Non dirmelo.
Che non l’abbia io
il desiderio che ci addolora d’anima
e che ci fa morire.
Lascia, piuttosto,
che ti raggiunga di vuoto in vuoto,
oscillante come un frutto estivo,
primaticcio,
in ariose tramutazioni d’amore.
Io conosco il tuo silenzio
e vivo.
E questo mi accade
perché sei sostanza e segno
di ogni mia parola.
Vorrei fiorirti dentro
come una donna,
come una madre.
La tua voce.
La tua voce,
da queste lacrime taciute,
non cade tra di esse,
bensì adesso ascende,
come tra diuturne acclamazioni
e canti di solennità,
per assidersi lì,
dove verità e vita sono da sempre
le sorgenti del tuo immacolato trono.
Non dirmelo.
Che non l’abbia io
il desiderio che ci trapassa l’anima
e che ci rende ancora più uniti.
Oh, in quali corporei momenti
e sudorazioni consanguinee
tu mi abiti!
È la trascendenza tutta dell’attesa.
E nella culla del tuo respiro mi colloco,
innescato e nutrito
nel nobile triclinio dell’eternità.
(15/08/2025)


