Si resta impassibili, l’ora è emorragica e i silenzi appaiono e scompaiono, catatonici. Dinanzi a tanta embolia visiva la gestazione della pace assume il vissuto della sevizia e incarna, poco prima di svanire, la soppressione del vagito sulla cianotica lingua dell’alba. Nessuna voce testimonia per la terra. Impassibili si resta, predati dalla plenitudine del niente in un tempo deragliante. Come l’essere, nel feto astenico di una cellula sentimentale che sogna con il ravvolto bosone del bios la letargia cromosomica di una ingenerata anima nel sonorizzato pneuma di una immota lacrima. Infine un cluster di sì perviene a noi. E da quella voce gestante riappare la pace.
(22/10/2025)


