Verremo,
ottenuti ai diafani mondi
tra fasci di luci taciturne
che interminate distanze abbreviano,
come spazi di vergini terre
e di tempi ignoti,
per le acclamazioni anticipatorie del giorno,
il nostro giorno.
In evidenti olezzi di beltà
e trame inesauste di paci non più arcane
ci manifesteremo ai tempi –
questi tempi otturati
dai tramandati mutamenti
dei frastuoni umani –
ad ispessite anime e ad allentate labbra,
alimentati dalle nostre tracce,
fuoco azzurro che presenze abbraccerà
e che di ogni terra è forma.
Non verremo a noi.
Sarebbe un’eco
di ciò che ci principia
e che nemmeno il suono
mai potrebbe condividere, ravvivare.
E avverrà così:
ci stringeremo d’esistere all’esistere,
in vita di vita,
e con inenarrabili amplessi
uniremo l’amore all’amore
e all’amore l’amore:
che ad iscriversi tra noi
saranno conoscenza e verità,
in stupori di grazie,
finché i cieli nuovi e l’uomo.
Sì.
L’uomo,
questa terra che, inviolata,
saprà di acclamanti bagliori
per le più antiche luci,
quelle allentate labbra
in distese d’azzurro fuoco,
nel bacio emerso
di un comunicante spirito,
per noi divenuto creazione risorta.
Verremo semplicemente,
ottenuti ai diafani mondi
tra fasci di luci taciturne
che interminate distanze abbreviano,
come spazi di vergini terre
e di tempi ignoti,
per le acclamazioni anticipatorie del giorno,
il nostro giorno.
(19/08/2026)


