“Il trascorso, non eleggibile per tutte le sue fallite verità, fa spazio al presente che, comandamenti dopo comandamenti, si rivolge al solito boia di turno per l’ennesima, non giustificabile, mortifera sentenza.
E chi fa le veci dell’intero mondo, nel contempo, emette il solito grugnito che spiana la via del branco verso la prossima istantanea, macchiata dai diritti calpestati con la solita naturalezza sul tavolo imbandito di falsità e violenza.
Ma il potere condanna i poteri e, su questo, aveva ragione perfino la scimmia vandalica quando comprese, a notte votata, che l’evoluzione futura sarebbe stata succeduta dalla maledizione preistorica dell’impietrito fiato.”
(01/10/2015)
Ma la materia.
Forse nemmeno lei sa del suo fremito,
perché la natura gli ha imposto l’apostasia
da ogni acquea costituzione.
Appiattita cade la neve,
dal suo primaverile compartimento,
in branchi di tenebrosi candori,
penetrando terrori di nebule e di costellazioni
contaminati dal fetore sanguinolento dei papaveri.
Qui non perviene più a fiato la nascita,
perché la luce ha rigettato il suo frutto
e anche il pensiero è figlio di un aborto.
I padri raschiano le interminabili settorialità dell’atomo,
scheggiandole:
invano per loro tremano le croste della memoria;
invano cessano le ragioni dagli involucri sonnambuli.
Cambiano le realtà, crollano le circostanze con le teorie,
e decedono i suoni nei loro principi colori,
ma il rombo della polvere, così onestamente puro,
emancipa la radicalizzazione del quieto e del soave,
a incirconcise orecchie,
a surclassate membra binarie, di ghisa e di calcare.
Chi dirà mai, domani,
del frastuono programmato dalle ombre
incatenate ai loro circuiti interminati?
Chi mai tacerà, domani,
i fracassi artificiosi
partoriti e mai svezzati da bocche ataviche
processanti la funesta apologia dei più dormienti mari?
Il dubbio.
Certamente, esso susciterà la persistente questione efficace.
E un albore privo di genoma sentimentale
scintilla il suo ultimo midollo modificato
tra le giunture e le costole terrestri
di un sottoinsieme di precetti e norme
tutti da decodificare con il seme del sigillo atemporale.
Ma la materia.
La materia vanifica la salvezza della neve
a causa della sua prole, i figli della polvere,
i quali, credendosi armati di perfetta ragione,
calpestano l’innocenza e la purezza
proclamandosi, così, vincitori e dominatori.
Comunque e sempre.
Approvati dall’indistinto,
essi superano le quotazioni necessarie
per combattere le mediazioni umane,
cantate da usignoli mal intercettati dai falchi,
compiendo, con sovrana stoltezza,
la devoluzione del genere.
(15/03/2026)


