Mi spargi nei tuoi profusi umori,
per i giorni non ancora sorti a giorni,
e che ci scrivono,
con gli olezzi loro,
tra le vicinanze trasparenti
di costellate consapevolezze
di rumorose attese che,
indirizzate da sequenziali genealogie,
non tarderanno a chiamarti
transumanza marina
di una migratoria infanzia,
con voci inesprimibili,
le inazzurrate torce di maggio.
Si dissolveranno i diuturni sembianti
come ombre mai contratte
nei nostri sopravvestiti sguardi.
Io lascerò che emergano
come due baci
le nostre rive,
sponda e sponda,
perché possa dare
lampo alla luce e fuoco alla sostanza.
E giorni sorgeranno.
Dalla nuova terra,
come l’acqua e il cielo,
l’una e l’altra,
così andremo congiungendoci,
senza soffonderci
tra le costellate trasparenze,
transumanza marina
di una migratoria infanzia,
poiché saremo tutti in tutto.
Sì. Come l’onda bagna le rive,
in ascensioni di armonie simbiotiche,
saremo tutto in tutti
di sponda in sponda baciandoli,
nelle vicinanze consapevoli
profuse dagli olezzi genealogici,
con l’avvento del nostro originarci.
In identità trasmutate dalla presenza
compiremo i tempi sequenziali,
e con echi di voci inesprimibili
ci sostanzieremo alla parola, noi,
inazzurranti torce di maggio.
(28/04/2025)


