“Poi, riguardo ai figli dell’uomo, mi sono detto che Dio vuole metterli alla prova e mostrare che essi di per sé sono bestie. Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa: come muoiono queste, così muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. L’uomo non ha alcun vantaggio sulle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso il medesimo luogo:
tutto è venuto dalla polvere
e nella polvere tutto ritorna.
Chi sa se il soffio vitale dell’uomo sale in alto, mentre quello della bestia scende in basso, nella terra?”
(Qo 3, 18-21)
Quanto agli uomini, dovrebbero contaminarsi di semplicità primordiale gli uni con gli altri per vivere in comunione di spirito e nutrirsi esclusivamente di fede, di speranza e di carità, nel vincolo umilissimo della irraggiungibile perfezione.
Insomma, non limitarsi a emulare l’insegnamento proveniente dalle bestie, delle quali non si conosce nemmeno se il loro spiro è in funzione dell’occaso e se giungerà mai oltre lo Sheol.
In definitiva, ciò che appare buono e giusto, fonte di misericordia e di pietà, di consiglio e di intelligenza, di forza e di mitezza, non sempre possiede i suoi relativi attributi, anzi.
È la via del discernimento che si oppone alla via della persuasione, della mondanità, dell’effimero, della gloria vana, del potere momentaneo, del successo bieco, della passione infeconda.
Non tutto ciò che piace è giusto, non tutto ciò che è bello è buono. Uno solo è buono e giusto. Eppure il suo nome è terribile anzitutto per coloro che non lo temono.
Trasfondersi in adoratori di pura pace, contro gli algoritmi disumani che convogliano i fattori secondari verso i più empi interessi di chi si fa schiavo del denaro, dunque per ogni fattispecie delle guerre.
E divenire coloro i quali si perfezionano a vicenda in colui che, unico, ha parole di vita eterna e che vuole compiacersi in coloro che lo amano soltanto in spirito e verità.
Ecco. Quanto agli uomini, allontanarsi da ogni specie di idolatria, sorgente primigenia di qualsiasi forma di peccato.
E le bestie restino nel loro stato di sopravvivenza limitata, derivanti dal loro infelice perseverare con l’essere l’una con l’altra dissimili ed avverse, incestate al tonfo immondo e innaturale di tutta una inguardabile, inudibile, e non perdonabile bestemmia.
(07/04/2026)


