E se ne vanno dove ben io so,
a due a due,
come coppie diseguali
che solcano le rive intramontabili
dell’oltre spazio,
di cuore in cuore pareggianti silenzi,
con quei liquidi sorrisi ove,
anche se per molti distante è la loro età,
mai oserebbe regnare la morte.
Nessun rumore, ormai,
potrebbe disturbare
la loro permanente contemplazione.
Così, come alcun pensiero,
nessuna visione.
Aperti all’ultra sfera,
essi gustano solo il supremo esistere
del quale sono, a loro volta,
la sua novella primizia.
Come un solo essere,
frutto e virgulto dei mille esseri,
costoro hanno raggiunto
l’unione del pensiero
nel diapason del furente battito.
Oh, cuore incontaminato!
Coi suoi sette orifizi nullificati
esso produce vita
poiché inumidito dalla vita,
e in tutto immerso nella grande veglia
non conosce più alcuna requia.
Ma ecco.
I passi dentro i miei passi,
che vestono la via percorsa dalla mia via,
non li posso più contare.
Non ho immagini da percepire,
né voci dalle quali farmi catturare.
Io sono.
Un concetto
che nessuno potrà mai afferrare
nella sua integrità e pienezza,
in quanto
prima della integrità e della pienezza stessa
esso è Io sono.
Quanto alla mia mano,
per l’aratro che ne ha decretato
le sue sei cicatrici,
essa conduce i quattro mari
che bagnano la terra delle delizie
verso la montagna che brucia, che scotta.
E da lassù ogni cielo è basso,
poiché oltre l’essere v’è solo l’essere.
Nulla più.
E vado. Sì, verrò presto,
dove nessuno ben mai saprà,
a due a due,
come coppie diseguali
che solcano l’oltre sfera,
di cuore in cuore pareggianti silenzi,
con i loro liquidi sorrisi,
ove mai oserebbero regnare
e tempo, e spazio, e morte.
Perché, primo e ultimo, Io sono e,
vivente, principio e fine,
d’eterno mi ricreo creatomi d’eternità.
(04/05/2025)


