È compiuto.
Rallegrati, gioisci,
tu che abitavi
tra le fenditure degli abissi.
Poiché la schiavitù,
nella quale fosti condotta
quando i tuoi anni
erano indossati
da fosche ombre
di parallele caligini,
proprio oggi si è mutata
in una lunga e vasta
scia di orizzonti da trascorrere
nei candidi lenzuoli dei cieli,
tra le braccia forti
della misericordia e della giustizia.
Sei stata visitata, infatti.
Guarda.
Già fanno ritorno a te
i tuoi figli,
i quali salterellano
nei sorgivi prati della pace,
tra gli ameni colli
di una rinnovata terra.
Con essi ci sono
anche coloro
che tu non hai generato,
quelli per i quali
non hai mai sperato,
perché troppo ampio il distacco
tra coscienza e ragione,
e più grande ancora
il provocato dolore.
La tua vedovanza è stata ricordata
e il tuo lutto è divenuto fiore,
un fiore stupendo da custodire,
da ammirare.
Così come i tuoi occhi,
vissuti dal buio e dal pianto,
sono, adesso, più luminosi delle perle,
delle nere perle,
e indistruttibili,
come diamantine aurore.
Lascia che i tuoi figli,
coloro che si ritenevano perduti
tra i perduti
e che si credevano dispersi
tra i dispersi,
ritrovino la via della salvezza,
la verità, la vita,
luce che ricrea ogni uomo
con la potenza onnipresente
dello spirito.
La ferita si è chiusa,
è del tutto guarita,
perché il tuo male
è stato finalmente curato.
Piangevi per la tua sterilità.
E invece
si attaccano alle mammelle
del tuo seno rifiorito
tutti i tuoi figli:
riconoscono la loro madre,
il profumo antico del tuo latte:
essi succhiano il cibo promesso,
nella profondissima quiete
delle tue dolcissime baie.
Come terra fertile,
il tuo nome riempie la loro bocca
ed essi più non tacciono.
Il loro canto si leva all’unisono
e i loro cuori vibrano al diapason.
Veramente i tuoi occhi
sono parole impronunciabili
tra le labbra dell’estate,
e i tuoi capelli,
color cielo
tra gli olezzi di mandorlo ed arancio,
liberi si librano
su paradisi distesi tra giovani melagrane.
Venite.
Voi che siete le compagne,
le sorelle di questa alleanza rinnovata,
annunciatelo a tutti.
Dite che è compiuto,
che è terminato
il tempo della sua schiavitù
poiché l’amore suo,
la luce che tutto può liberare,
ha riscattato la sua meravigliosa creatura
e mai più lascerà che ella si ferisca,
né che si perda,
nelle fosche steppe del gelido deserto.
Sì.
Portate il messaggio
che nella foresta, sua dimora,
come velocissima gazzella
e tenera cerbiatta,
ecco ricominciata la sua corsa
e la sua danza,
partorita nuovamente dal tuono
per essere svezzata dalla folgore,
sorgente che la sua sorgente anela,
nei mai baciati baci
di fuoco, terra, aria ed acqua.
Rallegrati, giubila,
tu che abiti le più infallibili altezze,
e lascia, lascia che
alla tua luce si risplenda di luce
e che il giusto germogli
come rugiada purissima
su magnifica roccia di palma.
Solleva, solleva la tua fronte
sulla soglia della giustizia e della pace e,
prima e ultima,
si spalanchi, sublime,
la vittoriosa porta di ogni grazia.
Lì, dove vivente è la gioia dei cuori
per la loro definitiva e solenne unità.
(07/01/2026)


