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Il grido dell’innocenza

Posted on 28 Luglio 202629 Luglio 2026 By Voce di uno Nessun commento su Il grido dell’innocenza
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Nel settimo mese, il ventottesimo giorno del mese, nel ventiseiesimo anno della duemillesima età, lo Spirito del Signore è sceso su di me. Mi ha detto l’Altissimo:

figlio dell’uomo, parlano di pace, ma nel cuore hanno il male. Discutono di bene, ma nei pensieri hanno la guerra. Io, che ho messo loro un cuore nel cuore affinché vivesse di bene e di pace, cosa dovrei fare mai dinanzi all’orrore che vanno compiendo, di giorno in giorno? Ebbene, tu dirai loro:
Così dice il Signore Dio:

Stretti alle trincee delle vostre mani, guardate avanti: e negli occhi di chi vi sta difronte non scorgete che ombre di morte. Voi ne siete l’olezzo diffuso del più stagnante comparto. Nemmeno il più candido collirio potrebbe addimorare nelle vostre pupille, tanto esse sono addestrate per galleggiare tra i detriti di alleanze pigmentate all’ingiù. Andate dicendo: “distruggeremo, distruggeremo. E il terzo giorno, non sazi, ancora distruggeremo, perché questa nostra fame non conosce riposo”. Una fame pervasiva e indecente. Chi la possiede mostra ciò che mastica e digrigna i denti, mentre pone i suoi gomiti sul pane posto sulla tavola ove si mangia. I vostri discorsi sono sempre uguali, alterco per alterco, orgia dopo orgia: “il loro corpo, i loro paesi saranno il nostro corpo, il nostro paese, e i loro interessi, i loro affari, diverranno i nostri campi da arare”. Menzogna è la parola beffeggiatrice che aleggia sui vostri indelicati volti, e la perversione, che deturpa le vostre palpebre, il vostro sorriso già bestemmiatore, possiede perfino il vostro animo, rendendovi insensibili e ridicoli. Davvero siete il resoconto su cui tanti dovranno restare saldi, saldi come la feccia morsa dalla cieca sete degli insetti. Veramente avete riempito questa terra con un tempo in sé cadavere.
Ma ecco. Oracolo del Signore.
Io sto per addurre un male, un male che già conoscete, su di voi. Io so che fingete. In verità imparerete che la serietà è un concetto assai potente. Un concetto che a voi purtroppo manca. Fuoco. Bruceranno le speranze di chi coltiva. Il coraggio di chi ha lottato. I silenzi di chi si è perduto. E la luce di chi si è ritrovato. Ma questo tempo in sé cadavere non altro fa che portare, ovunque inciso, il vostro nome. Soffierò su di voi un male, che ben conoscete, ad occidente, così come ad oriente. E se, gomiti sul pane, vomitando vino avariato sulla tavola, andrete dicendo: “spegneremo, spegneremo. E il terzo giorno ancora spegneremo, perché i nostri affari – prima di tutto, e perché non ha riposo, non ha mai riposo la nostra fame”. Ebbene. Io incendierò i cieli sopra voi. E nemmeno lo squallido collirio della vita vostra potrà spegnere ciò che io accenderò. Perché ho ascoltato. Io ho udito. Il grido dell’innocenza è tra le mie braccia. E io lo dondolo, lo cullo, asciugando le sue delicatissime e a me preziose palpebre. Quando apprenderete l’arte della serietà, comprenderete pure che negli occhi di chi vi sta difronte, stretti alle trincee delle vostre mani, l’ombra di morte è l’olezzo disgustoso che io ho lasciato dimorare tra di voi. Perché io faccio sedere e faccio alzare, elevo e sempre io lascio precipitare. Ma questi discorsi sono ardui per i vostri pensieri. Eppure sapete anche perché tutto ciò da sempre accade. I miei pensieri sono lontani dai vostri. Continuate a compiere agguati, a far sorgere guerre su guerre, credendo di farlo tra le mie vie e retrovie. Non solo. Tentate di infangare me, chiamando in causa il mio nome per le vostre sporchissime atrocità e per i vostri disgustosi interessi. Questo è il male più grande per il quale non conoscerete perdono, né voi né la vostra generazione che viene, che viene e se ne va. In verità come i miei pensieri sono lontani cieli, cieli lontani bruciati e germogliati, o empi, così le mie vie appartengono solamente a me, assieme alle mie salde retrovie. Ecco. Cercate segni, mentecatti nell’anima. Voi avrete il segno e dinanzi all’umanità ci vomiterete sopra il vostro interesse vergognoso, con gomito spezzato sulla tavola. Ma il pane si alzerà per condannarvi, mentre ancora andrete mostrando il mangiare vostro tra i digrignanti denti. Io farò del vostro paese il mio campo, il mio campo da arare. E le lacrime dei vostri figli non basteranno ad irrigarlo nemmeno per un’ora. Perché io renderò quell’ora più buia di quanto l’avete resa voi, l’ora di questo tempo in sé cadavere. Farò arrotolare le vostre pupille dinanzi all’incendio dei cieli. Avverrà che voi festeggerete come mai v’è accaduto di fare. Starete ancora bevendo e mangiando, quando io metterò nella vostra bocca l’ultimo sorriso il quale cucirà il silenzio perfetto sul vostro stupito volto. Voi avete raccolto. E chiunque ha raccolto con voi, in questo tempo in sé cadavere, null’altro ha fatto che disperdere, come voi avete disperso. E vita. E pace. E umanità.
Oracolo del Signore.

Nel settimo mese, il ventottesimo giorno del mese, nel ventiseiesimo anno della duemillesima età, lo Spirito del Signore è sceso su di me e ho rivolto la mia supplica all’Altissimo:

Ho una grandissima pena, nutro un dolore sì vasto e innumero perché sono più i colpiti dal male che i vissuti dal bene, su questa terra. Forse non siamo capaci di comprendere più dove è amore e dove è la giustizia. Perdona, Signore. Sì, o Altissimo. Perdona anzitutto il mio dolore. Certamente si sono tramutate in armi pure le nostre lingue e nessuno più sa dove è il diritto, dove è la pace. E fino a quando? Fino a quando?

Il Signore mi ha detto:

figlio dell’uomo, parlano di diritto, ma nel cuore covano il male. Discutono di giustizia, ma con i pensieri producono guerre. Io, che ho messo loro un cuore nel cuore affinché vivesse di amore e di pace, cosa dovrei fare mai dinanzi all’orrore che vanno compiendo, di giorno in giorno? Misericordia ho chiesto, null’altro. Ed ecco: menzogna su menzogna: è il frutto della loro infamia. Che corrode e infanga la terra, lungo il perimetro largo di un tempo in sé cadavere. Oltre il grido dell’innocenza, che vado cullando con le mie braccia distese sul legno di tanta vergogna, il quale va prendendo fuoco. Chiodo dopo chiodo. Chiodo dopo chiodo.
Oracolo del Signore.


(28/07/2026)

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