“E Gesù disse loro: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”.”
(Mt 21, 31)
C’era una vigna.
Sverna, lingua ingannatrice. Gonfiando loculi di prossimità clandestina, migratorie faglie terranee evocano emersioni di combinati ai carboni di ginepro, tra le sincopi infantili della pedissequa fiamma, dai colli disossati. Importazioni spettrali di rischio programmatico da settori ectoplasmatici: ciò che rende labile il coordinamento tra pensiero e azione è l’ascesa volenterosa dei deliqui profughi e sovrani, che onorano il condotto delle risse consanguinee tra conigli da provetta ed elefanti artificiali. Con l’elevata emissione dei soporiferi da apnea tra i canali ostracizzati, persino le atmosfere, nei loro bar più terrifichi e smisurati, sono pronte al tamponamento inevitabile, mentre i respiri di carta si bilanciano per i prossimi claustrali e utili rialzi. Tutto è longevo, così come tutto è stabile. Un’impostura. La lingua esulta, esulta e sbava. Comincia il dramma, finisce la storia. Lì dove nessuno suole alzare il suo peso atomico dalla sedia, dalla poltrona, dalla presenza sociale e audiovideo binaria, ebbene, a governare tutto non resta che un tavolo. Quel tavolo da dodici posti dove nessuno dei presenti è mai stato invitato a cenare. Sverna, lingua ingannatrice. È tempo che tu rovini nel tuo stesso vomito. È tempo che tu esulti nella tua sempre identica bava. Cavando gli occhi al sonno della morte hai ottenuto il risveglio dei cadaveri mai nati. Tra cielo, terra, e mare: un deliquio di fronde anomale negli altipiani da terremotare.
C’era una vigna!
(07/09/2026)


