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Esortazione, consolazione, benedizione – II

Posted on 11 Aprile 202511 Aprile 2025 By Voce di uno Nessun commento su Esortazione, consolazione, benedizione – II
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Non sono i momenti di pace a estinguersi dall’uomo, no. Eppure egli va dicendo: voglia il Signore, o anche: ci aiuti Dio. Ed è proprio questo suo linguaggio che lo inchioda in una parola infedele, lì dove quella dichiarazione diviene una ammissione di colpa. Ma dinanzi alla viltà, all’orgoglio, alla superbia e all’ipocrisia, si sa che tale colpa, cotanta ammissione, sono ribaltate in un atto di ribellione a Dio medesimo. Infatti l’uomo crede di avere potere. Dunque agisce come se potesse fare a meno del Signore, il quale è mite e umile di cuore, lento all’ira e grande, grande nell’amore. Il Signore, il cui nome è Terribile tra le nazioni. L’uomo continua a benedire i suoi simili nel nome di Dio, pur volendo, in cuor suo e in quello altrui, estinguere ogni concezione dell’Altissimo sulla Terra. Dunque ogni benedizione dell’uomo che in cuor suo non teme Dio, non crede nel suo Figlio risorto per l’uomo stesso, è la più grave bestemmia. Ed essendo questa una bestemmia detta contro lo Spirito di Dio, l’uomo è soggetto in tale caso alla più grave colpa e già destinato a dannazione eterna. Chi crede che il Signore Dio sia un’opera da mettere in scena, non ha ben capito che lo stesso Dio, il Signore, ha fatto di questo mondo e, dunque, degli uomini uno spettacolo: uno spettacolo da guerra, proprio per quella libertà che all’uomo è stata concessa dall’Altissimo, concedendo che momenti di pace, ovvero la stessa pace in terra, fosse messa sotto giudizio terreno, contro legge umana, e dunque condannata. È sì. Davvero è fastidiosa la pace. Tanto da far perdere la vita a interi popoli. L’uomo che è da Dio parla con Dio, prima di parlare di Dio. E per parlarci con il Signore, bisogna anzitutto possedere la fede, ma prim’ancora averne timore di Dio, e mettersi in ascolto, nel silenzio interiore, con il sentimento che meglio conviene di chi sa di porsi davanti al suo Creatore, ossia il suo Amore. Sì. In quanto Dio è Dio, possiamo affermare con certezza quello che lo stesso Signore di sé ha detto: Verità e Amore, Io sono. L’uomo fa sfoggio col suo linguaggio di appartenere a Dio, anche se quasi sempre non se ne rende conto. Infatti non dubita di essere frutto di discendenza. E quale discendenza, se non quella suscitata per l’uomo ad Abramo? Se è vero che l’uomo opera il bene, dovrebbe dire bene. Dunque benedire Dio. Poi i suoi simili. Ma l’uomo è quasi sempre un mentitore, ed Abramo non è stato mai suo padre. L’uomo, quello mentitore, ladro, assassino, corrotto, idolatra, appartiene al Diavolo. Ed infatti ha lui per padrone. Come anticamente chiamavano i suoi padri i loro idoli: padrone (Baal). Guai a quell’uomo che benedice l’uomo, guai, ed in cuor suo ha la guerra. La guerra è un linguaggio, oltre ad essere la più grande distruzione in terra, una maledizione. La guerra è sì una parola. Ma in essa confluisce tutto il linguaggio del male. Maledetto l’uomo, dunque, nel quale coscienza e ragione sono sottomesse all’idolo più grande. Beato l’uomo che in cuor suo possiede Dio, invece. Poiché costui avrà solo propositi di pace per gli altri e per sé. Concludo quello che non è un pensiero, ma una logica divina, che non scaturisce affatto da un linguaggio antropomorfico coniugato ad uno antropologico, con una preghiera antica, un salmo che si recitava (probabilmente) quando si andava a Gerusalemme, nel Tempio. Lo stesso viaggio lo fece anche Gesù, il Signore, con i suoi Genitori:
Salmo 120
Canto delle salite.
Nella mia angoscia ho gridato al Signore
ed egli mi ha risposto.
Signore, libera la mia vita
dalle labbra bugiarde,
dalla lingua ingannatrice.
Che cosa ti darà,
come ti ripagherà,
o lingua ingannatrice?
Frecce acute di un prode
con braci ardenti di ginestra!
Ahimè, io abito straniero in Mesec,
dimoro fra le tende di Kedar!
Troppo tempo ho abitato
con chi detesta la pace.
Io sono per la pace,
ma essi, appena parlo,
sono per la guerra.

Possa l’uomo mettersi in viaggio, come i Padri si sono messi in viaggio, per il Signore e nel suo ineffabile Amore. Anche Abramo lo fece. Lui che, proprio, vide il giorno di Gesù, il Signore, realizzarsi e ne fu colmo di gioia divina. Difatti, non lo vide né in figura né in visione. Proprio per questo il Signore Gesù, contestato in ogni modo da coloro che volevano la sua morte, affermò con umane parole, lui che è il Verbo di Dio: prima che Abramo fosse, Io sono. Ecco il nome di Dio. Ed ecco puranche il Figlio. Chi ha visto il Figlio è già nel Padre. E lo Spirito Santo ne da piena, sicura testimonianza.
Infine, assolviamo ogni giustizia e adempiamola a vicenda, con la Parola di Dio:
Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te
e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto
e ti conceda pace.

Così poniamo il nome di Dio sugli uomini
e il Signore lì benedirà.
Amen.


(11/04/2025)

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