“L’anima cosmica nella sua fame d’amore ha generato universi. Questi hanno generato l’infinito finito con propensione d’infinito (attuale universo) in derivati sistemi cosmici. Ed i figli dei loro figli vivono dei loro sogni e della loro realtà senza infinito.”
(da Fondamenti di Iosofìa – 2007)
Questo male: di quale male? Il suo percorso non è obiettabile. La sua durata si colloca nelle istantanee perimetrali di uno spazio che nell’attuale non revoca i moti dei suoi trionfi. Sbocciato come frutto della vite che s’ingrossa nel cuore di un insipido narciso, ha esteso i suoi degeneri tralci oltre il luogo del suo primo inganno e ne fanno conoscenza, per questo, tutti gli esseri viventi. Non serve dare una precisa definizione a tale male, in quanto non possiede definite precisioni nemmeno negli attributi che lo contengono. Ad esempio: il suo nome. E questo da tempo distante da ogni proiettabile umano tempo, in funzione del suo principio. Difatti, la sua origine è stata ideata perché fosse estesa in tempo a tutti i tempi dacché Colui che ogni cosa ha creato lo stabilì guardiano della luce, abitatore delle armonie a noi più sconosciute in ordine, e non per il disordine, delle compiute misure. Fulgeva di luce. Quanto fulgeva la luce attorno agli uomini. Era una collocazione dell’essere tra i non esseri, tra i quali spiccava la specie degli angeli. Ma per la ribellione di alcuni di loro la Terra conobbe il male e ne riconobbe gli angeli: la morte fece il suo ingresso è non fu solo terra, non fu solo giardino, non fu più solo vita, ma alternanza di stagione. Il tradimento di queste milizie angeliche diede origine all’origine della colpa. E la colpa si fece carne e diede alla terra i suoi figli, prime vittime di una vigna mal maturata i cui tralci degeneri s’ingrossarono per divenire guardiani e abitatori della sua prole bastarda.
Finché il concetto dell’essere non si stabilizzerà come esecuzione finale del tempo nei tempi, l’uomo sconterà la colpa sua tormentato dal male, con lo stesso tormento vissuto da quei decaduti angeli. L’uomo, questo meraviglioso essere creato dalla luce, con la luce, per la luce.
Questo male: di quanto male? Ma per quale sua ricompensa, e quale mercede da sempre lo precede, se la dannazione corre dietro la vita per superbia e invidia, e i figli degli uomini ancora credono di bere latte puro con le labbra di una sorgente senza più stagione, petto insipido e violato dove a stridere i loro petali esausti sono solo narcisi giganti?
(09/02/2026)


