Io non sono che in te,
per affermazione singolare
di una rinnovata identità,
ingenerata e altra.
E tu,
tu mi cresci un dono,
tra queste labbra spose
che da sempre ti cercano,
il quale non tarderà a manifestarsi
per ciò che compenetra la rugiada:
una parola,
fiorente nell’intimità della tua parola,
nel quieto profumo dell’anima,
e che va già sussultando
dentro al grembo intramontabile
della nostra intemerata infanzia.
Non saranno le notti trascorse,
tantomeno i giorni da oltrepassare,
a limitare in dividuali sé
la concepita rivelazione
che possiede il tempo di noi.
Andando, miti,
negli adagi degli alleanti sorrisi,
volgeremo il nostro sguardo al cielo,
e il cielo volgerà il suo bacio alla terra.
E accadrà che le nostre pupille
daranno luce alle tenebre,
e le tenebre semineranno per noi
ciò che attendono i monti e i colli.
Quel giorno sarà per noi:
quel giorno sarà
come un popolo numeroso.
Una nazione che prenderemo per mano,
la quale desidererà il nostro nome.
E cantando e danzando con i nostri figli,
e danzando e cantando con i nostri padri,
avverrà che a nessuna creatura
succederà un’altra.
Ogni padre
sentirà in cuor suo di essere figlio,
ed ogni figlio desidererà dimorare,
perfezionato in comunione di spirito,
nel cuore creante di un solo padre.
Così,
nell’allegrezza della giustizia e della pace,
tra cielo e terra,
si udrà una voce:
la voce del mio amato,
la tua voce innamorata.
E svaniranno i confini,
si libreranno in alto
le argentee ali della colomba e,
saettando da oriente ad occidente,
la bianca folgore,
il mio diletto,
squarcerà ogni tenebra
lasciandosi partorire,
dal grembo intramontabile
della nostra intemerata infanzia,
nella più fertile delle tempeste.
In né giorno né notte
un popolo nuovo
vedrà rifulgere una luce.
La tua luce.
La vivente.
In quel tempo noi non esisteremo,
ma nel chi e nel dove, amato mio,
saremo soggetto e luogo:
per te che sei il principio,
per te che sei la fine.
Io, io non sono che in te,
per affermazione singolare
di una rinnovata identità,
ingenerata e altra.
È fiorita come una rosa l’estate,
il suo canto si è vestito e si è spogliato.
E sulle sue note immacolate
ci siamo separati dall’istante
per rinascere all’eternità.
(24/06/2025)


