A smarrita chiave della vita,
vi adombra in petto un infausto tacere,
migratorio tonfo del sorgivo,
folto fogliame.
Dal tronco dalle fronde opulente,
spuntano recise radici
che pure v’hanno dimenticato.
E incedere appena,
senza più occhi che possano in alto levarsi,
tra le disperate forme delle vesperi agonie,
per l’eclisse di una massa identitaria,
bissata dal tramontar di nomi perduti
in una storia che poco vi appartiene,
disapprovata e vinta
da plebisciti moribondi e inappetenze universali.
Balbettata plenitudine di una pietà mal raggelata
e spoliazione dello spirito
nel flusso inverso di umanità e anima.
(24/03/2025)


