(XXI° Secolo) La nuova Babilonia

“Porgi sul mio petto il tuo cuore lasciandolo orfano di altra voce.”

Questa induzione omicida,
replicante, al più violento,
vomitevole sonno
del XXI° secolo,
figlio di artificiose luci
espatriate dal caos
per volontà non contrastabili,
a cosa potrei paragonarla?
Essa è simile ad una piovra
i cui tentacoli sono zuppi di sangue
per il veleno criminale
iniettato con vile gratuità
sul terreno fertile dell’uomo.
Ascoltatemi colli,
monti abbassate la guardia,
isole distratte dai mari
volgete a me le rive,
onde frastagliate
di tutti gli oceani destatevi,
folgori celesti
squarciate le follie prepotenti,
piogge accorrete
per il grande raduno di piazza,
neve precipita il tuo sangue
sulle già sformate radure,
innalzatevi rugiade
lasciando la spina e rodendo il fiore,
fumate venti
nelle gesta della grande alleanza,
inebbriati o fuoco
per le mille micce delle mille infamie,
valorosi elementi
sorprendete la fenomenologia dei fenomeni,
animali selvatici
porgete nel tradimento l’altra zanna,
tenebre salutari
sia il vostro tedio l’epilogo umano.
Via i vili, gli ipocriti, i menzogneri,
gli idolatri, i falsi profeti, gli assassini,
i traditori del vero, i maghi,
ogni palazzo dalla porta sprangata,
qualsiasi terra pervertita nei suoi frutti,
e coloro che hanno rotto le corde dell’arpa
muovendo l’orchestra con fili spinati.
Lontano i burattini tutti e scompaia la maschera.
Ecco,
maledetto l’interesse che devasta. Sarà devastato.
Chi ha finto di non intendere, da ora,
sia valutato per il sotto e per il sopra,
sia numerato dalla destra alla sinistra,
e sia annoverato come l’inconosciuto
dallo zenit al nadir,
trapassato dalla liquefatta meridiana
che nelle miserevoli colpe
della nuova Babilonia
ha colmato la coppa,
ha lasciato traboccante il vaso,
ed ha inclinato la pentola di tutti i misfatti
verso il settentrione. Lì, dove la Parola
ha vigilato sul sepolto ulivo per il suo compimento.

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