Questo mare.
M’immergo nei tuoi occhi.
Onda che sulla sua cima
si lascia fiorire
tra spumose primizie,
infallibili geometrie.
Inutile sarebbe affrontarlo:
varrebbe ad un rimedio fatale,
un viaggio
che non prevederebbe ritorno.
In questo azzurro andirivieni
di irripetibili suoni,
di fluttuazioni non casuali,
sempre nuove,
mai potrebbe innervarsi
alcun disordine
proveniente da materie immobili,
nemmai l’asservimento
dell’intero caos alle profondità,
ai suoi abissi,
produrrebbe un ispessimento globale
delle rotte,
o un rilassamento
dei suoi immutabili confini.
Io muoio.
Vado morendo della tua levità e,
in tali espressioni
di purissima leggerezza,
il mio afflato
conosce l’irraggiamento
del tuo essere origine
di ogni mia sostanza,
accadimento
di una formula fenomenologica che,
penetrando i bagliori
della mia anima fluttuante,
comprime i fattori didimi ed equivalenti
di ciò che, ragionevolmente,
l’uomo definisce spirito.
È una apnea.
Una apnea tutta da liberare
all’esterno
dei quadranti soporiferi del sonno
e oltre qualsiasi turno
comminato in favore della veglia.
Là sei tu.
Non vi è tempo che misura il tempo,
perché non vi è altro che perfezione
dove dimora il tuo cuore:
e quale bellezza, quale,
ti si potrebbe mai paragonare?
Oh, sei ciò che governa
perfino questa parola,
principio e fine della prossima!
Definitiva?
Eppure, non possiedi peso, no,
in questa chimica irrazionale
che vorrebbe esercitare
il suo dominio
in ogni strato umano,
per ogni fascio nervoso,
tra tutte le atmosfere autoctone.
Vivente.
Tu mi possiedi
per il mistero della verità.
E mi consolidi nella fiamma che arde,
che senza alcuna sosta brucia,
in su alla via.
Azzurro.
E i tuoi occhi.
Io muoio.
Vado morendo
nel fuoco azzurro
dei tuoi occhi.
Onda che sulla sua cima
si lascia fiorire
tra spumose primizie,
infallibili geometrie.
Perché questo è il mare.
Ed il mio afflato
è in ogni levità
che penetra la mia anima
fino ad irraggiarmi,
con equiparazioni persistenti e pervasive,
di un originato spirito.
Perché questo sei tu.
Ed io amo,
amo ciò che da sempre mi ama
e tale amore io lo contemplo
mentre, immutabile, si auto contempla.
Così accade.
Io divento l’armonia
di chi mi è armonia.
Questo mare.
Nutre d’amore perfino la luce.
Questa luce che, adesso,
aspergendomi le pupille,
va fissandosi nel mio ultimato petto.
E non esiste notte.
Non vi è tempo che misura il tempo,
perché non vi è altro che perfezione
dove dimora il tuo cuore:
oh, sei ciò che governa
perfino questa parola,
principio e fine della prossima!
Definitiva?
Amore.
In su all’amore.
(20/08/2025)


