Il vento soffia dove vuole. Annotta, sul relativismo indotto dall’uomo. Annotta sull’uomo. Adagio vanno i fiori, nei loro mari assetati, per bagnarsi sempre più innamorati nei loro nomi. I loro segretissimi nomi, mai adottati da alcun essere umano. C’è, lontano dai pensieri dei fiori, chi crede che ovunque si possa guardare il canto delle lucciole e delle cicale. In fondo annotta, il vento soffia dove vuole, e il cielo ha fame. Ha sempre più fame d’amore. Non serve andare lontano, guardare altrove. In verità noi ce l’abbiamo negli occhi la speranza di esistere e potestà del seno, del grembo, è davvero l’odore supremo dei fiori. Tuttavia dimentichiamo quasi sempre che l’amaro che va guastando le nostre labbra non è altro che il principiare dei nomi. Sì. Dei nostri nomi adorabili. E che lì, da dove come un bacio, un bacio appassionato o traditore, evade e vibra, vibra ed evade il suono delle nostre parole, quelle parole che smuovono arie di emozioni e capaci di colpire, di ferire fino alla morte, brilla, semplicemente, ciò che tendiamo ad allontanare da noi, noi che in fondo siamo i suoi carnefici. È sì. Il vento soffia dove vuole. Noi non sapremo mai dove vorrà porre il suo nido. Come dei sognatori, crediamo che anche il vento sia cosa nostra. Annotta sull’uomo. Infinitamente solo. Atrocemente sottomesso a quella crudeltà che mai lo sazia. Adagio vanno i fiori.
(12/06/2026)


