“Pensa prima di te stesso. Pensa poi a te stesso.”
(Fondamenti di Iosofia, 2005)
Le distrazioni: troppe. Come le piaghe messe in liquidazione nei filamenti entropici di quei cervelli che vincono sempre.
Se si pensasse alla neurotrasmissione del pensiero come genesi da risveglio.
E pensare, pensando di pensare, che il pensiero si pensa.
Pensiamo: insieme pensa il pensiero che pensiamo. È così che penso il pensiero che mi pensa, per la certezza duale che pensiamo.
A chi sgorga il mio pensiero nel suo orecchio, il pensabile pensato non dona alcuna facoltà di puro ascolto e d’intelletto.
Io penso il pensiero che mi pensa perché esso pensa di pensare.
Pensiamo: pensate di pensare pensando? Se pensarvi di pensare significa pensare, perché pensare di pensarmi non equivale mai al pensiero?
Il pensiero di chi ode il mio pensiero pensa di pensare pensando: avrei pensieri da dimostrare soltanto al pensiero. Io.
L’impensabile penso e pensando di pensare il pensato mi pensa e io lo scrivo, riscrivendomi al pensiero.
E pensate, pensando di pensare pensieri oltre le scienze lebbrose, troppe. Piaghe in svendita nei filamenti entropici di quei cervelli, di tutti quei soliti cervelli che vincono pensieri perché pensano di vincere sempre. Pensando con il pensiero di chi pensa. Dunque pensare con un suo ascolto duale, fraudolento.
In verità la concezione del pensiero è sempre e soltanto una. Una e trina.
Un pensiero non potrebbe mai nullificare un suo simile.
Non lasciatevi rubare il pensiero! Pensateci.
Senza – pensare senza – pensare.
(31/03/2026)


