Inaspettata.
Come delle piogge
la stagione che mai muore,
e che non smette di meravigliare.
Ai nostri occhi,
ai nostri sguardi netti,
è apparso lo spaventoso raccolto,
la definitiva mietitura
di ciò che mai
ci sembrò di seminare.
Appartenenze.
Chi le discernerà per noi?
Certamente saremo aiutati
da colui che ci ha dotati
dello stesso sangue,
e di un solo respiro nel vicendevole,
inconsumabile bacio.
È la vita.
Ovvero il senso che di essa
noi traiamo su questa terra,
sempre più feconda.
E non è un caso.
Una terra
che ci ha spalancato
le porte delle altrui esistenze
ove, in un albore non lontano,
per volontà incontrastate
e per decreti immarcescibili e veritieri,
rinasceremo.
Dalle sue viscere
torneremo a intonare
il nostro primordiale vagito,
poco prima di essere reintrodotti
nella sua matrice immacolata.
Sì.
Una cosa inaudita,
e mai raccontata da alcuno,
allocandosi tra noi si avvererà.
L’uomo farà il suo esodo a ritroso,
quasi attraversando a guado le sue età,
andando, apnoico, tra i fiumi gonfi
delle sue genesi capovolte
per giungere, infine,
all’implosione della sua origine
nel ventre appena concepito
di sua madre.
Oh, inversione di ogni formula!
Irraggiamento del presagio
e primizia della semplicità esaltata.
E mentre splenderanno
i vasti campi
delle piogge liberate,
per le arie inalterate
connesse al seno del verbo,
vedremo le aquile
porre le proprie nidiate
presso il midollo rigenerato della steppa
e presso le rinvigorite ossa
del doppio deserto.
Tutto avrà un sapore di rugiada.
L’uomo,
in quel tempo,
ci chiamerà col suo stesso nome,
e al suo richiamo
il cielo si chinerà su di noi
per donarci quel bacio di luce
che, da sempre, ci detiene.
Appartenenze, quindi.
Ecco chi le discernerà per noi.
Saremo,
come delle piogge,
la stagione che mai nuore,
e che non smette di meravigliare.
Ai nostri occhi,
ai nostri sguardi netti,
è apparso lo spaventoso raccolto,
la definitiva mietitura
di ciò che mai
ci sembrò di seminare.
Eppure il canto non può terminare.
E il vento ha sepolto,
oramai,
tutte le ombre smorte
che nemmeno ci hanno trapassato.
Noi stiamo per entrare,
uomo di uomo,
a somiglianza di colui che ci ha mandato,
nella matrice della fecondità
più eterna ed attuale.
Trasaliremo lingue di fuoco,
in connubi di verbo e a sostanza eguagliata,
quando dal ventre di una immacolata terra
saremo generati come un unico giorno,
azzurrità che perfino i cieli scioglie,
e che andrà a colmare
di principio e fine
la vita già vivente,
del mondo che verrà,
per l’abbraccio dell’uno
nell’inviolabile seno del padre.
(14/07/2025)


