Sostanziati dalla purezza,
per quella ineffabile gioia
che diede i natali ai nostri nomi
nel suo,
dentro noi
si va schiudendo la parola.
Nulla sembrerebbe uguale a oggi.
Né l’anelito che ci ottiene liberi,
né questo crescendo di silenzi
che va immortalandosi
nei nostri cuori.
Le luci prime,
nella genesi del rivelante risveglio,
potenziano l’esaltazione del creato
che ci addimora.
Anche se le bevessimo a nudo petto,
non si estinguerebbe la sete di noi,
in noi.
Infatti ne siamo particella e onda.
Eppure tutto si trasmuta,
in pluralità di suono e forme.
Nella metamorfosi dell’istante
perfino l’immoto
conosce la sua trascesa evoluzione,
tra le sfere alte e gli spazi illogici,
nell’inosservabile diorama
dalle assunte formule.
Alte e inaccessibili,
come troni collocati nel cielo,
le pupille dell’amore
mai smettono
di alimentarsi a vicenda:
davvero abitiamo la volontà
di chi, nell’identico,
ci unisce e ci completa.
Veramente noi ascendiamo
alle incontaminate altezze
custodite dal perfetto,
confermati dalle infinite pulsazioni
di uno spirito che,
di eterno,
ci attraversa e ci ravviva.
Certi nella speranza
di chi ci ha costituiti nella sua attesa,
siamo la promessa
di chi si fece per noi promessa,
per divenire,
nel nome della verità,
noi stessi verità.
Tutto sembra ripetersi,
al mondo,
nella diversità degli elementi
e dei fenomeni.
Noi, invece,
dimostriamo il compimento
dell’uguaglianza e della unità,
attraverso lo spirito e l’ascensione,
con quella ineffabile gioia
che diede i natali ai nostri nomi
nel suo,
e sostanziati dai sussulti della purezza
che vanno schiudendosi nella parola.
E non si consuma,
non si estingue, in noi, la sete di noi.
Perché le pupille dell’amore
mai smettono di alimentarsi a vicenda.
(22/06/2026)


