Lamento e sentenza

Va’. Fredda e austera,
come la fronte della tristezza
che nel tetro buio nevica,
eleva un canto,
sii di stessa un coro ansimante
che nel mio lamento giace.

Sì, perché quando amore pensai
ebbi a creare l’uomo,
ed oggi gli estendo
l’ennesimo atto di ostilità
nel definitivo mio ripudio.

Quante volte, come una madre
gravida, impaziente di vedere
negli occhi del proprio figlioletto
la luce vera, ho atteso il suo ritorno,
mosso a compassione
per l’abbagliante fame che nutriva?

Mi ha troppe volte rinnegato,
mettendo avanti a me
i suoi piaceri, le sue insensate passioni,
i suoi malvagi pensieri,
nei desideri sporcati dall’osceno,
e tutto in opera magna delle sue mani.

Va’. Fredda e austera,
come la fronte della tristezza
che nel tetro buio nevica,
eleva un canto,
sii di stessa un coro ansimante
che nel mio lamento giace, morte fedele.

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