Ha un principio
questa assenza odierna di volti,
di persone,
in una sottesa estraniazione genealogica,
non solo dimensionale;
lontani, noi,
da qualsivoglia sentimento
di terrene appartenenze,
di ataviche congiunzioni umane.
Cosa e quando.
Ci si perde sempre
in domande di logiche temporanee,
per accadimenti
che mal rispondono
alle fattive consonanze reali.
Intanto, alle mie labbra,
è l’acqua a saporirmi di te.
Tu mi vivi nel pane
che dentro me va nascendo,
e ancora non disceso dal cielo.
Quanto amore.
In te.
Per giungere a noi.
In me.
Perché mai abbia a cessare la sua fame.
La nostra.
E la tua voce,
la tua voce è questo sangue.
Tu lo bevi al nostro calice
per insaporirti di me.
Lo stesso calice
al quale, io, ho già preso parte.
E le tue labbra conoscono le mie,
nel rinnovato bacio della vita.
(29/08/2025)


