Nel mese primo, il quinto giorno del mese, nel ventiseiesimo anno della duemillesima età, la parola del Signore è scesa su di me in questi termini:
Figlio dell’uomo, c’è chi non smette di capovolgere il diritto. Per tale motivo, chi agisce in tal modo, io stesso lo rigetterò con giustizia.
Tu dirai così:
L’Inguardabile, il Dio di tutti i secoli dei secoli, l’Amato mio e del mio Amato, bocca a bocca mi ha parlato, e con la saliva del suo immortale labbro mi ha introdotto nel suo nobilissimo triclinio per epifanizzare l’uomo con ciò che d’eterno l’eterna.
E questa è la sua parola: la parola dell’Onnipotente:
È ovunque.
Ti svende e ti sbugiarda.
Scaturente dalla bava di una belva immaginaria,
il tuo riflesso di veleno e di sangue
ha per nome
il nome di nessuno,
acromia di quel pensiero idealizzato
che ti compete
per l’ottenebramento esclusivo
di una identità dilaniata dalla ferocia,
sin dal suo primo spiro rapace.
Hai istigato lo squarcio dell’alba.
I cieli schiudono le loro cateratte
senza più alcun riguardo:
hai anticipato il giorno,
e l’ora,
l’ora è sempre più buia,
scarna.
Ecco. Credevi di eguagliare,
quanto a luce,
gli astri del mattino:
ed invece sarà con le ombre
la tua prossima dimora,
lì dove vagherai, errando,
tra i cimiteri della coscienza e della ragione,
assieme ai cuori più incirconcisi.
La menzogna
che ti corrode la mente
ti precede, ti sussegue,
andirivieni di quella proclamata discordia che,
a lama sempre più conficcata
nel confino dei seni della terra,
brandisce a sua volta
i tuoi affilatissimi e letali artigli.
Ebbene, è ovunque.
Scaturente dalla bava di una belva immaginaria,
la tua menzogna
ti sbugiarda e ti svende
in quel tuo riflesso di veleno e di sangue
che ha per nome
il nome di nessuno.
Oracolo di Dio, mio Signore.
(05/01/2026)


