Paralleli e prossimi.
Sull’uscio dei due mondi rompi le acque alle acque.
Non invano, non invano quelle doglie
cerimoniano primizia e canto in sacrificio al passaggio:
dalle separate ombre
agli echi bruni della immacolata rugiada,
hai spalancato l’orecchio della vergine, la vergine dell’ascolto,
e per la concezione sua rinasco luce alla tua luce,
riflesso nei riflessi del non riflesso.
Generante e partoriente, io, del tuo cibo,
del cibo tuo del settimo giorno
che diverrà carne d’uomo,
l’attesa fiamma dell’inguardabile candelabro,
per l’inveramento dei cieli nuovi sulla terra più infeconda,
a posseduta parola
e nei verdetti aurei della rivelazione.
(18/01/2026)


