Inesisto. Domani, io. Domani. Trasposizione di un moto accadimento, mi compongo nelle fattispecie di un oggi per sovrastare ogni sopraffazione dell’es. Inesisto, io. Come dell’ieri non sussiste tempo, ieri. Io, dunque. Per essere al tempo io, al tempo per essere io sono. Tempo che, infine, non esiste. Io. Io e io. Non domani. Non ieri. Non adesso. Trasposizione di un moto accadimento, ecco, io mi compongo nei tramutamenti per compiermi d’immutato. E principio. E fine. Insostenibili generatori creanti creature nei domini del mio in sé. Vivente, contemplato dall’originante pensiero, mi fecondo. E creando mi fui. Mi fui per creare noi. Voce, poi, affinché nulla mi sussegua e il tutto in tutto, iniziato iniziando, abbia un nome, un nome che, in finità e in sorgimento, nel mio nome si bissi. Colui che io sono, sono. Io sono colui che sono. In colui che sono, io sono. In verità.
(10/10/2026)


