Nel terzo mese, il trentesimo giorno del mese, nel ventiseiesimo anno della duemillesima età, la parola del Signore è scesa su di me, a notte piena.
Egli, l’Altissimo, così mi ha detto:
figlio dell’uomo, volgi il tuo pensiero nel mio, poiché faccio della tua volontà la mia.
Su, parla alle isole. Magari mi ascoltassero anche di là, da oriente e da occidente. Sono una razza ostinata e ribelle. Eppure sanno che io sono. E io sono in mezzo ad essi. Ecco, il mio bacio sposa Gerusalemme.
Tu, figlio dell’uomo, apri la bocca e mangia, mangia la mia parola. Poi proponi loro questa parabola:
Oracolo del Signore.
Dite per dire. A quanti però avete detto non per dire, io dico: sentono tanto per sentire, così da diventare diversi dal loro umano tacere. Vedete che non vedono altro che il vostro vicino parlare, udendo perfino ciò che udendo andate dicendo. Così è che in tanto vedere, dire, e udire, loro vanno dicendo di udire ciò che dicono per dire, e di vedere ciò che altri odono. E voi, ai quali viene detto per dire, cosa ne udite, cosa ne vedete? Perché se in tanto parlare si dicono le parole sbagliate, si udrà per udire anche ciò che non è ancora stato visto per vedere, con la bocca che vince sull’occhio il quale pende dall’orecchio, che per primo ha cominciato a parlare. Voi siete dunque coloro ai quali si dice quel che si vede perché, pur tutto udendo, del vostro parlare per parlare andate guardando nel vostro altrettanto umano tacere. Tanto voi quanto gli altri dunque. È così che per dire nel dire vi ho detto, guardando ciò che andate vedendo nel vostro sentito udire. E ciò che manca nel vostro dire per dire e per non dire, è quello che non esiste nel loro veduto ascolto: la vita, in tutto il suo splendore e in tutta la sua esultanza. Allora io dico: a quanti arano il terrore sulle labbra della terra, io dico di notte che il suo bacio non tarderà a posarsi sulla loro bocca. Mieterete quello che mi avete fatto dire. Perché non avete udito tanto per udire, non avete visto tanto per vedere. Ma io ho parlato. E il mio udire, il mio sentire, non è il vostro. E la mia parola è la mia parola, la quale mai termina di parlare. Affinché i ciechi riabbiano la vista, i sordi tornino a sentire, e coloro i quali dicono per dire o per non dire, restino muti. Risorgano infine i morti e ai poveri venga annunciata la buona notizia.
Oracolo del Signore.
(30/03/2026)


