i vostri occhi nello spazio, nello stesso spazio in cui essi sono mossi. Questa, dunque, è la parola.
Non temere, popolo mio.
Sta per giungere il momento
del tuo ultimo travaglio.
Oracolo del Signore.
Sì.
Tu sei qual donna,
per me,
partoriente,
la quale sta per dare alla luce vita,
così come io sto per dare
vita alla luce.
Io ti ho eletto.
Non andare né a destra, né a sinistra.
Seppure ti chiedessero
di voltarti indietro,
coloro che oggi arano sul tuo dorso,
tu non farlo.
Guarda sempre avanti.
Infatti io sto per addurre,
contro i tuoi aguzzini,
un vento orientale
quale mai,
prima d’ora,
ho mai suscitato,
né, in futuro,
di uguali,
ne susciterò.
Io stesso ti prenderò la mano
per farti rialzare,
popolo mio,
mio giusto e mio diletto.
Come lo sposo
cerca in ogni stanza
la sua sposa,
prima di stringerla
definitivamente a sé,
ecco:
non smettere di attendermi,
poiché io sono.
E, nel tuo dolore,
nel tuo muto lamento,
sarò ancora, io:
del tuo dolore voce,
del tuo lamento giudizio e condanna.
Io coprirò di rovine,
dal sonno del primo sorriso
fino al risveglio dell’ultimo fiato,
coloro che stanno facendo di te
terrore e dintorni.
Ciò che ti comando
e di non voltarti indietro
quando te lo chiederanno.
Perché in quel giorno
chi si volterà indietro
non andrà da alcuna parte,
e non guarderà più né sopra, né sotto,
né dietro né avanti.
Voglio consolarti.
Io desidero che i tuoi occhi
si immergano in quella luce
che fa luce allo spazio
e che, in tale spazio,
i tuoi occhi emergano, con la stessa luce,
così da venirmi incontro.
Tu sarai per molti popoli
un prodigio.
Partorirai,
tra non molto,
e qual donna felice
di aver dato alla luce vita
dimenticherai per sempre,
nella vita,
il tuo dolore, il tuo muto lamento.
Perché, io, ecco:
sul mio nome,
sul nome che proprio oggi
ti ha eletto mio popolo e mia nazione,
giuro che sarai tu stesso fonte
per tanti altri popoli
che ti seguiranno
principio, e non epilogo,
della mia unica, paterna benedizione.
In quel giorno
tu mi guarderai senza passato,
mio giusto e mio diletto,
e mi chiamerai amore.
Lo stesso giorno
in cui io farò dei tuoi aguzzini
un fiume di zolfo e di letame
che si leverà,
dai confini della regione bagnata
dai muti lamenti delle genti,
per un incendio
di consapevolezza e di dolore
senza ritorno.
Perché io vi dico che vi dissi
ed ecco:
oscurità e caligine.
E vi dissi ciò che dico.
Ed ecco: il vuoto roteare con angoscia.
Ma il vuoto sarà colmato
e la caligine sarà dissipata
poiché farà il suo esordio la luce.
In quel tempo
si compirà la giustizia
davanti a tutti i popoli
e a tutte le nazioni.
Oracolo del Signore.
Oggi arriva una notizia e dalla notizia, ecco: domani. Tutti, noi tutti abbiamo inteso che vi fu detto. Eppure, noi, tutti noi abbiamo constatato che avete non inteso affatto. E allora tempo alla parola, spazio alla sua predecessora.
(01/07/2025)


