Nel secondo mese, al secondo giorno del mese, nell’anno ventiseiesimo della duemillesima età, la parola del Signore è scesa su di me, in questi termini:
Figlio dell’uomo, taci. Non intercedere per questo popolo. Non esca dalle tue labbra lamento, e non cada lacrima dal tuo occhio. Offendendo il mio nome, null’altro fanno che tradire sé stessi. Camminando a tastoni, ciechi desiderosi di essere guide di altri ciechi, fingono di non comprendere il male che vanno commettendo. I fraudolenti dicono di avere visioni e si dichiarano veggenti, e nel mio nome producono interessi perversi per i loro spietati interessi. Io non li ho inviati. Eppure, nel mio nome, caricano gli uomini con pesi insopportabili. Cadranno secondo le opere malvagie del loro cuore, oltre la melliflua parvenza di un’accomodante parola. Infatti, predicano la pace con le labbra, e con il cuore producono veleno. Masticheranno l’ebbrezza dello smarrimento, della vertigine e della confusione, prima che io li afferri, uno ad uno, per la menzogna dei loro medesimi occhi. Oracolo del Signore. Ci sono sacerdoti, tra i miei sacerdoti, che intingono nel calice dell’alleanza il boccone da tradimento, macchiando la veste che indossano con mosto avariato, offerto in libagione per deità fasulle, con la dignità che si dissangua tra le solite e squallide orge di umana perversione, di stolta crudeltà. Gettando via la chiave della conoscenza loro non sono entrati, e a quelli che volevano entrare glielo hanno impedito. Taci, figlio dell’uomo. C’è chi crede che la mia misericordia sia nutrita dalla mia compassione. Tu non ti sbagli. Io sono Dio, il cui nome è Geloso. La mia ira si accende su quelli che non mi temono. Sono io che elevo, e sono pur sempre io colui che umilia. Sta per sopraggiungere il giorno, rovente più del forno. Perfino il sole avrà paura di mostrarsi, perché la doppia lama della mia spada non avrà pietà, nemmeno per chi si crede beato. Hanno infangato il mio nome, io che ho dato loro soffio e amore. Vanno uccidendo ogni giorno il giusto e credono, ovvero fingono di credere, di rendere, così, un culto gradito a Dio. A quale dio costoro vanno rendendo culto? Al dio denaro, al dio della gloria umana, al dio delle guerre, e al dio che genera odio, peste, fame, e morte. Ad essi vanno rendendo culto, invano, questi idolatri dalla coscienza squarciata, i quali, senza pietà alcuna, vanno plagiando la mente e piagando i pensieri del popolo, gregge sempre più smarrito dalla sua origine. Essi credono di avere una causa aperta con il giusto e, dunque, con me. Io mostro oggi, a tutti, il mio documento di ripudio per essi. Vestitevi pure degli abiti più candidi: purpurei, rosei, bianchi e verdastri: dentro siete colmi di omicidi e di rapine. Ladri e bestemmiatori, rinnegatori del vostro patto d’amore e traditori della santa alleanza, ai miei occhi e sulle labbra dei vostri pari. Non contaminerò con i vostri delitti ciò che del giusto e del retto, agli occhi miei, è opera e oblazione pura e santa. Avete seminato odio e violenza nei templi che avete eretto ed ereditato, e vaticinate vendetta: forse che io necessito del ruggito delle tarme, voi che del sentimento umano ne fate solamente carne da macello? Raccoglierete il centuplo di quello che avete gettato, nei fanghi della vostra ingordigia. Odo la vostra vile ipocrisia, vedo il vostro furente orgoglio, sento l’infausto peregrinare dei vostri ingloriosi vanti. Verità e sapienza dovrebbero essere i vostri punti cardinali, moltiplicati per fede e carità, il tutto elevato al timore di Dio. Ma voi siete come dei beati che, nelle loro certezze dilanianti, vanno pervertendo i cuori delle persone in quozienti di mala umanità. E intanto il mondo muore. Figlio dell’uomo, taci. Non pregare per essi: con la tua supplica oggi mi renderesti un sacrificio vano. Stirpe della zizzania e non del grano: davvero costoro vorrebbero trasformare la mia casa in un covo di serpenti e in una tana di scellerati. Vedranno, gli uomini, e guardando avranno timore. Vedranno, e si porranno una sola domanda, gli uomini, domani: se è vero che la casa del Signore è costruita, in terra, da mani d’uomo, chi mai ha deciso di abitare nei cuori delle bestie? Chi mai? Ecco. Io purificherò il primo dal secondo giorno, e il secondo giorno dal primo. A due a due li purificherò. Ma, al terzo giorno, costoro non li risparmierò. Perché si sono allegrati e indorati, per un tempo, con la luce vera, la mia parola, per poi soffocare l’orfano, la vedova, il povero e l’indifeso nel sonno, nel dolore, nel pianto, allargando i loro filatteri fino a mescerli col sangue. Lo giuro. Sì. Io giuro sul mio nome che li annienterò sotto il peso insopportabile della mia parola. Il fuoco del fonditore è già pronto. Come la lisciva del lavandaio. I cieli stilleranno giustizia, e il terzo giorno donerà il suo frutto la terra, la stessa che già chiama i tempi, questi tempi, alla testimonianza. Oracolo del Signore.
(02/02/2026)


