“Non si avvilisca il vostro cuore e non temete per la notizia diffusa nel paese; un anno giunge una notizia e l’anno dopo un’altra. La violenza è nel paese, un tiranno contro un tiranno.”
(Ger 51, 46)
Una notizia buona viene e una cattiva se ne va. Eppure, non basterebbero settanta anni di piogge impetuose per spegnere i sette giorni di fuoco divampati ovunque splenda in te la vita, Libano. Ecco. I tuoi nemici hanno appiccato fiamme nelle tue già ferite città e le tue meraviglie millenarie, in pochissimi istanti, vanno estinguendosi, così come i tuoi imponenti cedri sono diventati il tuo peggior castigo. Tiro e Sidone piangono, abbandonate: l’una sull’altra compongono, senza sosta, il proprio lamento. Anche su Beirut non brillano più stelle: lontano, lontano dalla sua martoriata terra, si va piegando un cielo scarlatto su acque nerastre, con atmosfere silenti. È sparita la gioia dai tuoi campi di miele, e non si ode più il canto degli sposi tra le tue piazze. Nessuno più danza per le tue vie: ammassati giacciono i tuoi figli, i tuoi anziani, e il vanto della tua civiltà è sempre più ridotto a onta crepuscolare, a maceria da caverna.
Ma il Signore, il Signore ha preparato un giorno che rincorre postumi giorni: esso è come un leone che già va in caccia delle sue prede. Come non sei oggi consolato, alla stessa maniera vedrai la gloria di Colui che ti rese glorioso tra molti popoli e nazioni. In quel tempo da te uscirà, come fiume percorso dalle braccia di quattro mari, un virgulto che radunerà, con la forza di sette pastori, tutto il gregge andato disperso: dall’Occidente sino alla Palestina. Coloro che hanno insultato la vita nel suo albore, entro i tuoi territori, avranno la medesima sorte in controparte, mentre come mercede riceveranno un calice colmo di ira che dovranno sorbire fino alla feccia. Ecco. Il giorno del Signore è come un prode. Davanti a lui soltanto onnipotenza e vittoria cavalcano, sopra quattro vigilanti che alla velocità della sua parola muovono il terribile carro di fuoco. Non basterebbero eternità, in eternità di diluvi, per riuscire a spegnerlo perché Santo, Santo, Santo è il suo nome.
Come ambasciata di morte, un nunzio è apparso ai miei occhi. Aveva al posto della lingua una spada con una lama dal doppio taglio e, su di un roveto ardente, baciato dalla folgore, egli mi ha ordinato di intendere, ancora prima di ascoltare. In forza alle sue labbra, ha poi spalancato il memoriale di giustizia, col soffio sacrificale dei millenni.
E voi: siete a conoscenza di ciò che le sue età vorranno, appieno, vivervi?
(06/06/2026)


