Piove chimica indecifrata, di alluvionate scienze, per gli idiomi del sincretismo ridente, gli imbellettati con giacca sbottonata e pungiglione all’occhiello, per bene intendere. Fame. Peste. Carestia. Guerra. Non affolleranno parole, non andranno a occorrere ulteriore fastidio. Il danno è facoltoso, il suo residuo lo intoneranno, in canti di strozzinaggio, i soliti ribelli. Il cielo è stato cupolato nella più severa delle sentenze. Se lo sterminio non possedesse un nome, lo si potrebbe chiamare voce di angelo. Ma l’evidenza impone che ogni orrore non può che provenire dall’uomo. E allora sia proprio questo a dare un nome a tutti quei volti che hanno concepito e che vanno costituendo l’annientamento dell’umana civiltà. Domani è un miracolo indaffarato. Un segno per chi non crede al crepitio degli elementi chiamati a giudizio. No. Non affolleranno parole, non taglieranno respiri i diaspri corallini che le acque agitano per i loro sedimenti mutevoli, sanguinei. Sarà un silenzio inverso, popolato in larghi settori neurosensoriali dall’ipoacusia di tutti quei sentimenti che hanno tentato di osteggiare bradisismi tirannici prima di essere relegati tra le particelle d’urto, tra le onde da inciampo, come dei trasparenti, senza troppi fatui inganni illusori, fino a dirsi scomparsi. E se sulle alture, sui colli emersi e piatti, vanno danzando, tra bestia impura e bestia divisa a metà, le grasse sorelle (eccitate dalle vecchie sorellastre), col ramoscello sacro al naso, aspergendo topi e rettili con tanto putridume riservato alle tasche bucate del perverso e del ripudiato, costringendo al sacrificio aberrante finanche i cultori dell’intelletto, di notte in notte, ecco che l’inattesa ora, l’invisibile contempo, non passeranno inosservati. Infine la storia, nei suoi memoriali da imbarazzo. Ed il presente ai presenti. Piove chimica indecifrata, di alluvionate scienze, per gli idiomi del sincretismo ridente, gli imbellettati con giacca sbottonata e pungiglione all’occhiello, per bene intendere.
(08/08/2025)


