Buio emerso, faida embrionale di un emisfero terracqueo piatto. I tecnocratici obnubilanti il libero tintinnio della parola riassemblano le placche somatizzanti delle persistenti capacità reattive rumorose nei sei canali di ingresso delle relative porzioni uditive plastiche. Idee a tempo combustione rapida: larghe intese melliflue e velenose, scorporate dai loro neurotrasmettitori ematici, simpatici, crescono tutte un germe, il medesimo feto interconnesso ai fedifraghi dispiaceri del ventre fatale, dai componenti fisico quantici filo ermafroditi, e tale forma di inveito, aberrante sapere, mutandosi con fraudolenta immunità, si antagonizza velocemente nei più svariati sistemi centrali dalle espulsioni parallele programmate con la natura termica binaria. Doglie. Oscillano placentarie coordinate di sottoinsiemi sentimentali equivalenti, per l’anatomia settaria e perimetrale di un eludente aborto deontologico. L’improvviso rullio di una sezionabile faglia, visibile a mani vittime, le carnefici, non potendo più assecondare gli umori scaduti della terra, devasta il triplice orizzonte scaraventando il silenzio, tralucente sette placche di giorni, di questi giorni, sulle cospiranti piaghe da circuito nucleare polarizzato, inseguiti contro uomo dal tempo, invitto marciatore sulla finita, infinita distanza. Sole notturno. Faida embrionale di un emisfero terracqueo piatto.
(11/08/2025)


