Perché il tempo è vicino

(Ap 1, 3; 22, 10)

Il mistero della rivelazione scese su di me.
E la tua lingua divenne simile alla mia, disse il Padre al Figlio.
Udendo queste parole caddi faccia a terra.
La luce che mi si spalancò in volto minacciò coloro che sostavano con me, i quali, deboli alla visione, fuggirono per i campi circostanti. Rimasto da solo non osai alzare il volto e senza forze, confuso, rimisi anima e coscienza in quello che credevo essere il mio definitivo respiro. Un essere simile ad un figlio d’uomo mi si avvicinò ed io ebbi ancora più paura, provando in cuor mio la sintesi del terrore. Questi, tranquillizzandomi, si ripiegò nel mio spirito e mi ordinò che avrei dovuto profetizzare per ciò che sarebbe accaduto in un tempo, uno e mezzo e mezzo. Stremato, mi rivolsi a colui che mi parlava e gli mostrai le piaghe del mio essere. Fui guarito per aver creduto e, alzatomi dal giaciglio, cominciai a comprendere cosa avrei dovuto realizzare per la più alta delle volontà. E vidi un Essere, con la folgore in viso e sette stelle sulla sua destra. Come spada a doppio taglio era la sua lingua e il frastuono dei tuoni era nulla rispetto al regale potere della sua voce. Era accompagnato dal Principe Bianco che subito scomparve dai miei lucidi occhi appena svezzati al nuovo. Mi fu spiegato, da uno simile a figlio d’uomo, che colui che aveva sembianza di angelo e principe stava per combattere la sua ultima battaglia, assieme ad un esercito dal numero sconcertante di cavalleria. Con il timore al cuore iniziai la mia missione ultima, partoriente dalle sette lampade.


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