Da ogni parte. Una distruzione solleva un’altra distruzione e perfino le farfalle hanno un grido, un grido umano, al posto delle ali gemelle. Io sono la ricca di soprusi e di violenze: profanata, nessuno più mi abita. Stuprata, dinanzi all’umanità intera, nemmeno il gufo e tantomeno la civetta elevano il loro lamento per me. Sì. Devastata e calpestata, sul mio seno arano gli assassini coi loro buoi mentre ancora vado allattando i miei piccini. La mia colpa non ha colpe. Il mio unico rimorso l’ho mangiato per non morire di fame. È divenuta un’infamia, per me, l’avere un nome. Io, che alle nazioni ho donato prodi ed eroi. Sono sola nella mia ferita dilagante, innocente e condannata nel mio incurabile dolore. Come mai, io, la piena di figli, devo subire questo strazio innanzi al mondo, adesso che il mio vigore è stato spento e la mia pena si rinnova di ora in ora? Vorrei alzare al cielo i miei occhi. Ma sopra di me non sembra esserci alcun cielo. Solo sangue mi circonda, ed io piango le mie ultime lacrime per dissetare chi mi è rimasto sul petto, proprio come farebbe un pellicano. Non chiedo giustizia. Non posso. È stata mutilata puranche la mia bocca. Forse il Signore, dall’alto del suo Santuario, dimostrerà misericordia per i miei piccoli e non si dimenticherà di me, della mia quotidiana morte, in questa terribile passione. Chi veglierà sul mio respiro, domani? Sono anch’io figlia tua, in fondo, o Signore. Mi stringono da ogni parte i carri armati e mi avvincono, come un uccello preso ai lacci del cacciatore: le mie ossa io non so più contarle, sono preda dei denti affilatissimi dei tori più violenti, mentre il mio volto, ormai, è tutto tumefatto e la mia pupilla, il colore dei miei occhi, è vilipesa dallo sputo dei superbi. Ecco. Ancora una lancia a trafiggermi l’anima, il cuore. E non ho sete. E me ne muoio per i miei piccini. Perfino le farfalle hanno un grido, un grido umano, al posto delle ali gemelle. E vado morendo, dinanzi ad un mondo sempre più sottomesso ai suoi piaceri, sempre più assente tra le sue paure, come confitta su di una croce che nessuno dice di aver mai portato eppure, eppure da mani fratelle elevata. Non ho diritto, io, almeno, di avere uno spirito? Vorrei effonderlo, al posto delle distruzioni, da ogni parte. Dio mio! Dio mio! Perché mi hai abbandonata? Non allontanare la mia salvezza dalle parole di questo grido. Perché anch’io, anch’io sono figlia tua e Opera delle tue mani.
(31/08/2025)


