“Coazione
– in compulsioni termiche –
sistematica e sostanziale
dello spazio nel tempo
L’inusitabile
ossia l’implosione ritmica
dell’immagine attuale
del definito universo
Nell’oltre del nulla
l’imposizione acuta
del ventre dei mondi
per l’inescrivibile nuovo
Reazione d’ambiente
in gradate atmosfere
di elio e d’idrogeno
per sostenere l’ingenesi
Un sommato coassiale
di sottrarsi atomico
moltiplicato di luce
per la somma energica
dell’anelito divino
Per l’ultima origine
l’asse dell’infinito
dal genitore del verbo
attraverserà il finito
nella ruota dei tempi
Nei sigilli del Perfetto
la partorita formula
conierà nel definito
la comunione dell’eterno
nell’amor dell’amore
L’infinito infinito
in quel tempo non esisterà
e il chi e il dove
tra fiumi e cieli di mare
saranno il principio del principio”
(da Fondamenti di Iosofia, 2006)
Vuoto accelerato, di un impietrito spiro dal linguaggio antropomorfico è l’immanifesto sostanziarsi del suo infecondo gaudio. Del sottratto disavanzo funereo-logistico la ripartizione in chiavi umane avverrà senza particelle avveniristiche di eventuali, ulteriori arricchimenti di scorie neutrali. In figura? In simbolo? In similitudine? In metafora?
No.
Soltanto per arabeschi di concause. Perché la cellula sulfurea si è ampliata e nella pingue valle maturo è il male: chi le diede pro-genitura, eppure, ha sempre più breve il fiato. E chi la custodisce illesa, nell’interdipendente macrostruttura demografica-ambientale, ha nel petto addimorato, come scrigno tenebroso, quel motore doppio e artificiale che non può più sostenere l’impattante antivigilia del geo-dramma criminale. Oh, intesa sottintesa! La vigilante gioia termina, così, il ciclo suo di ambascerie deflazionate, di indiscriminato azzardo tra nottambule giuocate, dapprincipio condannate a concertare taciturne veglie da contrassalto e da retroguardia per fallimenti intra-epocali.
Sì.
Pena ostracizzata per un inescrivibile accordo extra-focale, in deregolamentazioni di masse liquidi secretate. E marmorea diviene l’impotenza, con i camosci che figliano d’estate l’attesa, l’attesa disattesa di un mondo parallelo e instabile sulla pietra lavica, nucleare.
Perché?
La cellula sulfurea si è ampliata e nella pingue valle, maturo, assurge il male.
Eppure:
Vuoto accelerato, di un impietrito spiro dal linguaggio antropomorfico è l’immanifesto sostanziarsi di una spoliazione elettro quantistica che, pur estinguendosi, propiziatoria e pontificale, tra cieli e terra nuovi sopravvivrà di pace in pace.
(18/06/2026)


