Esaltati vivente, esaltati. La tenerezza perduta dei tuoi figli non la piange nessuno, l’infanzia capovolta dei tuoi fanciulli neanche tu la seppellisci. Chi sarà padre, chi diverrà madre, chi non avrà che il favore delle tenebre a sorprendere i suoi brevi o lunghi giorni. La realtà stilla veleno e perversione: sulle tue labbra disamorate piovono i discorsi delle ombre, e agganciato alla tua bocca è l’anello della sera. Trebbierai, con o senza la museruola in viso, su di un territorio falcidiato dal sangue, e sarai compenetrato dall’esteso desiderio superbo della sua vendetta, trascinato dalla gola con l’uncino riservato ai pascoli disobbedienti. Esaltati abitante della violenza, tu esaltati ancora. La tenerezza è uno smentico fiore di latte esalato nel vento e l’infanzia, l’infanzia, alla quale hai pressato il delicatissimo petto e chiuso occhi e orecchi, è quel domani che vai nascondendo nel tuo pensiero e che, tra veleno e perversione, con le stesse tue labbra, realtà già stilla e sotterra.
(10/02/2026)


