E distoglieremo gli occhi,
i nostri non più velati occhi,
dalle assise lacrime
che vogliono solo confonderci.
La terra sarà il loro addio più fecondo
quando ad introiettarsi dentro noi
sarà la completa mutazione del pensiero,
in simbiosi con i dettami tutti
dell’armonia del cosmo.
Il cielo goccerà sul nostro petto
le inconosciute rapide delle azzurrità
e non ci addormenteremo,
il nostro cuore pulserà d’altrove
per custodire in sé
ogni nativa immensità,
nella frammentazione di quello spazio
del quale ne siamo membra, linfa, dimora.
Sì. Come dalle nuove acque
scaturiscono per noi il vento e le correnti,
allo stesso modo
anche dal fuoco antico
vedremo ergersi l’onnipresenza della pace
per porsi a scudo e a vessillo dei nostri giorni,
dalle millenarie altezze del sentimento
che ci ha unito,
prima dei giorni e delle stesse altezze,
in seno al nostro mai antecedente spirito.
I miei occhi carezzeranno i tuoi,
come il mare culla l’onda,
come il cielo si china sulla terra,
e nel bacio degli elementi
vedremo lo splendore di maggio
divenire parola,
la stessa che ci coprirà con la sua ombra.
Poi saliremo,
con tutti i nostri giorni,
verso le sorgenti ineffabili della sua rugiada,
e avverrà
che con sette braccia afferreremo,
una dopo l’altra, tutte le stagioni,
e di noi non si dimenticherà più il tempo.
Quando l’aria mieterà il nostro frutto
anche le lacrime silenti avranno labbra,
labbra per sorridere
di quel sorriso che non muore,
mai.
Chiamandoci l’un l’altro
col medesimo nome
anche maggio diverrà in noi,
e il tutto si mostrerà così com’è:
Presente, a tutti.
E sarà Oggi.
(30/05/2025)


