Avete appreso l’opera umana del terrore. L’arte viva della tortura è in bocca ad ogni uomo di mal governo e di potere. È così che andate trucidando le belle speranze del popolo, la gioventù di un paese che giammai vi appoggerebbe a luci pure sparate in viso, a cieli alti versati tra labbra innocenti. Eppure, eppure vi rendete forti proprio in questo: mentecatti nell’anima e nel pensiero più violento, vi unite tra le tenebre dei vostri ventricoli artefatti per opprimere i giusti, e coloro i quali arrecano danno alle vostre opere, alla vostra arte. Chiamate ragioni di stato uno stato di malaffare. Certamente voi vi credete degli immortali, finché il respiro non cessi di legarvi diaframma e gola; vi ritenete dei e onnipotenti. Generazione perversa e delirante, voi siete l’epoca massacrante di una schiatta bastarda. I vostri predecessori hanno in comune con voi l’eredità che non vi spetta, il tornaconto che andate rubando agli innocenti, ai poveri. Ladri. Ladri e assassini. Voi avete bisogno di un popolo che vi approva. Voi legiferate il niente e in quel niente macinate poltrone su poltrone, per poi andare a posare il vostro colpevole capo sui divani della morte. Avete cariato l’anima al mondo. E come se non bastasse, lasciate che tale anima vada persa nei breviari incostituzionali del male. In fondo voi siete l’imperfetta decantazione di tale male. Ad altri lascerete l’incarnazione delle tenebre, del buio più fitto. Io vi dichiaro, nel mio costante agguato subìto, colpevoli di ciò di cui sopra e vi cito in giudizio dinanzi a Dio e al cielo. Voi siete la paura che va strisciando i muri delle barricate dei palazzi di vetro. Voi siete il terrore che va lasciando feccia abrasiva sulle labbra di chi è preposto a parlare per conto del nome vostro, sempre e solo di nascosto. Lo stato parallelo che tanto vantate, l’uno con l’altro, non è che uno tra i tanti dei globali paralleli malaffari. Ma questo è un discorso vecchio quanto lo è quello della democrazia. L’ora lercia è scoccata, l’accordo infame è nel vostro interesse, e l’inferno, l’inferno corre veloce sulle vostre grasse lingue. Voi credete di avere il dito bollente sui pulsanti che possono accendere o spegnere i cuori degli uomini e delle nazioni. E ciò è vero. Tuttavia su quei cuori vegliano gli angeli dell’Onnipotente e voi non siete che uno strumento, una pertinenza effimera, un prolungamento del buio che dagli inferi va urlando già sulla terra. Nessuna nuova: l’opera che v’intrappola si chiama idolatria e prostituzione. E calzate orribilmente uno stivale che presto, per le vostre azioni, sarà gettato come si butta un libro che nessuno ha voglia di leggere. Con la differenza che le parole diverranno un mare, un eterno mare. E quello stivale, quello stivale putrefatto non avrà mai il permesso di inquinare questo eterno mare. Dubitate, forse, che gli angeli del Signore, detestano i frutti della corruzione tra le meraviglie del creato? Fate, dunque, frutti di vera conversione, piuttosto, poiché la scure è posta già tra fondamenta e radice, tra albero e pietra. Diversamente, ne avreste a pentirvi. Più degli struzzi del deserto dinanzi al pellicano raggiante e insanguinato.
(24/07/2026)


