Inviolato giglio.
Non ancora elevato che, ecco:
già tuo giardino è il cielo.
Il canto che profondi
è ben oltre i suoi diapason.
Con la fioritura tua,
rannodi l’afa
in arabeschi d’acqua.
Io: il guardiano e il giardiniere.
Tu: la fontana sigillata.
Imbrunisce la brezza.
Si incarna la vita
e in te vedo essere il mio volto,
ad inverata estate.
Come atmosfere distese nelle eternità,
si schiudono le fecondità dei mondi
attorno a noi,
sopravvestiti da quella terra
perfetta e immacolata che,
di lì a poco,
in gocciate luci dall’alto,
sarà grembo e culla
di una rugiada che la vita ingravida.
(05/02/2026)


