Trascinate tra i crocicchi delle infestate piazze, non sembrano avere località di corpi, sovrasensibile identità. Eppure anche le sinfonie vertebrali l’etereo spiro trafiggono, possedute in ampi spettri dalla parola che vanno sezionando. Encomio delle formule: nelle incontrovertibili probabilità che regolano le orbite, le sfere e ogni genealogia cosmologica, con l’afflusso dei midolli generazionali dalle persuasive dimensioni epistemologiche, attraverso una para-reale dinamicità delle circonfuse ambasciate profilattiche, l’acqua perviene al suo codice archetipico, che ogni individuo profano può tradurre in numeri di numeri. E l’uomo savio in spirito di spirito. Fiato. Ciò che assume corpo e identità non è che l’acclarato bios, perfezione di ogni formula, per il metanoico anelito intra-contemplativo a sostanza generata. E questa memoria dell’anima dal quieto profumo, chi mai potrà seminarla? Chi, se di lei s’attarda e la visione e il canto? Sarà la pace a seminarla, con il soffio primicerio della rugiada. La stessa pace che, dall’attuale inseparata, la riaccresce di creato nella verità e per amore la moltiplica.
(26/03/2026)


