Carissimi fratelli e sorelle,
noi siamo per un atto di amore supremo, e tendiamo a non valutare bene tale gesto di ineffabile misericordia, il quale racchiude in sé ogni opera del divino amore. Infatti diamo per scontato che la nostra natura sia frutto della umanità che ci investe, che ci racchiude, che ci circonda, e in tal modo noi non dimentichiamo, bensì peggio, noi non consideriamo affatto che proveniamo dal feto dell’inesistere, dotati di un angusto e putrido luogo che definiamo cuore, organo per mezzo del quale lasciamo emergere ogni nostra effimera opera, azione. Eppure noi siamo. E questo non è un dato statistico, né un transeunte occaso. Insomma, il censimento del vivere del ventunesimo secolo non può che essere la più grande menzogna, una strategia malvagia per imbrogliare ciò che già di suo è imbrogliato: il pensiero umano. E l’eternamente Eterno, il quale potrebbe compiacersi nelle perpetuità della perpetuità di alimentarsi nella sua auto-contemplazione costante poiché, essendo unico e il perfetto – basterebbe, infatti, al Santo dei santi restare in sé -, è disceso tra noi per farsi uomo. Come noi. Chiediamoci, dunque, quale bisogno avrà nutrito Colui che è, che era e che viene, perché la storia nostra divenisse una storia divina, ovvero che il Creatore acquisisse un corpo, e che la natura divina sua si innervasse in una così indegna natura come quella dell’uomo. Ci aiuti lo stesso Spirito santo, che è Dio, nel cercare di comprendere tale mistero e di discernere il bene dal male, per magnificare, così, con anima e spirito, i terribili attributi dell’Onnipotente. Soffermiamoci sull’acqua e sul sangue. Infatti non sono solo parte della nostra corporea sostanza. Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio, la più santa delle dimore dell’Altissimo. Giovanni battezza Gesù con qualche goccia di acqua putrida e siccitosa del Giordano. Il Fiume di acqua viva si lascia contaminare da qualche goccia macchiata dalle ombre di morte. Perché tutto questo? Anche Giovanni se lo chiede, in quella prodigiosa ora. Difatti è innaturale, ossia impensabile e inconcepibile, che avvenga un qualcosa del genere. Ma è altrettanto innaturale che Colui che ci dà vita, l’Autore stesso della vita, venga schernito, schiaffeggiato, incoronato di spine, flagellato, inchiodato ad un legno e, infine, che una lancia gli trapassi il suo preziosissimo e venerabilissimo cuore dopo avergli spalancato il costato. Lo stesso costato che fu aperto ad Adamo, perché prendesse vita il genere umano, eccolo in Cristo, lì sulla croce nella sua umanità esanime, per la redenzione dello stesso genere umano. E, dunque, di Adamo. Quanto amore. Di quale amore, di quale inarrivabili sentimenti di misericordia e compassione è capace il nostro Dio? Dicevamo, infatti, che noi siamo per un atto di infinita e ineffabile misericordia che tendiamo a sottovalutare. Eppure il mistero non è lontano da noi. Il mistero, il Signore, vuole che risieda davvero in noi. Ecco l’uomo. Ecco Dio. Acqua e sangue. Così ha inizio la nuova storia dell’uomo. Così nasce la Chiesa. Sempre così riceviamo i Sacramenti primi. Colui che si abbassa fino a sprofondare tra putride gocce di acqua, sarà elevato dal Padre il quale gli darà piena testimonianza divina e universale: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Cari fratelli e sorelle, è indubitabile che tutto questo è volere di Dio. E noi siamo il suo mistero. Per salvarci Dio si è fatto come noi. Quale dolore più atroce avrà provato Colui che è Amore quando, per redimere l’umanità, ha dovuto addossarsi del peccato del mondo? Oh, inestimabile doglia che hai rinnovato l’uomo creandolo a vita nuova! Eppure l’uomo non ha accolto Dio, e continua a non accoglierlo nel cuore suo. Come dire: l’uomo continua a ripudiarsi, per quanto il mistero di Dio si è rivelato da tempo al cuore suo. Che la luce di Cristo permanga nelle luci che abitano i nostri cuori per volontà diverse dalle nostre, così meschine e irriverenti. Affinché lo Spirito stesso del Signore ci faccia immergere in quel Fiume di acqua viva che Egli stesso incarna e noi diveniamo gocce di vita pura, sorgente attraverso la quale possiamo far dissetare i nostri fratelli e le nostre sorelle. Si dirà di Sion: “L’uno e l’altro in essa sono nati e lui, l’Altissimo, la mantiene salda”. Il Signore registrerà nel libro dei popoli: “Là costui è nato”. E danzando canteranno: “Sono in te tutte le mie sorgenti”. Come disseteremo, Signore nostro, come potremmo mai dare vita all’umanità che tutta ami e sostieni? Lo faremo con la stessa persona che è in Cristo. Il quale vive e regna col Padre, nella unità del suo Spirito. Ci benedica il Figlio di Dio, morto per noi e risorto, e che è nel seno del Padre, e per mezzo dello Spirito santo faccia risplendere e brillare ogni grazia su di noi e il suo Volto non ci sia più nascosto, per volontà paterna e beneplacito dell’Altissimo Dio, Signore del tempo, della storia, del creato. E Padre di ogni uomo, poiché per mezzo del Figlio suo, l’Amato, siamo diventati tutti figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo. Amen.
(08/01/2026)


