Si effuse la notte. Pura. Nei miei occhi non v’era che luce, quella luce che, esalata dal prodigio unico e perfetto dell’esistenza, andava diffondendosi tra i più distanti animi. Oh, stati gestanti delle più arcane paci! Tutto mi divenne immoto, in quel divenire transeunte del caos nei mutevoli processi dei suoi sorgivi trapassi. E fui l’elemento primo della creazione avverante, la volatile cinetica dell’attimo posseduta da una perpetua proiezione dell’espanso, tra flussi e riflussi di età cosmiche già sostenute, eppure mai generate. Mi effusi anch’io, con la notte. In puro effluvio. La mia volontà si installò nel dinamismo ancora duale di ciò che reputavo silenzio e, di lì a poco, ascese, dal mio seno inconosciuto e acerbo, l’armonia dell’essere che vita diede al giorno con emanazioni d’ipostasi.
(20/05/2025)


