(Tempi.) Fusione di generi ed esordio. Pre-occupazioni di massa ed epilogo.
Attacchi di violoncello da preludi artici. Vibra la terra. Insonorizzati laghi artificiali masticano petrolio e armenti. Sequestri dei greggi in fuga. Al pianoforte esecuzioni su scale sommarie. L’accordo tra una piovra bi-oceanica e uno stormo di squali deserto separa le acque pari da quelle dispari. La placenta equatoriale di un’orca febbrile è del tutto imbevuta da fioccanti gocce di notturno: serpeggiano toni da re minore. Ombre meticce esalano sorrisi e colore: ascendono suoni. Tra movimenti di anni luce avanza, gloriosa, una sconosciuta sinfonia mentre deliri, a quartetti, scompongono il caos. E danzano aeronavi, estatiche, tra camere a mongolfiera sollevate da soporiferi gas, in atmosfere ibride popolate da indigene nuvole trapassate da droni neuro-comandati, e asfissiate con pressioni retroattive da feroci calendari. Apertura del dubbio: intermezzano contagiose idee che tutti vedono e che in pochi ascoltano. Piovono cieli a barricate. I direttori d’orchestra, tra buchi di cenere, mugghiano le rare onde di appelli radio mai consumati e l’unico presente scrive. Sì. Scrive l’assolo dal pentagramma liquido, postdatato, che misura la chiave dei decibel sullo spartito moderno delle faglie e dei ghiacciai. Una successione di anime vegliarde, affollate da note perpetuali, interpretano, col plettro a fiato universale, la rivelazione della luce nascente squarciare il muro del suono per diffondersi magmatica. Inveramento della parola e fine. (Tempi.)
(09-11/01/2026)


