L’egemonia dei plotoni acquei fibrilla di mammifera inciviltà: questo il summit delle aderenze sommarie non intercettato dai programmatori scelti. Come l’autonomia in smarrimento identitario delle biosfere circuitanti l’emiciclo antropico, ceduto in toponomastica di collocabili enfiteusi profilattiche. Quando i circoli ternari non identificati cristallizzano le bolle d’aria calibrate per il disordine, riducendo la vestibilità delle radiazioni polarizzate in onde radar superstiti, anche le più evolute gradualità sinottiche, introiettate in missioni di accattonaggio interspaziale simpatico nell’ultra materia cranica, si standardizzano presso le abiuranti ricettività geoetiche di surrogati neuronali, estrapolati dalla chimica chiassosa della razza modificata dalla scienza in progressione, riducendo ad un volgare urto di suono mittente il sistema totalitario degli asset volatili delle importazioni valutarie, controllati dalla frodante illeggibilità dei cripto fenomeni ambientali. E il fattore morte rischia il suo contrario. Alla luce delle ombre di terra perfino l’aria concepisce la fiamma, quel carnivoro fuoco che né forcipe né ventosa potranno investigare, poiché il tuono che separa le acque fa parlare lingue sempre nuove, travolgenti. Cominciando dalla tortora, che dà voce alle lande, ai fiumi, alle steppe, agli astri, con tutte le costellazioni insormontabili, e alle più sconosciute foreste.
(19/05/2026)


